La rivoluzione “mancata” e l’Ottava Zona verso la Liberazione di Roma

I prossimi appuntamenti del ciclo di seminari sulla resistenza romana "Periferie ribelli, il 25 maggio e il 3 giugno
di Carla Guidi - 19 Maggio 2015

Si avvia a conclusione il ciclo di seminari sulla resistenza romana “Periferie ribelli: l’VIII zona nella Roma occupata” organizzata dall’Associazione Parole in Piazza e l’Università popolare Antonio Gramsci con il contributo del Comitato promotore della sezione ANPI Villa Gordiani “Paolo Renzi”. Le manifestazioni hanno ottenuto il Patrocinio del Municipio Roma V.

Davide Conti

Davide Conti

Gli ultimi due appuntamenti La Roma delle “zone libere” e La liberazione di Roma sono forse i momenti più problematici dal punto di vista della memoria storica, ancora oggetto di discussione se non di dimenticanza e di revisionismo, per questo sarà ancora importante discuterne con Annabella Gioia, Valerio Strinati, Silverio Corvisieri, Walter De Cesaris, Davide Conti (foto a sinistra) al quale è stato affidato il delicato compito di consulenza del presente ciclo di incontri, e con Modesto Di Veglia Partigiano e Presidente dell’Anpi di Centocelle. (foto a destra)

Modesto Di Veglia

Modesto Di Veglia

Le forze della Resistenza antifascista CLN divisero Roma in otto zone operative al fine di sviluppare una azione militare più organizzata ed efficace contro i nazifascisti che occupavano la città. Tuttavia nella disposizione politico-militare delle otto zone, la resistenza sociale e popolare dei quartieri periferici dell’VIII° zona in particolare (comprendente il quadrante sud-est della capitale Tor Pignattara, Quadraro, Quarticciolo, Centocelle, Villa dei Gordiani, Tor Sapienza) rappresentò per caratteristiche sociali, radicamento territoriale del movimento partigiano e consenso all’antifascismo un fattore incidente nella Lotta di Liberazione della capitale, fino a configurarsi, in alcuni momenti dell’occupazione tedesca, come l’insieme di vere e proprie “zone libere”. Citando liberamente dal noto libro di Rosario Bentivegna “Achtuhg banditen!” soprattutto per quanto riguarda i capitoli dal diciassettesimo fino al ventunesimo, possiamo sentire le significative voci delle periferie romane come partecipazione di massa che non si sottomettevano alla violenza ma vi si opponevano attivamente, andando a costituire un’espressione di “lotta di popolo” come una vera resistenza di base. Si pensa davvero essere stati questi i luoghi, sia pure per poche settimane, gli unici a Roma dove si respirava un’atmosfera di effettiva libertà, se vogliamo in un misto di rivendicazione politica e riscatto sociale … anche come scriveva Giorgio Bocca nel ’66 in “Storia dell’Italia partigiana” a proposito della resistenza nelle borgate: – Nelle borgate si formano due tipi di resistenza, spesso vicine, mai unite in una forza omogenea. C’è una resistenza popolare, pre-politica, condotta da giovani predisposti dalla vita grama alla ribellione; e c’è quella politica degli intellettuali, degli artigiani, degli operai appartenenti al movimento trotzkista di Bandiera Rossa. Si formano così bande dell’uno e dell’altro tipo a Centocelle, Torpignattara, Quadraro, Tiburtino, la cui storia è poco nota, difficilmente ricostruibile poiché non fa capo ad alcuno dei centri resistenziali, anzi è da essi deliberatamente obliata. –

