

Tutti in piazza per promuovere la moratoria ONU contro le esecuzioni capitali
Ha sfilato la domenica di Pasqua a Roma il corteo per dire NO alla pena di Morte. Un cammino accidentato quello che, su instancabile spinta del Partito Radicale e di Nessuno Tocchi Caino, avrebbe già dovuto condurre all’approvazione della moratoria Onu delle esecuzioni capitali.
“Quando il popolo è unito, la classe dirigente non c’è… come per il divorzio e per l’aborto" così Marco Pannella ha criticato, nel corso della marcia, l’assenza degli esponenti politici di maggioranza e opposizione che pure avevano aderito all’iniziativa. L’auspicio di Panella è comunque che "il governo faccia la sua parte" portando ufficialmente all’Onu la risoluzione per bandire le esecuzioni capitali.
La marcia è partita dalla piazza del Campidoglio concludendosi, dopo aver percorso le strade del centro storico di Roma, in piazza San Pietro nel momento in cui Papa Benedetto XVI, impartiva la benedizione Urbi et Orbi senza peraltro fare cenno al tema della moratoria.
E’ stato un appuntamento molto partecipato quello organizzato da Nessuno tocchi Caino, Partito Radicale Nonviolento Transnazionale, Comunità di Sant’Egidio e Radicali Italiani, con il patrocinio della Regione Lazio, del Comune di Roma e dell’ Anci; migliaia di persone che l’8 aprile hanno voluto dedicare meno tempo alla tradizionale colazione di Pasqua per testimoniare un piccolo impegno contro le esecuzioni capitali che sono ancora effettuate in ben 91 paesi nel mondo.
In Italia la pena di morte venne abolita sin dal 1889, ma fu reintrodotta da Mussolini nel 1926 per coloro che avessero attentato alla vita o alla liberta’ della famiglia reale o del capo del governo e per vari reati contro lo stato, e confermata poi nel 1930 (con il codice Rocco), per un assai più vasto numero di reati. Caduto il fascismo, una delle prime decisioni del nuovo governo fu l’abolizione della pena di morte, il 10 agosto 1944; essa fu pero’ mantenuta in vigore per i reati fascisti e di collaborazione con i nazi-fascisti. Finalmente con la nuova costituzione della repubblica italiana del 27 dicembre 1947 la pena capitale fu bandita, salvo che per i reati militari commessi in tempo di guerra, per i quali è stata abolita nel 1994. L’Unione Europea e i suoi membri in diverse occasioni hanno pubblicamente espresso la propria opposizione a questa pratica. Inoltre, la Commissione sui Diritti Umani delle Nazioni Unite ha adottato diverse Risoluzioni su questa questione ed è intervenuta in numerosi casi singoli ma la risoluzione presentata dall’Italia nel 1994 venne battuta al Palazzo di Vetro, per otto voti mancanti da parte di alcuni Governi europei. Il tentativo del ’99 , fatto a risoluzione già depositata, naufragò per una supposta mancanza di voti dietro cui si trincerò Bruxelles ordinando agli ambasciatori europei in carica di sospendere qualsiasi iniziativa in merito alla pena di morte. Probabilmente per non turbare i precari equilibri e la tranquillità dell’Onu con tematiche esplosive come quelle della pena di morte, praticata dai grandi membri al consiglio di Sicurezza dell’Onu come gli Usa, Cina, e di fatto la Russia.
Si è delineato quindi uno spiazzante mutismo in materia di diritti umani da parte delle voci democratiche che siedono al tavolo delle Nazioni Unite dove gli equilibri tra gli stati aderenti rendono necessario qualche pesante compromesso.
I governi italiani non possono continuare ad ignorare il problema; nel 2003 il governo Berlusconi affrontò durissime polemiche per non aver ottemperato al mandato di depositare all’Assemblea generale dell’Onu la risoluzione a favore della moratoria.
Mentre nell’ottobre 2006 il neo governo Prodi ha eliminato dalla sua agenda il tema dei diritti umani ignorando la risoluzione depositata dal deputato della Rosa nel Pugno e Segretario dell’Associazione Nessuno tocchi Caino, Sergio D’Elia, sottoscritta dai rappresentanti di tutti i gruppi parlamentari e sostenuta con svariati atti di indirizzo parlamentare.
Nel luglio 2006 la Camera dei Deputati aveva richiesto al governo di presentare alla prossima Assemblea generale delle Nazioni Unite la risoluzione pro moratoria. Fino ad ottobre, data dell’elezione dell’Italia a membro del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, la richiesta della Camera dei Deputati non è stata ascoltata. Prodi ha considerato gli atti di indirizzo del Parlamento, a cui l’esecutivo dovrebbe adempiere in base alla Costituzione, come dei semplici appelli, assicurandosi così anche i voti dei paesi praticanti la pena capitale. Tuttavia non è mancata la sottoscrizione dell’attuale Presidente del Consiglio della dichiarazione d’intenti contro la pena di morte nel dicembre scorso; un gesto purtroppo solamente simbolico che ha dato come unico risultato il satyagraha di Marco Pannella, per sostenere la proposta di Nessuno tocchi Saddam e poi rilanciato per chiedere a Prodi un impegno formale a presentare una risoluzione all’Assemblea generale Onu.
Ad oggi nessuna risoluzione è stata presentata alle Nazioni Unite e si spera che questa bella marcia, per chiedere al Governo italiano di presentare una risoluzione all’Assemblea generale dell’Onu per la moratoria universale delle esecuzioni capitali, non resti una testimonianza di impegno solo civile ma che si traduca in una seria iniziativa politica.
Le foto presenti su abitarearoma.it sono state in parte prese da Internet, e quindi valutate di pubblico dominio. Se i soggetti o gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione, non avranno che da segnalarlo alla redazione che le rimuoverà.