La straordinaria impresa de “Il Mondo dell’Arte”

Elvino Echeoni e Remo Panacchia ovvero cultura e grandi eventi per portare al centro la periferia
di Maria Giovanna Tarullo e Vincenzo Luciani - 10 Ottobre 2012

Sono passati molti anni da quel 1974 in cui nel quartiere Torre Spaccata iniziò l’avventura di Remo Panacchia ed Elvino Echeoni che, dopo un viaggio affascinante, cambiando il nome iniziale e poi le sedi della loro attività, la condussero a diventare quello che è oggi: un punto di riferimento per gli artisti italiani e romani ed esposizioni in tutto il mondo (Cina, Germania, Canada, ecc.). Quando si dice il locale che diventa globale, dai quartieri della periferia est di Roma all’intero mondo: quello delle nazioni e quello dell’arte, de’ "Il Mondo dell’Arte"..

Il nostro giornale è un buon testimone diretto, attraverso articoli che sarebbe lungo qui elencare, di oltre 25 anni dell’attività di questo sodalizio artistico che ha saputo far diventare centro la periferia. Di Remo ed Elvino abbiamo potuto godere di un’amicizia divenuta ancora più robusta con gli anni grazie alla comune passione per la riqualificazione dei nostri quartieri e per la loro crescita umana, culturale, sportiva.

“Già negli anni ’60 – spiegano Echeoni e Panacchia – si parlava di decentramento culturale e di degrado della periferia. E mentre le istituzioni parlavano del problema senza proporre soluzioni concrete, noi, attraverso la nostra galleria, abbiamo portato la cultura in periferia, all’Alessandrino, a Centocelle, attraverso grandi pittori che hanno esposto insieme a giovani talenti che si sono poi avviati alla professione di pittore.

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E’ stata questa la nostra marcia in più rispetto ad alcune spocchiose gallerie d’arte del Centro. Nella nostra galleria abbiamo svolto presentazione di libri di poesie e testi d’arte, concerti musicali ed eventi teatrali. Cercavamo un lavoro che si adattasse alle nostre esigenze, avevamo un progetto ambizioso e la volontà ferrea di riuscire a realizzarlo.”

Ma come nasce e si sviluppa Il Mondo dell’Arte?

La storia della nostra galleria inizia nel 1974 con l’apertura del “Circolo degli artisti” nel quartiere Torre Spaccata, un punto d’incontro per i giovani, dove si organizzavano le prime presentazioni di libri, mostre ed eventi di ogni genere. Qui sono state piantate le radici per la realizzazione di quello che è divenuto poi “Il Mondo dell’Arte”, dapprima approdato nel quartiere Alessandrino ed in seguito insediatosi stabilmente a Centocelle e con una sede anche nella prestigiosa via Margutta.

Perché la denominazione “Il Mondo dell’Arte”?

A scovare questo nome fu Remo e da subito decidemmo che era quello giusto. Il nostro intento infatti era proprio quello di conquistare il mondo attraverso l’arte.

Vendere quadri e fare attività culturale in periferia, specie in quella degli anni Settanta non deve essere stato proprio agevole?

Tutt’altro che facile. Ricordiamo gli sguardi di diffidenza degli abitanti e degli altri commercianti del quartiere. Non avrebbero scommesso grosse cifre su di noi e sulla riuscita della nostra impresa. E invece, fortunatamente la nostra tenacia e perseveranza ci ha premiato facendoci arrivare con tanto sacrificio dove siamo adesso.

Da Torre Spaccata, all’Alessandrino e poi a Centocelle…

La decisione di scegliere un quartiere così vasto come Centocelle, dalle dimensioni di una piccola città, ha preso vita dalla nostra volontà di avvicinare non solo la popolazione dei quartieri centrali, ma anche di quelli periferici. E Centocelle è un crocevia per molti quartieri e lo sarà ancora di più, ce lo auguriamo, con l’avvio della metro C. Ma ci ha aiutato molto nella nostra crescita il non avere nessun complesso di inferiorità nei confronti delle gallerie del Centro storico, intrecciando rapporti con artisti di fama nazionale ed internazionale. Anche stando in periferia si può dialogare con il resto del mondo. Noi in più abbiamo saputo dare un punto di riferimento preciso agli artisti che sono entrati in relazione con noi, seguendoli nel loro percorso.

Qual è stato il segreto principale del successo della ditta?

All’inizio l’approccio del pubblico con la galleria era timido, circospetto; il cliente quando si decideva ad entrare, osservava incuriosito le opere e poi ci chiedeva informazioni sull’artista, sul costo delle opere. Pian piano abbiamo potuto constatare che il desiderio di avere un quadro in casa cresceva, quindi venivano acquistate le prime opere. E noi agevolammo l’acquisto con un comodo pagamento rateale, che si rivelò decisivo per il nostro successo. Ma crediamo che il vero segreto sia racchiuso nel rapporto di amicizia e di fiducia che abbiamo instaurato con il cliente, accogliendolo sempre con il sorriso e offrendogli un po’ della nostra esperienza nel consigliargli acquisti vantaggiosi. Proprio questo fattore ci ha portato a vendere quadri ad intere generazioni e tuttora, a distanza di anni, è per noi un piacere particolare vedere ritornare da noi quegli stessi clienti che avevano acquistato anni prima e che sono rimasti soddisfatti del precedente acquisto.

Come ricordate il quartiere, anzi i quartieri, al momento della fondazione della ditta?

Sicuramente prima all’interno dei quartieri (con molte strade ancora da sistemare e le infrastrutture da realizzare) ci si conosceva un po’ tutti, c’era amicizia, solidarietà ed un rapporto sano che portava ad avere piacere nel confrontarsi con le altre persone e passare del tempo insieme. Mentre adesso andiamo sempre di corsa non c’è più tempo e voglia di parlare e di familiarizzare con il vicino di casa. E spesso purtroppo siamo anche intimoriti perché sono subentrate nei nostri quartieri immigrati di diverse nazionalità e razze, che, come tutte le cose poco conosciute ci intimoriscono e ci portano ad una chiusura.

Com’è la situazione attuale e cosa, secondo voi, bisognerebbe fare?

Centocelle (e gli altri quartieri del VII, ma il discorso pensiamo vale per l’intera periferia), sembra quasi essere stata abbandonata dall’amministrazione comunale e municipale. In conseguenza di ciò avanza il degrado manca la pulizia, la disciplina e la sorveglianza: due cose che pensiamo siano fondamentali per un quartiere importante come questo. Anche i commercianti non vengono tutelati in alcun modo. Noi soffriamo molto del posizionamento quotidiano di ambulanti abusivi davanti la nostra vetrina che finiscono quasi per nascondere quello che noi esponiamo. Il nostro sforzo di qualificare il quartiere, di portare personalità importanti e di accrescere la reputazione della zona sembra ormai diventato vano. E questo per noi che abbiamo scommesso tutto in periferia e che per essa ci siamo battuti e ci battiamo, rappresenta un grande dispiacere.  


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