

La Lazio come realtà sintetica
La Lazio versione cantiere, dove la demolizione è partita più velocemente della ricostruzione, sbanca l’HellasVerona a Verona e riprende il cammino verso mete sconosciute, di certo non programmate, e men che meno prevedibili.
Se ti tiene conto che oltre alle assenze di Castellanos e Guendouzi, la Lazio ha dovuto fare a meno anche dello squalificato Zaccagni, l’impresa sembra degna di cronaca, anche se la vittoria premia oltre misura una Lazio che col Verona ha giocato alla pari, per lunghi tratti della partita: per altri tratti, il Verona ha esercitato maggiore pressione, soprattutto a metà del secondo tempo, poco prima che il gol tagliasse le gambe agli scaligeri.
I due nuovi arrivati Taylor e Ratkov sono ingiudicabili ancora, ma almeno hanno portato fortuna!
Fortuna che ha giustamente premiato il dodicesimo giocatore con cui la Lazio gioca ormai anche in trasferta: quei meravigliosi tifosi che a Verona hanno allestito una coreografia degna della Nord.
Sul piano tattico Sarri non aveva molte scelte davanti: ha spostato Cancellieri sulla sinistra, tenendo Isaksen sulla destra e piazzando Noslin al centro: la buona volontà non copre gli evidenti limiti tecnici e la mancanza di personalità, che hanno generato mezzo tiro vero la porta in tutta la partita. Con l’entrata del nuovo acquisto Ratkov le cose non sono cambiate molto: aspettarselo sarebbe stato irrealistico.
Al centrocampo, le due mezzala sono stati Taylor, preferito a Basic, e Vecino: il primo si è messo in mostra con tanto movimento soprattutto all’inizio, per poi calare e assumere un ruolo scolastico durante tutta la ripresa, mentre il secondo è un ex calciatore, che può tornare utile al massimo nelle mischie in area sui calci piazzati.
Il reparto migliore è stato, quindi, ancora una volta la difesa che resta il pallino di Sarri: la priorità di non prendere gol, compensa l’incapacità a farne e consente alla Lazio di continuare a galleggiare nella fascia di serie A che le compete, tra le squadre diciamo … volenterose.
Difesa che è anche il settore con maggiore qualità: questo ci da la certezza che difficilmente Gila e Romagnoli li ritroveremo insieme a fine agosto.
Sempre che… Non bisogni aspettare l’estate!
La cronaca della partita non merita parole in più, anche perché, con tale Presidente, sarebbe un peccato sprecare il tempo a parlare delle partite e di ciò che avviene sui campi: il vero spettacolo è fuori, dietro i microfoni e le telecamere, dove One Man Show di Villa san Sebastiano da il meglio di sè: il tifoso laziale non guarda più l’orario delle partite, ma si organizza ansioso per le conferenze stampa di Lotito con “…frittatona di cipolle, familiare di Peroni gelata, tifo indiavolato e rutto libero…” o si da alla morbosa ricerca di qualsiasi evento che coinvolga il Presidente, sperando che rilasci dichiarazioni e gli regali quei momenti indimenticabili, dove ridere o piangere non fa differenza.
Perché, se c’è una cosa che va riconosciuta a Claudio Lotito è la sua arte oratoria, che non trova eguali, perché confonde i confini tra la realtà e una sceneggiatura di Vanzina o Neri Parenti: sarebbe come discutere, nella realtà, con uno dei personaggi interpretati da Mario Brega, in molti film.
Lotito non è solo un esempio di gestione di una società di calcio, su cui ci siamo ampiamente espressi, ma è un fenomeno comunicativo unico nel panorama sportivo: non vinceremo mai niente con lui e i calciatori finiranno nell’oblio, ma per anni alla parola Lazio verrà associato, nella memoria collettiva, il nome di Lotito e le sue esternazioni!
Tutte le fortune abbiamo!
Lotito è disarmante e i giornalisti fanno fatica. Non ha freni, né filtri, non maneggia nessuna tattica nel parlare, cade in contraddizioni continue senza preoccuparsene, usa argomenti talmente infantili a cui non si può obiettare, perché per farlo si deve partire da impliciti condivisi: è lo sdoganamento definitivo della chiacchiera da bar!
Temerario nell’assenza di qualunque strategia, incurante delle contrapposizioni in cui cade, indifferente alla coerenza rispetto ha quanto già sostenuto, sembra uno di quelli a cui bisogna fare attenzione prima che dica qualcosa di imbarazzante o compromettente: gioia per giornalisti e tifosi avverari, incubo per noi laziali che davanti a un monitor facciamo fatica a capire se quello che stiamo vedendo sia un film horror o un film comico: è quasi sempre sia l’uno, che l’altro!
