La Sposa di Maria Pia, l’impresa del giorno più bello

Passione, tenacia, creatività, innovazione e complicità al servizio delle clienti

Abbiamo osservato Maria Pia Pierri mentre compiva un gesto per lei abituale da tanti anni: alzare la serranda del negozio in piazzale dell Gardenie 20 e dare uno sguardo alle vetrine ed ai suoi modelli esposti. In anticipo sul nostro appuntamento, le abbiamo dato l’agio di compiere queste operazioni che rappresentano una sorta di atto di fede e di speranza nell’avvenire di un’attività imprenditoriale. Un’affermata attività nel campo della moda, nel caso de La Sposa di Maria Pia in piazzale delle Gardenie 20, con annesso atelier.
Poi, entrando nel negozio, ci ha colpito questo acrostico appeso ad una parete: Mai s’eran visti / Allori più lucenti / Rischiarare / Intimamente / Amore // Perle preziose / Incantevoli / Abiti da sposa. Indubbiamente un appropriato modo poetico di esprimere ammirazione e affetto, supponiamo da parte di una cliente ispirata dai modelli e dalla personalità di chi li crea.

Maria Pia, cosa ci dice a proposito della nascita, della crescita e della situazione attuale della sua attività?

Io nasco tagliatrice e modellista e la decisione di mettermi in proprio e di aprire questo atelier dedicato al settore degli abiti da sposa ha preso vita da un mio sogno nato attraverso l’esperienza di lavoro con diversi stilisti che, dapprima mi ha portato fin dal 1982 ad avviare un’apprezzata collaborazione con ditte importanti e famose di Roma e di altre città italiane, e poi ad una crescita professionale che mi ha condotto non solo a confezionare abiti molto belli, ma a creare un mio inconfondibile stile, una mia peculiare ‘linea sposa’. Subito dopo ho iniziato a confezionare abiti nella mia abitazione, trasformata per l’occasione in un laboratorio, e a realizzare i miei primi sette abiti da sposa.

E poi?

Dopo aver acquisito un certo numero di clienti, decisi di mettermi ufficialmente in regola nel 1988, quando aprii una partita IVA e di approdare con il mio primo punto vendita nel 1990, realizzando una cinquantina di abiti da sposa nel quartiere di Centocelle.

Che rapporto ha con Centocelle?

Il quartiere, al mio arrivo qui, era completamente diverso molto più vivo con la presenza del giardino e delle panchine di fronte al negozio dove sostavano mamme e bambini. Purtroppo adesso con i lavori infiniti della Metro C siamo circondati da bandoni e cantieri sempre aperti. Nonostante questo l’attività ha proseguito il suo percorso con l’arrivo di clienti sempre nuove.
Purtroppo in questi anni abbiamo subito due devastanti furti che hanno minato profondamente la consistenza economica e, ancor più il morale distruggendo il lavoro di una vita. Questo non ci ha impedito però di rimboccarci le maniche, di andare avanti appoggiandoci anche alle altre ditte del settore senza mai snaturare la realtà dell’atelier lavorando sempre sui vestiti così da realizzare un pezzo unico.

Quali le ragioni e il segreto del successo della ditta?

Non esiste un vero e proprio segreto del mio successo. Posso dire come si svolge il mio lavoro. Innanzitutto io parlo a lungo con le mie clienti per capire a fondo il loro carattere, la loro personalità, i loro gusti. Solo dopo scelgo e disegno l’abito più adatto, quello che meglio esalta la qualità e la personalità delle mie spose. E la scelta, grazie anche alla loro collaborazione, si rivela giusta e quindi il lavoro passa al laboratorio per l’esecuzione definitiva.
Quindi la ragione del successo dei miei modelli si nasconde nel rapporto instaurato con le clienti, donando loro la possibilità di poter creare un vestito che esprima a pieno la loro peculiarità. In questo vengono aiutate da me perché con la mia schiettezza riesco sempre a divenirne la loro complice ed ho imparato che in questo settore proprio questa risulta essere una dote fondamentale per progredire. Mi sono guadagnata la stima e la fiducia di una vasta clientela perché, lavorando con tenacia e determinazione, ho cercato di unire gusto, eleganza, romanticismo e modernità associandoli alla personalità delle spose con la creazione di abiti unici e personalizzati. Io li disegno in esclusiva per le mie giovani clienti e poi li realizzo nella mia sartoria con una vasta scelta di tessuti e pizzi pregiati e ricami, eseguiti a mano nell’atelier, con l’apporto imprescindibile e prezioso delle mie collaboratrici.

