

Fatti e misfatti di aprile 2013
Letture
“Basta – ha urlato Beppe Grillo – ormai bisogna commissariare i partiti e occupare il Parlamento”.
Se leggere la Costituzione fa questo effetto, a Grillo e ai suoi “grillini”, meglio che si mettano a leggere “Topolino”.
Il Brunetta di Strada
“Quando nel 2010 ho votato per il sindaco di Venezia – ha confessato, ai microfoni del radiofonico “Giorno da pecora”, il medico chirurgo e fondatore di “Emergency” Gino Strada – ho scelto Orsoni perché ho semplicemente ritenuto che Brunetta fosse esteticamente incompatibile con Venezia”.
Sempre più spesso, dunque, Renato Brunetta, più che venire criticato per le sue idee che possono legittimamente non piacere, viene sbeffeggiato per le sue caratteristiche fisiche. Il che, per quanti si comportano così, è la testimonianza di un loro cattivo gusto e di una loro vergognosa povertà di spirito. Se a comportarsi però così è addirittura un medico chirurgo, peraltro benemerito per la sua attivissima “Emergency” in tutti i Paesi più poveri e bisognosi, non si può che pensare a due cose. O Gino Strada, prima di recarsi ai microfoni del radiofonico “Giorno da pecora”, aveva bevuto un bicchiere di troppo. Oppure, sotto sotto il suo attivismo benefico, stranamente si porta dietro lo spirito malato di quei medici chirurghi nazisti Anni Trenta i quali erano soliti esprimere simili opinioni estetiche profondamente razziste.
Meriti e bisogni
“L’Eni – come emerso dal suo bilancio – ha chiuso il 2012 con un utile netto di oltre sette miliardi”.
Detratte le diminuzioni in bolletta per i suoi utenti di luce e gas? Ma quale? Detratti, però, il nuovo compenso per il suo amministrarore delegato, Paolo Scaroni, passato dai quasi cinque milioni del 2011 agli oltre sei del 2012 e il nuovo compenso per il suo presidente, Giuseppe Rocchi, passato dai 637 mila euro ad oltre un milione. Ma forse è giusto così perché le capacità vanno riconosciute. E, verosimilmente, non tutti sarebbe capaci di occuparsi dei bisogni di un grosso cane a sei zampe (il simbolo – come noto – dell’Eni).
Dai mandorli in fiore alle stelle alpine
“Antonio Ingroia – ha deciso all’unanimità la terza commissione del Consiglio superiore della magistratura – non potrà andare a presiedere, come offertogli dal Governatore della Sicilia Rosario Crocetta, la società per azioni che ha l’incarico di riscuotere i tributi nell’isola”.
E adesso, pover’uomo? Adesso, povero Antonio Ingroia? Lui, dopo il capitombolo elettorale del febbraio scorso, si sentiva già rinato a nuova vita. Si era già sentito un nuovo protagonista, anzi, tanto da avere testualmente affermato appena ricevuta l’offerta del Governatore Crocetta: “Svolgerò il compito con la mia consueta passione e tenacia per riaffermare la legalità e la giustizia sociale in una regione affetta dalle malversazioni e dagli abusi”. Ma come ama ripetere il noto e simpatico allenatore di calcio Giovanni Trapattoni? Ama ripetere: “Non dire gatto, se non l’hai nel sacco”. E Antonio Ingroia, invece, si è precipitato a dire gatto pur non avendolo ancora nel sacco. Magari aveva già prenotato l’aereo per Palermo. E adesso, invece, dovrà cambiare il biglietto. Destinazione quell’Aosta dove il Consiglio superiore della magistratura l’aveva già “comandato” dopo il suo capitombolo elettorale e dove lui, forse perché non sopporta il freddo, non avrebbe mai voluto andare. Per Antonio Ingroia, insomma, niente rosei mandorli in fiore: tutt’al più, volendo, qualche bianca stella alpina.
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