

Per scambiare qualche parola sulla città di Roma
Riceviamo e pubblichiamo
Buongiorno Sindaco Gualtieri,
sono un suo cittadino, o meglio un cittadino romano che vorrebbe scambiare qualche parola con Lei su questa città. Immagino che se vivessimo in un piccolo centro, questa chiacchierata potremmo farla in un qualche bar della piazzetta principale. Ma a Roma, beh è un’altra cosa. Prima dovrei telefonare a una pletora di uffici per prendere appuntamento, del tipo: prema uno se vuole un appuntamento con l’assessore, prema due se… ecc. ecc. Capisco Lei è un personaggio importante e non può ricevere chicchessia solo per una chiacchierata. Ma ammesso che io riuscissi a farmi dare un appuntamento, beh, Lei lo sa cosa significa attraversare Roma di questi tempi?
Innanzi tutto dovrei prendere un giorno di ferie dal lavoro, poi aspettare l’autobus alla fermata e ammesso che passi, dovrei poi cambiare autobus per arrivare nella mitica Piazza Venezia. Dovrei farmi largo a gomitate tra la mandria di turisti per poi salire su quel nido d’aquile dove lei ha il suo ufficio. Probabilmente dovrei aspettare qualche ora in sala d’attesa per poi essere ricevuto da un suo assistente che mi farebbe un’infinità di domande sul perché della mia richiesta di incontarLa.
A fine mattinata, se tutto filasse liscio, potrei essere nientedimeno fatto entrare nella sua stanza.
Beh, che le chiederei?
Sindaco Gualtieri, lo so, lo so, amministrare questa città è quasi come essere il Presidente degli Stati Uniti, anzi, peggio, perché quello almeno ha un suo poderoso staff che lo aiuta anche a soffiarsi il naso; Lei, invece no, il naso se lo deve soffiare da solo, almeno credo.
Però, però, da Lei mi aspetterei qualche cosina in più che tagliare nastrini a piè sospinto. Magari che mi desse, ad esempio, qualche spiegazione sul quel suo promettente slogan; quale? Non è Lei che dice sempre che “Roma si trasforma”? Ma andiamo, aggiunga qualche cosa, per esempio, in che cosa si trasforma? In un brutto anatroccolo o in una principessa? E Lei in che vorrebbe trasformarla?
Non mi risponda, la prego, che vorrebbe trasformarla in una città moderna come Londra o Milano (scusi tanto! Mi ero dimenticato quella brutta storia dei grattacieli) o in Dubai. Moderna non significherebbe ancora niente, perché io Le chiederei a questo punto: ma che intende per moderna?
Io qualche idea ce l’ho, per esempio far funzionare la raccolta differenziata senza costruire quel mostruoso inceneritore (scusi, intendevo termovalorizzatore). Per esempio un servizio di trasporti pubblici che funzioni, insomma cosucce di questo genere. Non mi dia del meschino; un illustre professore scomparso qualche giorno fa, queste cose le chiedeva proprio come le sto chiedendo io.
Ah! Capisco, lei mi dice che la città ha un territorio immenso ed è per questo che i trasporti pubblici sono carenti. Anche per questo ho una risposta: certo Roma è molto grande, però, però, Lei, mi scusi, continua a riempire di cemento anche l’agro e le campagne, quindi lasci stare questo argomento.
Poi ho saputo che si vorrebbe costruire un porto per quei mostri da crociera a Fiumicino. Lo so, lo so, la precedo, Fiumicino è un comune a sé, ma tocca a Lei decidere se quell’opera rientra o meno nel prossimo Giubileo, o no? Lei dice che ha passato solo le carte ai competenti uffici, però qualche segno rosso poteva anche metterlo, o no? Rischia, sono solo voci di popolo, che lei finisce per essere chiamato Sindaco passa carte, lo sa?
Poi ci sarebbe il Pratone, la città della Gioia, la Foresta Romana, lo Stadio nuovo della Roma a Pietralata. E non parliamo dei parcheggi sotto e sopra la crosta terrestre di questa città.
Lei lo sa, caro Sindaco, che sotto questa città ci sono antichi reperti dovunque? Li spostiamo, ebbene spostiamoli, magari alla fine costruiremo un’altra città con tutti questi reperti.
Questo intendeva per moderno?
E con i turisti come la mettiamo. Lei dice che portano ricchezza, io aggiungo a chi? Al borgataro delle periferie non credo arrivi niente, anzi entrare a Roma sarà per lui ancora più difficile per via del traffico: autobus che invadono la Capitale, fast food con monnezze di tutti i tipi, affitti alle stelle….
