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La stangata del caro-vita nella Capitale: verdure, carburanti e utenze trainano i rincari

I dati ufficiali dell'Ufficio di Statistica di Roma Capitale su settembre 2026 fotografano una fiammata dei prezzi da bollino rosso

Una manovra d’autunno invisibile quanto spietata, capace di prosciugare i risparmi delle famiglie e svuotare le borse della spesa da Monteverde a Centocelle.

L’inflazione nella Capitale torna a strappare verso l’alto e mette a segno un’accelerazione preoccupante nel mese di settembre 2026: il barometro dell’indice generale dei prezzi al consumo (NIC) per Roma Capitale fa registrare un balzo dell’1,3% rispetto ad agosto, spingendo il tasso d’inflazione tendenziale su base annua ad attestarsi al 4,3% (a fronte del +3,3% rilevato la scorsa estate).

A far tremare i bilanci domestici delle case romane sono due voci essenziali della spesa quotidiana: il salasso energetico e dei carburanti da un lato, e le materie prime alimentari fresche dall’altro.

La morsa su bollette e serbatoi: le guerre scaricano i costi sulla città

I contraccolpi dei dossier geopolitici nell’Est Europa e nel Medio Oriente — tra la chiusura dei rubinetti del metano e i blocchi del traffico navale nello Stretto di Hormuz — scaricano il loro peso direttamente sui bollettini di luce e gas dei residenti:

Riscaldamento alle stelle: Nel confronto su scala annuale, il comparto casa, acqua e utenze segna un impressionante +11,2%. Il costo del combustibile liquido per il riscaldamento schizza di quasi un +40% rispetto allo stesso periodo del 2025.

Utenze domestiche e affitti: Le fatture dell’energia elettrica sono salite del 18,6% in dodici mesi, mentre il metano fa segnare un +15,4%. Non vanno meglio le tariffe idriche (+16,4%) e il servizio di smaltimento dei rifiuti e scarichi (+15,9%). In parallelo salgono anche i canoni di locazione per la prima casa (+3,4%).

Spostamenti a caro prezzo: Muoversi in città o prendere un mezzo pubblico costa in media l’8,2% in più, con il prezzo dei carburanti (benzina, diesel, gpl e metano) balzato del 27,3% su base annua (e del +5,2% soltanto rispetto al mese di agosto).

Banchi del fresco e supermercati: la stangata su verdure e carne

La resa dei conti al momento di saldare la spesa alle casse dei punti vendita è sempre più salata. Se il carrello della spesa generale registra un aumento del +2% annuo, il vero divario si consuma tra cibi confezionati ed elementi della filiera fresca:

Il boom del fresco: Verdure, carne e pesce freschi costano il 6,6% in più su base annua (+3% nell’arco di un singolo mese).

Ortaggi e carne da record: Verdure, tuberi e legumi mettono a segno l’aumento più salato dell’anno con un +9,6% (e un +8% rispetto ad agosto). Segue a ruota il comparto carni, con fettine e pollo rincarati del 5,7%.

I pochissimi ribassi: L’unico parziale polmone di salvataggio riguarda il crollo dei prezzi per oli e grassi (burro e margarina in calo dell’8,1%), affiancato dalle lievi flessioni congiunturali per pane e pasta (-0,6%), latticini ed uova (-0,4%) e per la categoria dei cibi trasformati e surgelati (-1% annuo).

Voci di spesa e turismo: flessione dei trasporti marittimi, ma il food non frena

L’inflazione capitolina risente anche della chiusura della stagione dei viaggi. Se da un lato il fisiologico calo della domanda turistica fa respirare le tariffe di navi e aerei (con traghetti in picchiata del 28,4% su agosto e biglietti aerei in calo del 6% annuo), dall’altro il settore della ristorazione locale non concede alcuna tregua: gli alloggi alberghieri ed extra-alberghieri segnano un +17,5%, mentre refettori, bar e mense alzano i listini dell’8,5%.

Restano in controtendenza soltanto i beni tecnologici, la telefonia e l’elettronica di consumo (smartphone, tv, computer e piccoli elettrodomestici registrano contrazioni comprese tra il 2,5% e il 5%), categorie che tuttavia non bastano a mitigare il prosciugamento del potere d’acquisto provocato da bollette, alimentari e carburanti.

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