Lazio, la sanità diventa terreno di scontro: piazze, accuse e repliche al vetriolo

Dopo i servizi de Il Fatto Quotidiano e di Report, che mettono in discussione la narrazione della maggioranza di centrodestra sulle liste d’attesa, l’opposizione ha acceso la miccia

La tensione in Regione Lazio sale di colpo, e il terreno di scontro è sempre lo stesso: la sanità.

Dopo i servizi de Il Fatto Quotidiano e di Report, che mettono in discussione la narrazione della maggioranza di centrodestra sulle liste d’attesa, l’opposizione ha acceso la miccia. E lo scontro istituzionale si è trasformato in un braccio di ferro pubblico.

Il Partito Democratico non ha perso tempo. Con l’aula del consiglio regionale ferma da giorni — “non c’è modo di confrontarsi in altro modo”, spiegano dal partito — i dem hanno portato la protesta direttamente sotto il ministero della Salute.

Il 19 novembre il sit-in ha visto in prima fila il capogruppo Mario Ciarla, il segretario Daniele Leodori e, da Roma, Enzo Foschi.

“La sanità del Lazio sta peggiorando visibilmente”, accusano Ciarla e Leodori. “Liste d’attesa più lunghe, rinunce alle cure in aumento, spesa privata ai massimi e disservizi che colpiscono i più fragili. Se il sistema regge è grazie al lavoro instancabile di medici, infermieri e operatori, non certo alla programmazione della giunta Rocca”.

Le critiche non si sono fermate lì. Il Pd ha infatti boicottato anche gli Stati Generali della Salute del 18 e 19 novembre.

“Siamo pronti a contribuire assicuranoma consiglio e commissioni sono fermi, bloccati proprio da chi ci accusa di non voler partecipare. Per far crescere il Lazio servono serietà e trasparenza, non slogan”.

E mentre l’opposizione alza la voce in piazza, arriva la replica del presidente Rocca. Una risposta che, più che smorzare i toni, getta benzina sul fuoco.

“I dati sulle liste d’attesa sono reali, nessuno li discutedichiara Rocca -, ma io contesto la modalità con la quale Agenas (agenzia nazionale servizi sanitari, ndr) sta raccogliendo i dati, perché mette i miei dati in una finta competizione. Resta, però, un dato che è tombale nei confronti del Pd: 2,5 milioni di prestazioni erogate attraverso il ReCup nel 2022, 6 milioni di prestazioni erogate attraverso il ReCup nel 2025. A Roma si dice ‘ci mettessero una pezza’”.

Lo scontro, insomma, è tutt’altro che finito. E sulla sanità regionale, più che un confronto, sembra di assistere a una resa dei conti continua — con i cittadini nel ruolo di spettatori (e pazienti) in attesa, letteralmente, di tempi migliori.

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