

Grottesche atmosfere da fine del mondo nel visionario allestimento firmato La Fura dels Baus
Dal 18 al 23 giugno, per la prima volta al Teatro dell’Opera di Roma, si potrà assistere all’opera del compositore di origine ungherese György Ligéti, “Le Grand Macabre”.
Scomparso nel 2006, György Ligéti, è stato un anticonformista della musica del XX secolo.
È la prima volta che quella che lui stesso definì la sua “anti-anti opera”, si esegue nella capitale: esordì a Stoccolma nel 1978 e fu rimaneggiata nel ’96.
Il nuovo allestimento della Monnaie di Bruxelles è coprodotto con English National Opera di Londra, Gran Teatro del Liceu di Barcellona e Teatro dell’Opera di Roma, a cura della compagnia teatrale catalana d’avanguardia La Fura dels Baus, che da tre decenni porta nel mondo spettacoli visionari e installazioni provocatorie.
L’opera, in due atti e quattro scene, composta tra il 1975 ed il 1977, è liberamente ispirata alla pièce teatrale ‘Le ballade du grand macabre di Michel de Ghelderode’, su libretto di Michael Meschke e Ligéti che creano un grande pastiche, grottesco, frivolo ed assurdo, dove confluiscono i più disparati generi sonori, musicali e teatrali.
Il tema centrale è la Morte, i personaggi si muovono in un contesto desolato ed apocalittico ma ironico e lieve nel contempo. Motivi politici, erotici e fantastici animano la trama esuberante e ridondante. Come potersi ancora confrontare con la morte, senza ricadere nel romanticismo più distruttivo o nell’illusione cristiana dell’Aldilà? Ligéti si è impossessato di questo tema con la carica sovversiva di chi sa mescolare in modo grottesco e assurdo i generi più diversi.
L’orchesta e il coro sono del Teatro dell’Opera di Roma; sul podio il maestro concertatore e direttore Zoltàn Pesko, che curò la prima esecuzione italiana del 1979.
Le grand macabre è opera acclamatissima, tanto che si contano – ed è forse un record negli ultimi decenni – ben sette nuove produzioni di essa in tutta Europa nel primo quinquennio di circolazione, tra cui una memorabile a Bologna nel 1979 con la regia di Giorgio Pressburger e la direzione di Zoltan Pesko; e si direbbe che è acclamata giustamente, non foss’altro che per l’inconsueta ricchezza del trattamento orchestrale, nel quale Ligeti è maestro impareggiabile.
L’aspetto che più emerge all’ascolto del Grand macabre è la forte dimensione ironica che aleggia sui marionettistici personaggi, sul carattere grottesco dell’azione e su tutti i motivi (dal politico all’erotico al fantastico) che abitano questa scena di ridondante esuberanza, come se il compositore, che già aveva affrontato artisticamente il tema della morte nella sua composizione forse più celebre, il Requiem del 1963-65, volesse lasciar intendere allo spettatore che solo la corda dell’ironia e del distacco espressivo può legittimamente rappresentare tale mistero.
Ha riscontrato diverse obiezioni la decisione della direzione artistica del teatro dell’Opera di Roma di consigliarne la visione a un pubblico soltanto adulto.
Maestro concertatore e direttore Zoltán Peskó. Maestro del Coro Andrea Giorgi. Ideazione di Alex Ollé & Valentina Carrasco, regia di Alex Ollé con la collaborazione di Valentina Carrasco, scene di Alfonso Florens, costumi di Lluc Castels, disegno luci di Peter van Praet, video di Franc Aleu.
Interpreti Chris Merritt, Annie Vavrille, Ilse Eerens, Sir Willard White, Roberto Abbondanza, Nicholas Isherwood, Ning Liang, Caroline Stein, Brian Asawa, Eberhard Franz Lorenz, Martin Winkler, Daniele Massimi, Fabio Tinalli, Andrea Buratti, Ilse Eerens.
Lo spettacolo sarà eseguito in inglese, ma con sopratitoli in italiano.
Cinque le recite: giovedì 18 (turno A) e venerdì 19 (B) alle 20.30; sabato 20 (D) alle 18; domenica 21 (E) alle 17; martedì 23 (C) alle 20,30.
Teatro dell’Opera di Roma
Piazza Beniamino Gigli, 7 Telefono – 06.3570
dal 18 al 23 giugno, ore 21
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