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Lazio, prendi il pareggio e scappa

Umile, ma soprattutto fortunata, la Lazio resta da quelle parti

Più di questo non possiamo aspettarci.

A una squadra che quest’anno non è certo partita sotto i migliori auspici non possiamo chiedere di più, tenendo conto anche della serie impressionante di infortuni muscolari che lasciano fuori pedine essenziali.

Sarri, a dispetto della sua nomea, come spiegato anche nella conferenza stampa che ha preceduto la partita, sta adattando la tattica alle risorse umane disponibili: la evidente mancanza di qualità obbliga il tecnico toscano a far leva sulle caratteristiche verticali di questa squadra, che oscilla tra arrembaggi e ritirate strategiche, dovendo rinunciare a quella fase di gestione e di aggiramento dell’avversario che sono tipici delle squadre qualitativamente superiori.

La difficile, se non quasi proibitiva trasferta, alla New Balance Arena, ha confermato tutto ciò.

I giocatori stanno dimostrando impegno e ancora ieri hanno avuto la capacità di calarsi nel ruolo di squadra operaia che deve sudare: sarà questo il leit motiv che ci guiderà per tutta questa maledetta stagione.

È questa la nuova e definitiva dimensione della Lazio di Lotito e Fabiani: qualora non vi siano cambiamenti, la Lazio scala definitivamente dal novero delle squadre importanti della serie A alla fascia delle squadre di centro classifica, salve con un certo anticipo ma senza troppe velleità.

Quanto questo possa risultare insopportabile per una tifoseria come la nostra è facilmente intuibile. Per quanto tempo, invece, questa insoddisfazione resti allo stato gassoso, garantendo al patron entrate certe e consistenti anche nel futuro, non possiamo prevederlo.

Nei dettagli la partita di ieri è stata iconica della nostra stagione: seguendo i dettami di Sarri la Lazio è stata brava ad attaccare gli spazi durante tutto il primo tempo, impedendo alla Dea di ragionare: a centrocampo, Basic Guendouzi e Cataldi hanno corso molto, riducendo gli spazi disponibili a Ederson e compagni e sulla sinistra Zaccagni e Tavares hanno tenuto per lunghi tratti impegnato Zappacosta, secondo noi il migliore degli orobici (non vedevo l’ora di usare quest’aggettivo geografico!).

Anzi: se l’Atalanta faticava a ragionare, a trovare schemi per bucare la difesa biancoceleste, la Lazio trovava qualche guizzo, che però si esauriva nell’incapacità di trovare quell’ultimo prezioso passaggio: anche questo – ahinoi! -, indicatore di scarsa qualità, tipica delle squadre di seconda o terza fascia della serie A.

Nel secondo tempo, la Dea comincia a spingere e la Lazio si rintana dietro: la pressione è tale che sembra che la Lazio stia giocando in 10 contro 11, rinunciando anche alle ripartenze: è in questa fase che le differenze di livello si vedono tutte e solidifica la consapevolezza di chi siamo diventati.

Juric – a cui ci eravamo tanto affezionati lo scorso anno (sigh!) – capisce il momento e cerca le soluzioni alternative, per tradurre quella supremazia in occasioni reali: a metà del secondo tempo, toglie un aereo Sulemana, un timido Pasalic e buon Ahanor, sostituendoli con i più concreti Krstovic, De Roon e Scalvini.

Beato lui che può! avrà pensato Maurizio Sarri che a metà primo tempo ha perso anche l’uomo più “in palla” del momento, ossia Matteo Cancellieri per un infortunio al flessore della coscia sinistra che lo terrà fuori per almeno una ventina di giorni: al suo posto un redivivo Isaksen, assente dalla scorsa estate, che deve ancora prendere gamba sul campo.

Il cambio tattico di Juric, da i suoi frutti:

Prima, la grande occasione per Krstovic, fermato alla disperata dal solito, monumentale Gila. A seguire il primo miracolo di Provedel che devia in angolo una velenosissima botta che Lookman, da dentro l’area, aveva indirizzata al palo opposto.

Sullo stesso calcio d’angolo Krstovic spizza una palla che Provedel smanaccia via dal set, aiutandosi con la traversa.

L’assalto nero azzurro prosegue con la grandissima occasione di Zappacosta che raccoglie, in solitario, un cross partito da Lookman – che manda per farfalle Isaksen – e dalla destra incrocia quasi a botta sicura prendendo in pieno il palo sulla destra di Provedel, per finire poi sui piedi di un De Roon accorrente che tira ma trova ancora una volta Provedel che ieri era insuperabile.

Lo schema, per intenderci, è stato lo stesso con cui ha trovato il primo gol il Torino, due settimane fa, quando Pedersen, tutto solo sulla sinistra, tira comodamente in porta propiziando il gol di Simeone.

Un flipper che stavolta non punisce la Lazio: un pareggio che sta stretto, molto stretto all’Atalanta e che alla Lazio da consapevolezza della fatica che dovrà affrontare ogni domenica, da qui alla fine del campionato.

Sarà l’anno in cui sarà il fato a determinare l’esito di molte nostre partite.

Prossimo anno in ritiro al Divino Amore: senza soldi, ma almeno benedetti!


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