Le visioni di Turing, genio folle e incompreso

Dal 24 marzo al Teatro Belli, un monologo sul padre dell’era informatica morto suicida
di Gianluca Parisi - 23 Marzo 2009
Alan Turing è stato forse il matematico del XX secolo che ha avuto la maggiore influenza sul tempo in cui viviamo, uno dei pionieri dello studio della logica dei computer ed il primo ad interessarsi all’argomento dell’intelligenza artificiale. E’ stato però anche una delle personalità scientifiche più complesse e tormentate ed Alan Turing e la mela avvelenata, spettacolo che debutta domani al Teatro Belli (fino al 5 Aprile), intende indagarne proprio lo sfortunato destino. Un monologo che è un dialogo immaginario fra il genio e sua madre, tra lettere forse mai scritte e conversazioni forse mai avvenute. A scandire il ritmo di questa conversazione fuori dal tempo le voci del Tribunale, dove in nome della Regina si decise la rovina di un uomo la cui mente, è bene ricordarlo, fu di importanza cruciale per i destini della seconda guerra mondiale. Turing, infatti, elaborò una macchina chiamata Colossus che decifrava in modo veloce ed efficiente i codici creati da Enigma, la macchina utilizzata dai tedeschi per criptare le proprie comunicazioni. Fu il primo passo verso il computer digitale. A titolo di ringraziamento per i suoi servizi l’Inghilterra dapprima lo decorò con l’Ordine dell’Impero Britannico, poi lo fece membro della Royal Society, ed infine lo processò per atti osceni in quanto omosessuale, condannandolo alla castrazione chimica. Ipersensibile, incompreso, circondato dallo scetticismo e dall’ostilità dell’ambiente scientifico, il matematico inglese si suicidò mangiando una mela al cianuro. Una leggenda, mai confermata, vuole che il logo della Apple sia proprio un omaggio alla morte del grande matematico. Turing fu un uomo piuttosto stravagante: grande sportivo (soprattutto la corsa, ma anche tennis, canottaggio e ciclismo), andava in bicicletta con la maschera antigas nei periodi dell’impollinazione, giocava a tennis nudo con indosso solo un impermeabile, legava la tazza da tè al termosifone con un lucchetto, portava la giacca del pigiama al posto della camicia, gettava nel cestino le lettere della madre senza leggerle. Non sopportava gli sciocchi ed abbandonava le conversazioni vuote e le compagnie idiote repentinamente, e senza una parola di commiato. Imparò a fare la maglia da una ragazza che aveva deciso di sposare, nonostante la propria omosessualità. Il suo aspetto era trasandato, con la barba sempre lunga e le unghie sporche. Per certi versi fu infantile, si fece regalare un orsacchiotto di pezza per Natale, a ventidue anni, e perse letteralmente la testa per il film Biancaneve, canticchiando per giorni le canzoni e il ritornello dell’incantesimo della strega (sulla mela avvelenata), quindici anni prima di scegliere tale metodo per suicidarsi. La pièce, interpretata da Gianni De Feo per la regia di Carlo Emilio Lerici, è stata presentata in anteprima al “Garofano Verde – scenari di teatro omosessuale”, la prestigiosa rassegna curata da Rodolfo di Giammarco, riscuotendo un grande successo di pubblico. Pur attraverso una libera ricomposizione, gran parte delle parole, dei concetti e degli episodi raccontati in questo spettacolo sono stati realmente pronunciati, lasciati scritti e accaduti ad Alan Turing.     Teatro Belli Piazza Sant’Apollonia, 11a – tel. 065894875 – info@teatrobelli.it – www.teatrobelli.it 

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