

Al teatro Sala Umberto dall'8 al 22 marzo
Dallo scorso 8 marzo è in scena alla Sala Umberto di Roma in via della Mercede, 50, “L’inganno”, commedia psicologica di Anthony Shaffer, già sceneggiatore di Alfred Hitchcock, e portata sullo schermo per ben due volte, nel 1972 per la regia di Joseph Mankiewicz con protagonisti Laurence Olivier e Michael Caine e nel 2007 in un remake sceneggiato da Harold Pinter per la regia di Kenneth Branagh sempre con Caine (nel ruolo che fu di Olivier) e Jude Law. L’opera teatrale ha fatto il tutto esaurito per 4 anni a Broadway e per 8 anni di seguito sui palcoscenici di Londra.
La trama racconta la storia di un anziano scrittore di romanzi gialli che attende nella sua casa isolata la visita di uomo che si scoprirà essere l’amante di sua moglie. Il giallista, che sa tutto, affronta il rivale e lo coinvolge in un bizzarro piano ordito ai suoi danni. La faccenda si complica, in una mescolanza di realtà e finzione, travestimenti e inganni in un crescendo che mescola tragico e comico. Il vecchio umilia sempre di più il giovane fino a ritrovarsi a sua volta umiliato.
Il testo è permeato di humour, seppure magari un po’ troppo caricato in una trama che si presenta come serrata e potente analisi psicologica dei due protagonisti. L’Ispettore Doppler, per quanto divertente, appare fin da subito una sorta di caricatura del tenente Colombo, che forse si poteva un po’ evitare. L’oggetto della contesa dei due rivali non è la donna da entrambi amata, bensì l’ affermazione dell’uno sull’altro, la vittoria nel gioco che entrambi hanno contribuito a creare. Anche la scenografia, molto bella firmata da Giuliano Spinelli, contribuisce a questo. Gli angoli del palcoscenico nascondono scomparti segreti e sorprese continue dietro le pareti. Inquietante a questo proposito anche il pupazzo meccanico che esce da una scatola e ride alle battute di Andrew Wyke.
Bravissimi i due protagonisti, Glauco Mauri (che firma anche la regia) nei panni del vecchio Wyke, e Roberto Sturno in quelli del giovane Milo Tindle (anche se forse il paragone con il più giovane e aitante Jude Law delude un po’). Mauri tiene la scena con la consueta grande maestria e Sturno non è da meno, istrionico e trasformista.
Da vedere per l’ottima prova dei due attori e cercando di dimenticarsi completamente dei film.
L’inganno di Anthony Shaffer
con Glauco Mauri e Roberto Sturno
Dall’8 al 22 marzo al Teatro Sala Umberto, in via della Mercede, 50
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