Sta tutto lì l’irresistibile fascino dell’eloquio lotitiano.
È così che Raspadori – che ha preferito l’Atalanta alla Lazio – diventa un giocatore modesto, impiegato altrove come riserva, dal valore relativo, rispetto ai fenomeni che lui starebbe portando a Roma!
Un altro Greenwood, quindi, che solo lui aveva notato e stimato e che come Greenwood avrebbe finito per evitare la Lazio per la situazione ambientale critica che circonda la squadra, come egli ci ha rivelato qualche giorno fa.
Non perché egli non sia stato disposto a proporre un offerta degna, non sia stato capace di attirare un calciatore in una splendida città con una tifoseria storica, tra le più acclamate e riconosciute a livello internazionale, non perché si sia sottratto a quello che un imprenditore fa normalmente per guadagnarsi l’appartenenza alla categoria, investendo per poi raccogliere di più: se Grenwood fosse venuto alla Lazio, ci sarebbero stati cinquantamila abbonamenti oggi e la Lazio avrebbe intascato un bel gruzzoletto, entrando presumibilmente nella Champions, viste come sono andate le cose lo scorso anno!
Se il sistema trama contro di lui al punto di introdurre norme o modulandone l’entrata in vigore per mettere in difficoltà la Lazio, secondo un adagio tipico che potremmo ascoltare in un bar, ai laziali tutti vanno ascritte le altre responsabilità .
I tifosi contestatari e l’ambiente critico sarebbero alla base delle difficolta della Lazio: non solo gli arbitri che si approfitterebbero del conflitto in atto per danneggiare la Lazio sul campo, ma gli stessi calciatori sarebbero restii a venire alla Lazio per la mancanza di serenità che li circonderebbe!
Lotito funziona come word e ha memorizzato “la colpa dei tifosi” nel suo tasto F4: quando non trova una scappatoia dialettica, spinge il suo F4 e nel discorso esce “la colpa dei tifosi”, che ormai ricorre in ogni suo intervento.
Quello che stupisce, non è tanto il fatto che lui intenda nascondere le sue responsabilità, ma quello che arriva a dire per fare ciò: il ricorso a argomentazioni talmente infantili, così scopertamente false, così smaccatamente illogiche da essere disorientanti, tanto da lasciare increduli.
Osa in modo vertiginoso, arrivando a dire cose che un adulto senziente si vedrebbe bene dal dire in un confronto reale: evocano piuttosto la scena di The Blues Brothers in cui che Jake Blues (alias John Belushi ), sdraiato nel tunnel, con la faccia sporca, butta lì un elenco improbabile di scuse e giustificazioni, davanti al’ M16 che gli punta l’ex fidanzata, da poco piantata sull’altare!
Lotito spaccia una realtà sintetica, in cui ciò che lui afferma essere vero è indistinguibile da ciò che è vero per davvero. Quelle a Lotito non sono interviste nel senso canonico della parola, perché lui non da informazioni, non manifesta una volontà, non dichiara strategie, in una parola, possiamo dire che non comunica. Parla, afferma, ma non comunica!
Chi si impegna a captare una notizia, inesorabilmente fallisce. Chi si sforza nell’attribuire un senso alle sue parole, semplicemente si illude, chi è convinto di poter leggere in controluce una verità, rischia di prendere un abbaglio. Quello che invece si fa è, semmai, quello di reinterpretare le sue parole alla luce di ciò che avviene, partendo dall’oggettività dei fatti e andando a ritroso per ricostruire un significato con il senno del poi.
Non posso credere che lui pensi sul serio che queste affermazioni possano trovare un qualche appeal, che possano produrre una spaccatura in un ambiente che va trovando unità proprio contro di lui!
E’ anzi evidente che queste uscite compattino sempre di più il fronte nemico.
Se un giorno avessi anche solo il sospetto che, dietro queste affermazioni, ci fosse una strategia, efficace o meno che sia, non esiterei a ritenerlo un genio e a tesserne le lodi.
E allora, lasciatemelo dire anche con un pizzico di orgoglio: forse non tiferemo a lungo per una delle squadre più forti del campionato, forse saremo per diverse stagioni digiuni di partite in competizioni europee, ma in compenso abbiamo un presidente che è un fenomeno!
E allora sul tasto F4 della mia tastiera carico l’espressione “Unici!”
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