Lettere agli studenti. 10- Un vaccino per l’iperconnessione

di Lilia Bellucci - 14 Aprile 2020

Cari studenti,
questa pausa per la Pasqua ci ha liberato temporaneamente da quella gravosa iperconnessione, che aveva invaso il nostro tempo, tra videolezioni, compiti da elaborare e condividere, filmati e link, social e videogiochi.
Credo che sia stato un beneficio per tutti recuperare anche quella dimensione personale e intima, così indispensabile per rielaborare gli eventi della nostra vita.

Riccardo Luna, in “Stazione futturo” su Repubblica, sostiene che “forse era una sciocchezza dire che stare sempre iperconnessi ci rende stupidi”. Ricorda l’estesa bibliografia in merito, con cui molti mettevano in guardia dai pericoli impliciti nell’uso eccessivo di Internet e dei social network. Tra questi, Jaron Lanier ammoniva che la “grande macchina per manipolarci” ci avrebbe resi acritici e fragili.

L’uso quotidiano ed elevato che nella pandemia stiamo raggiungendo è indubbiamente motivo di riflessione.

Per Riccardo Luna induce a ridimensionare e a svalutare persino i timori verso la generazione più giovane, quella dei bambini e degli adolescenti, per i quali si paventavano rischi di depressione e di obesità.
Secondo il New York Times, infatti, in tempo di Coronavirus, si può affermare che lo screen time ha vinto.
Houseparty, Netflix e Zoom scandiscono le nostre giornate e anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha lasciato spazio per un po’ di videogames.
Per Riccardo Luna, “insomma su Internet puoi trovare le istruzioni per costruirti un fucile e fare un attentato, come è accaduto qualche mese fa; o le istruzioni da cui partire per progettare il vaccino per il Coronavirus come sta accadendo adesso. Puoi isolarti dal mondo o connetterti con il mondo”.

Cari studenti, continuo a pensare che il tempo non sia solo un contenitore da riempire, ma sia una straordinaria e irripetibile opportunità da vivere. Ogni evento è un’esperienza che ci plasma, ci forgia, ci arricchisce. L’archetipo dell’uomo, Adamo, è stato modellato con il fango. Ognuno di noi dà forma a se stesso immergendosi nel reale, anche nei suoi aspetti negativi. Non possiamo controllare e selezionare ciò che accade, ma possiamo attraversare i momenti conferendo loro un significato positivo, di crescita, di cambiamento.

Vindica te tibi”, rivendica te a te stesso, sollecitava Seneca, ma non conosceva certo la seduzione della connessione tecnologica a cui noi siamo esposti.

Nel De brevitate vitae scriveva che “E’ proprio di una mente serena e tranquilla riandare ad ogni parte della propria vita; gli animi degli affaccendati, invece, come se fossero sottoposti ad un giogo, non possono voltarsi a guardare indietro. Pertanto, la loro vita sprofonda in un abisso; e come non serve a nulla versare grandi quantità di acqua se non c’è sotto un recipiente che la raccolga e la conservi, così non ha alcuna importanza la quantità di tempo che viene concessa, se non ha una base su cui poggiare: passa attraverso animi scompaginati e bucati” (trad. di G.Garbarino).

Non dobbiamo, dunque, essere obbligatoriamente “affaccendati”, colmando di occupazioni un’anima come se fosse un “recipiente senza fondo”.

L’iperconnessione equivale a “versare grandi quantità” di “liquido indifferenziato” senza pensare se qualcosa rimanga, sia raccolto, serva effettivamente.

Mauro Piras il 31 marzo ha pubblicato su Il Sole 24 ore un lodevole articolo, “Didattica a distanza. Vademecum per docenti e studenti”, che invitava ad un uso flessibile, aperto, democratico e, soprattutto, equilibrato.

Bisogna proteggere lo spazio individuale, fonte indispensabile per l’autonomia e la creatività. La didattica a distanza deve essere una costellazione ragionata di momenti di studio e altri di incontro, attesi e progettati, in cui ognuno condivida il vissuto interstiziale.

Cari studenti, la connessione, senza dubbio, ci fa anche attingere a fonti di informazione e ci dà possibilità di confronto, soprattutto ci fa sconfiggere la distanza imposta dalla pandemia.

La scuola del futuro utilizzerà questa esperienza, per modificare risorse e strategie, e sarà certamente migliore.

Intanto, però, moderiamo l’uso, difendiamoci dall’eccesso e non trascuriamo il contatto con il mondo reale, perché è lì la nostra vita. Allo stesso modo sappiamo, tutti noi, quanto ci mancano le nostre aule, pur restando sempre connessi.  

Nulla può sostituire la vicinanza tra docenti e alunni.

Lilia Bellucci

Le precedenti lettere delle rubrica

 


Dicci cosa ne pensi per primo.

Commenti