E poi, scusi, ma quell’autostrada che taglia i Fori la vogliamo togliere oppure no? Già, già, ci sono i nostalgici, quelli che vorrebbero ritornare all’Impero, che si oppongono. Suvvia Sindaco, un colpo di reni, magari senza sforzarsi troppo, ce lo dà?
Ne ho sentita anche una che penso sia solo il prodotto di quella burloneria romana; sa cosa dice? Che dentro il Colosseo dovrebbero riprendere i combattimenti dei gladiatori. A questa non ci credo…. Non la vedo sorpresa, anche Lei l’ha sentita? Allora la smentisca caro Sindaco sennò questa città diventa una burletta. Magari anche questa passa per modernità, o no?
A questo punto sento dietro di me due mani che mi afferrano e mi trascinano fuori dalla sua stanza: il colloquio è finito. Ma come Sindaco, Lei non aveva a cuore le opinioni del cittadino? E i suoi assessori non dicono nulla? Lei, cioè io, non capisce mi dicono; è vero non capisco come tutto questo passi per modernità o per rigenerazione urbana. Ma non sono solo Signor Sindaco, a capirla ormai siamo in molti.
A capirla sì, non ho sbagliato verbo; capiamo perfettamente in che cosa vuole trasformare questa città: una città per l’elites, mi scusi la parola, intendevo dire per gente benestante e per i turisti che pensano che l’Altare della Patria sia opera di Michelangelo.
Insomma Sindaco, meglio che questa chiacchierata non ce la facciamo: io mi risparmio il giorno di ferie e Lei può continuare indisturbato a tagliare nastrini; a proposito, porti con sé sempre un nastrino di riserva… sa.. capita che ci sia qualche nuova opera da inaugurare.
Enzo Scandurra, Ing. Civile, Urbanista e prof. presso La Sapienza di Roma
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Una analisi perfetta su una città che continua ad essere chiamata eterna ma la cui bellezza continua ad essere governata dalla ignoranza culturale di amministratori imbevuti di modernità esplicitata in anonime opere cementizie visitabiii in ogni parte del mondo ignorando l’ unicità della bellezza eterna
Roma è diventata una città dove tutti possono fare tutto… piazza del Popolo la povera Fontana dei leoni .. viene bistrattata i Leoni cavalcati come pony.. ci ho visto anche qualche clochard lavarci i panni! Monopattino biciclette e risciò sui marciapiedi, graffiti ovunque.. sticker in ogni dove!
Il verde appena piantato già secco! Io sono delusa! Con i soldi che stanno buttando per concerti e tante cose inutili! Guardatevi in giro eh sì che per promuovere expo 2030 avete girato tutta l Europa. Non prendeteci in giro.. please!
Analisi perfetta, tutte le osservazioni totalmente condivisibili. Complimenti!
Professore come sta? Parole sante, la ricordo con grande affetto e ammirazione da quando seguii il corso ad ingegneria per l’ambiente ed il territorio alla Sapienza 30 anni fa! Spero che le sue parole siano ascoltate. Mi vergogno per come questa amministrazione stia portando avanti progetti di quello che chiamano sviluppo sostenibile, non conoscendo neanche il significato della parola. La cosa più grave è che continuano a cementificare senza una pianificazione e una idea delle conseguenze sul clima e sull’impatto che avrà sul territorio. In 30 anni non ho ancora capito a cosa sia servita questa specializzazione se non si possa mettere a servizio della comunità la nostra scienza. Un caro saluto!
Non possono fare altro che sottolineare la giustezza dell’analisi agganciandomi anche al fatto che Milano è stata praticamente cementificata e ora il suo tanto decantato metodo sta collassando sotto le pieghe delle indagini giudiziarie. Roma purtroppo è sulla stessa strada con il suo modello giubileo. Modernità e Riqualificazione non significa cementificare intere zone con la scusa della lotta al degrado, non significa cancellare intere aree verdi e abbattere alberi ma ripensare uno sviluppo urbano che tenga conto delle necessità collettive e abbia al centro gli interessi pubblici non privati. E le semplificazioni amministrative nell’ambito costruttivo vanno solo a vantaggio di pochi con scarico dei costi sulla collettività. Ci si deve fermare, ripensare l’azione amministrativa e spezzare questo sodalizio politico attorno al partito del cemento e dell’interesse privato che sembra investire sia la Destra che la Sinistra