Le Voci di dentro, all’Argentina

La commedia di Eduardo De Filippo riportata in scena dal figlio Luca

Dopo ormai sessant’anni precisi, "Le voci di dentro" del grande Eduardo De Filippo è attuale come allora. E’ stata riportata ancora in scena dal figlio Luca, assieme alla sua compagnia di teatro che da anni mantiene vivo il repertorio di Eduardo fra i teatri italiani: questa volta al Teatro Argentina, sulla via del lungotevere dei Papareschi, dal 26 dicembre 2007 fino al 6 gennaio 2008, con la regia di Francesco Rosi e la partecipazione di Luca De Filippo, Gigi Savoia, Antonella Morea, Marco Manchisi, Carolina Rosi, e ancora con Giovanni Allocca, Chiara De Crescenzo, Stefania Guida, Matteo Mauriello, Anna Moriello, Adriano Mottola, Giuseppe Rispoli, Matteo Salsano, come attori.
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La commedia si pone sin dall’inizio sullo sfondo del secondo dopoguerra, quando ormai niente sarà più come prima: la disillusione dopo la fine della seconda guerra mondiale non può che essere grande e devastante, e infatti andrà a devastare ogni più piccolo angolo della vita dei protagonisti. Da un sogno (realtà o verità?) di Alberto Saporito, si scatena tutto il dramma di una famiglia che crolla, finendo a indugiare sui propri sospetti l’uno contro l’altro, svelando tutto quello che si cela dietro l’apparenza. Forse fa meglio il signor Nicola, zio che abita con Alberto, che ha smesso di parlare non certo perché impossibilitato perché muto, ma perché l’umanità non lo merita: nessuno ascolta veramente più. L’unico ancora ad ascoltarlo, ma soprattutto l’unico che riesce a capirlo attraverso i botti dei suoi fuochi d’artificio, è il nipote, nella loro casa da rigattiere, intensificata da una scenografia forse angosciante, specchio dell’anima tormentata e “disordinata” dello stesso Alberto… che alla fine mostrerà di volersi quasi offrire come vittima sacrificale del mondo di adesso, della cupidigia di suo fratello, della malvagità sotterranea della famiglia Cimmaruta.

Detta con le parole dei due grandi Luca De Filippo e Francesco Rosi…

«Con la messa in scena di “Le voci di dentro” dopo “Napoli Milionaria!” desidero proseguire, insieme a Francesco Rosi, il discorso teatrale sulla drammaturgia di Eduardo. Le due commedie, scritte a pochi anni di distanza (“Napoli Milionaria!” nel 1945 e “Le voci di dentro” nel 1948), segnano infatti il momento di passaggio da un Eduardo in cui è ancora viva la speranza nei grandi cambiamenti e nel recupero dei valori fondamentali, dopo il terribile dramma della guerra, ad un Eduardo in cui la disillusione ed il pessimismo prevalgono in misura crescente. È il momento in cui Eduardo passa dalla riflessione sulla società all’approfondimento spietato dei rapporti all’interno della famiglia, sempre più espressione di ipocrisia, tornaconto personale, cinismo e sempre meno di quei grandi ideali quali la fraternità, la solidarietà, la pietà, che avrebbero dovuto segnare il rinnovamento sociale ed individuale». (Luca De Filippo)

«Oggi, per noi che facciamo i conti con una cronaca quotidiana sempre più tormentata da violenze insopportabili, da crimini commessi in nome degli interessi più sordidi, il valore di profezia della commedia di Eduardo, definita dall’autore una “tarantella in tre atti”, la sua attualità, sono sconcertanti.
Alberto Saporito ha un incubo, forse una visione, che definirà un “sogno”: il delitto commesso da una famiglia di tranquilli borghesi, e non esita a denunciarli, tanto ci crede. Gli accusati, invece di proclamare ad alta voce tutti insieme la loro estraneità al delitto, sospettano che sia stato commesso da uno di loro e si accusano l’un l’altro, arrivando a progettare un delitto vero per coprirne uno solo immaginato. Situazione paradossale, commedia difficile proprio per questo suo muoversi tra realismo e surrealismo». (Francesco Rosi)

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