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La Lazio vince e Lotito si rifà vivo in cerca di allori

La Lazio vince, ma non convince. Zaccagni e Isaksen sugli allori

Oggi, 4 novembre 2025, all’indomani di Lazio Cagliari, potremmo parlare di lazio con un certo entusiasmo:

perché questa Lazio non prende gol da quattro giornate,

perché ha infilato il sesto risultato positivo dopo il derby,

perché ha ritrovato un Isaksen che sembrava perduto e si gode uno Zaccagni che sembra tornato ai fasti andati, mentre Gila e Romagnoli – e lo stesso Provstgaard, subrentrato al secondo tempo – sono una delle migliori compagini difensive della serie A

perché questo cammino virtuoso lo stiamo facendo con assenze fondamentali, al cui ritorno in campo possiamo affidare aspirazioni ancora più alte

perché, si ritrova a soli due punti dal tanto decantato Como, con cui condivide da 5 giornate il medesimo andamento, ossia due vittorie e tre pareggi, e inaspettatamente sopra di due punti a quell’Atalanta, da tutti noi indicata come modello vincente del calcio italico.

perché all’ottavo posto si comincia a sentire anche l’odore buono di Europa

perché pareggio 3-3 conquistato contro il Torino all’ultimo minuto sembra essere stato il momento dirimente in cui la squadra di Sarri forse ha trovato davvero sé stessa e se le ricorrenze nel calcio valgono qualcosa, ricordiamoci come la cavalcata che portò la Lazio a contendere lo scudetto alla Juve nel 2020, partì proprio da un 3-3 che la Lazio acciuffò in casa contro l’Atalanta, partita dalla quale la Lazio sembrava non fermarsi più!

perché ancora una volta la Nord ci regala una coreografia da sogno, dove questa volta centinaia di telefonini accesi, compongono nel buio della sera, il nome di Vincenzo, in onore Vincenzo Paparelli, martire involontario e sfortunato di un atto di teppismo senza regole

Un martedì radioso, insomma, in cui le nuvole le vedono solo i polemici, i disfattisti e i perennemente pessimisti…

Ossia coloro che ieri hanno visto la Lazio vincere, senza convincere, perché i gol sono stati frutto di azioni personali di Isaksen e di Zaccagni e la partita è stata alquanto noiosa tra due squadre che, per lunghi tratti si sono battagliate a centrocampo, senza produrre granché e che prima del raddoppio di Zaccagni guardavano con apprensione la Lazio schiacciata dietro, temendo che da un calcio piazzato potesse arrivare quel maledetto pareggio che avrebbe rovinato la festa

Coloro, la cui cronaca non sarebbe dissimile da quella di Pisa – Lazio, se i due gol (il secondo del quale è stato un vero e proprio favore), non avessero addolcito l’esito.

Gli stessi polemici che non si sono stupiti più di tanto se Basic si sia mangiato un gol relativamente facile.

I pessimisti che non possono non proiettare lo sguardo al girone di ritorno, perché hanno imparato, campionato dopo campionato, che tutto quello che avviene e si immagina nel girone di andata è scritto sulla sabbia, perché poi arriva la stanchezza e non ci sono ricambi adeguati, perché poi squadre forti che sono in crisi in questo avvio di stagione, spesso e volentieri si riprendono le proprie posizioni, sopra di te.

I disfattisti che stanno già scrivendo che, essendo la stessa squadra dello scorso anno, non avrebbe senso aspettarsi molto di più da giocatori che sono invecchiati di un anno e altri giocatori che vedono avvicinarsi il momento in cui possono andare a giocare altrove, perché il patron insegue plusvalenze, come un setter i tartufi.

Quegli stessi realisti, più realisti del Re, che ammoniscono sul fatto che anche il recupero di pedine importanti non produce immediati benefici, perché il rientro da un infortunio è graduale e l’acquisizione della piena forma e del ritmo partita potrebbe richiedere diverse settimane.

Ricordati che devi morire!...

Ma tutto questo fa parte della normale dialettica: noi tifosi della Lazio siamo abituati a questi yo-yo da tante stagioni: un passo in avanti e due dietro, due passi davanti e uno dietro.

Balliamo questo Valzer mantenendoci dentro le solite 3 barra 4 mattonelle, in cui ci può capitare di battere la Juve o di domare l’Inter a un pareggio che gli fa perdere il titolo o anche vincere un derby con la stessa nonchalance con cui si perde in casa con il Lecce e non si va in Europa dopo che la Fiorentina ti ha castigato in casa al ritorno con più merito con cui l’aveva già fatto anche all’andata!

Succede. Come successe che, proprio il Lecce nel 1986, già retrocesso aritmeticamente, sconfisse clamorosamente la Roma all’Olimpico – unica prima vittoria salentina in trasferta in tutta la stagione -, alla penultima giornata, sottraendole di fatto uno scudetto!

…Quanti bei ricordi!…

Un quadro clinico in ripresa quale miglior occasione per il Senator Pennichella per riprendersi la scena e delegittimare chi lo contesta?

Gli faranno male le braccia a furia di dirigere l’orchestra dalla Monte Mario vuota, popolata solo da lui e dai da quattro tristi scherani, contro i cori della Nord, contro quelli, cioè, che mettono i propri soldi, con gli abbonamenti, o si sacrificano per andare in trasferta, per tenere in piedi la baracca che il Senator Pennichella considera a torto, il suo feudo.

Il Senator Pennichella, quindi non aspettava altro che una vittoria per richiamare i riflettori e continuare a raccontare la solita buona novella, tanto più che oggi, da senatore della maggioranza al governo, non ha difficoltà a trovare microfoni e casse di risonanza, anche pubbliche, pronte a suonare il tamburo per lui.

Ai molti laziali che ancora credono alla favola della stampa ostile che ce l’ha con la Lazio e con Lotito, li invito a sentire il direttore di ADNKRONOS nella puntata odierna di “Quelli che…” di Guido De Angelis, ma soprattutto a risentire l’intervista che Senator Pennichella rilasciato subito dopo la vittoria della Lazio sul Cagliari nel programma RAI “Processo al 90°”, ieri sera, dopo mesi di imbarazzato silenzio.

Un’intervista (vedi link sottostante) che evidentemente ha richiesto e ottenuto, considerando il tono e l’approccio, che mettono Senator Pennichella nelle condizioni di criticare chi critica, di continuare con la retorica dell’unità e a regalarci l’incubo della sua permanenza, senza che nulla cambi mai.

«…Presidente la sua Lazio vince, batte la Juve, batte il Cagliari, gioca bene, segna, eppure c’è chi continua a contestare Lotito che è un presidente che da tanti anni porta sulle spalle questa lazio, come fa a convivere con questi umori?…»

Che voglia di piangere ho! (cit.)

https://www.raiplay.it/video/2025/10/Il-Processo-al-90—Puntata-del-03112025-632bacfd-85c3-42df-a9fc-c546541dd502.html


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