L’ultimo argomento non è meno problematico. Il 4 giugno 1944 le truppe della V Armata al comando del generale Clark entrarono a Roma quasi senza incontrare resistenza, salutati dalla folla festante. Nel quadro delle vicende belliche l’episodio assunse un alto valore strategico da un punto di vista propagandistico, per la prosecuzione della Campagna d’Italia considerata il preludio del prossimo sbarco in Normandia, ma anche simbolico per la mancata insurrezione popolare e la conseguente “liberazione” solo da parte delle truppe alleate. A questo proposito Mario Avagliano sul suo blog http://marioavagliano.blogspot.it/2014/06/il-4-giugno-1944-e-i-motivi-della.html – cita diversi autori, concordi sul dare valore decisivo all’intervento significativo del Vaticano, tra questi proprio Davide Conti – Fu concordata un’uscita pacifica delle truppe tedesche da Roma, con l’importante mediazione del Vaticano e il consenso delle componenti moderate della Resistenza. (…) Le sinistre avrebbero voluto un’insurrezione prima dell’arrivo degli Alleati, ma non ne ebbero la forza. A differenza del Nord, infatti, non c’erano le bande partigiane che scendevano ‘dalle montagne’ o invadevano la Pianura Padana, come avvenne a Milano, Torino e Bologna. – Della stessa opinione altri autori citati: Anna Foa, docente di storia moderna all’Università La Sapienza, Alessandro Portelli, docente universitario e autore del libro “L’ordine è già stato eseguito” sulle Fosse Ardeatine. Infine Massimo Rendina, vicepresidente nazionale dell’Anpi, oggi scomparso, aggiungeva essere stata l’intesa col Vaticano una garanzia di incolumità per i tedeschi ma anche una salvaguardava per la città da ulteriori distruzioni. Controversa invece sembra essere stata la posizione del Cln, non essendo ancora state finora trovate documentazioni che comprovino o smentiscano una determinata posizione assunta dallo stesso in proposito. L’articolo si conclude con un riferimento a Gabriele Ranzato, docente di storia contemporanea all’Università di Pisa, che attribuisce la mancata sollevazione popolare ad una pluralità di fattori concomitanti. Tra questi anche viene riferito quanto sottolineato da Mariano Gabriele, già presidente della Società Italiana di Storia Militare … i “ritardi” dell’esercito degli alleati per arrivare a Roma, di oltre 4 mesi per compiere i 50-60 km che separano Anzio/Nettuno dalla capitale, al costo di ingenti perdite umane e materiali, molto probabilmente potevano essere evitati.

Appuntamento quindi con La Roma delle “zone libere” – il 25 maggio 2015 c/o Casa della Cultura del Municipio Roma V, Via Casilina 665 ore 17.30. Intervengono: Silverio Corvisieri (Giornalista e scrittore); Walter De Cesaris (Scrittore); Davide Conti (Consulente Archivio storico del Senato della Repubblica); Modesto Di Veglia (Partigiano e Presidente Anpi Centocelle e, in rappresentanza delle Istituzioni, Giammarco Palmieri (Presidente Municipio Roma V). Modera l’incontro Tatiana Procacci (Parole in Piazza).

Nel corso di questo incontro verrà anche proiettata l’interessante mostra “La Resistenza a Roma” a cura di Davide Conti e Michela Ponzani, promossa dall’Anpi di Roma.

Infine l’appuntamento con La liberazione di Roma, il 3 giugno 2015 c/o Sede del Consiglio del Municipio Roma V, Via Perlasca snc, ore 17.00. Intervengono: Annabella Gioia (Direttore Irsifar); Davide Conti (Consulente Archivio storico del Senato della Repubblica) e, in rappresentanza delle Istituzioni, Giammarco Palmieri (Presidente Municipio Roma V) e Antonio Pietrosanti (Presidente del Consiglio del Municipio Roma V). E’ stato invitato l’On. Paolo Masini (Assessore Roma Capitale – Scuola, Università, Politiche della memoria). Introduce e modera l’incontro Valerio Strinati (Università Popolare ‘Antonio Gramsci’). Un particolare ringraziamento agli attori Daniela Poggi e Daniele Monachella che leggeranno, durante quest’ultimo incontro, alcune testimonianze dei partigiani Carla Capponi, Rosario Bentivegna, Lucia Ottobrini e Mario Fiorentini. Da Rosario Bentivegna riportiamo la testimonianza: – All’alba del 4 giugno [Valentino Gerratana] mi affidò quattro proiettori a batteria da utilizzare per delimitare il campo. Carla e io ce li caricammo sulle spalle dentro due grossi zaini e ci avviammo verso Tivoli. A Ponte Mammolo, però, fummo fermati da una pattuglia tedesca che per fortuna non ci perquisì. Ci avvertirono comunque, che gli americani erano a due chilometri consigliandoci di tornare indietro. Lì per lì pensammo che si fossero sbagliati perché ci sembrava impossibile che gli Alleati fossero così vicini. Insistemmo tuttavia con un giovane e garbato ufficiale tedesco che si convinse a lasciarci passare. Ci incamminammo di nuovo verso Tivoli ma dopo qualche minuto di strada incontrammo effettivamente le truppe alleate. Decidemmo così di rientrare subito a Roma per avvertire il comando di quell’insperato precipitare degli eventi che salvò i nostri compagni dei Gap centrali dalla fucilazione, già fissata per qualche ora più tardi di quella stessa mattina. Era vero: gli Alleati erano ormai a pochi passi e di lì a qualche ora sarebbero entrati in città. La guerra partigiana era finita e l’insurrezione di Roma vanificata. –

Le foto sono di Valter Sambucini. http://valter.fotoalbum.aruba.it/;

Per informazioni e contatti: Tatiana Procacci (Parole in Piazza) 349/6036238; tatianaprocacci@yahoo.com – Valerio Strinati (UniGramsci) 339/7091191; v.strinati19@gmil.com

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