In questi anni ci sono stati profonde modificazioni nelle scelte e nei comportamenti dei clienti. Cosa può dirci al riguardo?

Con il passare del tempo sicuramente le esigenze sono mutate. Il matrimonio oggi viene, sempre più frequentemente, dopo una convivenza o addirittura un figlio, quindi bisogna sapersi adattare alla situazione. Anche se il 90% delle ragazze che si rivolgono al nostro atelier sono al loro primo matrimonio e decidono di sposarsi in chiesa con una formula tradizionale.
Ad accompagnare la sposa non sono più solo le mamme o le sorelle, ma sempre più spesso si sono aggiunte ad esse anche le amiche, una tendenza che reputo negativa, perché le amiche spingono la sposa ad indossare vestiti desiderati da loro, senza tenere nella dovuta considerazione la reale volontà della futura sposa e quindi fornendo consigli che non vanno nella direzione di consigliare l’abito più adatto a loro e che meglio esprime la loro personalità.
Io mi pongo sempre dalla parte della ragazza che si trova a compiere la difficile scelta dell’abito più importante della sua vita. E, attraverso un giusto compromesso e con consigli tecnici dettati dalla mia pluriennale esperienza, riesco nell’intento di farle uscire felici da questo negozio.

Ci riferisce un solo episodio frai tanti?

Un ricordo particolare è rimasto nel mio cuore e riguarda Claudia Trieste, Miss Italia 1997 che decise per il suo matrimonio di servirsi da noi scegliendo l’abito con estrema semplicità e senza troppe pretese. È legatissima a questo ricordo e viene spesso a trovarmi perché abbiamo instaurato un rapporto davvero confidenziale.

Lei è molto legata a questo quartiere. Come lo vive oggi e cosa, secondo lei, occorrerebbe fare?

Noto, con rammarico, un peggioramento nella convivenza e nella coesione tra gli abitanti della zona, che nel frattempo risulta invecchiata e senza il necessario ricambio. Si sono ridotti pure gli stimoli e le occasioni di cultura. Ricordo ad esempio con molto piacere quella bella iniziativa multiculturale di arte, poesia e musica, promossa da Abitare A e da associazioni culturali, tenuta al cinema Broadway nel febbraio 1998, alla quale partecipai con un defilé di abiti nuziali classici e giovani del mio atelier.
Le attività commerciali di Centocelle purtroppo stanno patendo di un forte disinteresse da parte delle istituzioni che dovrebbero invece puntare di più sulle aziende sane presenti sul territorio (e sono tante, fortunatamente) lavorando ad un progetto di promozione.

E la metro C?

Non parliamo poi del disagio portato dal cantiere della Metro C che, contrariamente alle aspettative di crescita e sviluppo, ha contribuito finora alla chiusura di moltissime attività. La nostra si salva solamente perché riguarda un settore specifico e grazie alla continua innovazione.

Cosa può dirci in tema di sicurezza?

Sul fronte sicurezza è quasi inesistente una presenza più costante della polizia di quartiere che viceversa permetterebbe sia ai negozianti che ai residenti di vivere più serenamente di quello che accade oggi. 

Nella foto Maia Pia durante una sfilata degli anni Novanta

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2 commenti su “La Sposa di Maria Pia, l’impresa del giorno più bello

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