Lo cunto de’ la vecchia vergine

Teatro favola dal 3 al 6 gennaio 2020 al Teatro di Documenti
Redazione - 28 Dicembre 2019

Dal 3 al 6 gennaio 2020 al Teatro di Documenti (Via Nicola Zabaglia 42 a Roma Testaccio – tel 328.847589 – teatrodidocumenti@libero.it) andrà in scena Lo cunto de’ la vecchia vergine, antica fiaba in “cartone animato”, da Lo cunto de li cunti. Trattenemiento de li peccerille di Giambattista Basile. Versione teatrale di Vincenzo Longobardi. Con Aldo Ancona, Grazia Barbero, Maila Barchiesi, Donatella Busini, Masaria Colucci, Fabio Di Bernardino, Rosario Gargiulo, Rosa Inserra, Vincenzo Longobardi, Giampiero Masala, Silviana Marazzi, Raffaella Moschella, Carmela Rossi, Bianca Maria Salvati,Mauro Toscanelli, Stefania Venettoni. Prod. Il Camerino.

Lo cunto de li cunti. Trattenemiento de li peccerille di Giambattista Basile fu definito dal filosofo Benedetto Croce «il più antico, il più ricco e il più artistico fra tutti i libri di fiabe popolari». Una recente analisi condotta da Michele Rak ha sottolineato, invece, la natura ‘aperta’ dei racconti basiliani, ponendo in risalto il rapporto tra narratore, testo e performance. È quest’ultimo aspetto che la versione teatrale di Vincenzo Longobardi, ispirata al racconto de La vecchia scorticata del Pentamerone, vuole mettere in luce, dando corpo e voce a tutti i personaggi citati nel testo originale, senza privarli, però, di quell’alone magico che li connota.

Per quanto il cunto risalga al XVII secolo, alcuni passaggi appaiono quantomai attuali: la ricerca forsennata della bellezza, l’inganno e soprattutto l’invidia insita nell’essere umano, quel sentimento negativo che alla fine porterà alla sua distruzione, ci fanno riflettere sulla immutata condizione dell’uomo.

Laboratorio Analisi Lepetit

Note di regia

La messa in scena di questo cunto ha da sempre stimolato la mia immaginazione, facendomi approdare, oggi, ad una teatralizzazione del testo basiliano che non tralascia alcun passaggio della versione originale, e fa rivivere in teatro tutti i personaggi citati dal grande autore seicentesco. Giochi di luci, videoproiezioni e suoni, condurranno il pubblico nei meandri del Teatro di Documenti, ambientazione unica e magica, proprio come quella che si respira nel testo originale di Giambattista Basile. E dal momento che si tratta di una fiaba che ha attraversato i secoli e che è stata acquisita dalla tradizione orale, per poi divenire opera letteraria, nella stesura del testo ho voluto sottolineare proprio tale passaggio, adottando un linguaggio “mutevole” che parte da un fraseggio tipicamente barocco, talvolta osceno, per assumere poi delle connotazioni più moderne e quindi attuali. Grande risalto è dato ai costumi e ai trucchi degli attori che conferiscono al racconto quell’alone magico della fiaba e del cartone animato.

 

La versione teatrale

I testi di Basile conducono il lettore in un viaggio fantastico il cui compimento, pensato per un allestimento teatrale, non sarebbe possibile in un qualsiasi teatro. La scoperta del Teatro di Documenti mi ha permesso di pensare ad una versione itinerante del racconto della Vecchia scorticata, connotando di ulteriori significati mistici e misterici il testo che già in origine ne era fortemente intriso e di cui la messa in scena vuole sottolineare la presenza.

Già dal primo approccio ci si rende conto che la storia di Basile non è una semplice fiaba, ma un complesso tessuto letterario in cui vengono ad intrecciarsi fibre eterogenee che attingono da un’antica cultura popolare: rituali, detti e modi di dire, immagini, metafore, etc.

La messa in scena porterà vizi e virtù a schierarsi gli uni contro le altre, impegnati in uno scontro violento che sarà animato da un tripudio di sfumature date dalla contrapposizione di luci ed ombre, pervaso da suoni prodotti tutti dal vivo dagli strumenti della tradizione. I personaggi, “disegnati” con vivaci trucchi, indosseranno costumi realizzati in carta riciclata il che renderà ancora più magica la messa in scena, e proporrà il racconto, letteralmente, in forma di “cartone animato”.

Vincenzo Longobardi

 

VINCENZO LONGOBARDI, nato a Gragnano (NA), sin dalla tenera età si dedica al teatro. A cinque anni elabora il suo primo testo: una drammatizzazione de La Bella Addormentata nel bosco, portata in scena, con la sua regia, nel teatrino della scuola. Da allora ha sempre coltivato la sua grande passione per il teatro. Al termine della maturità classica, parallelamente agli studi universitari, decide di frequentare l’Accademia d’Arte drammatica del Teatro Bellini di Napoli, inserendosi così nel panorama artistico partenopeo e collaborando con grandi artisti: Tato Russo, Peppe Barra, Rino Marcelli, Isa Danieli, Geppy Gleijeses, Simona Marchini, Maurizio Casagrande, Carlo Buccirosso, Mirna Doris, Valentina Stella, Carlo Faiello e molti altri. Costantemente impegnato nel perfezionamento dello studio teatrale, si è perfezionato con Dario Fo, Arnoldo Foà, Roberto De Simone. Autore di pubblicazioni a carattere storico, antropologico nonché di numerosi testi teatrali, Vincenzo è anche un regista innovativo di particolare talento. Recentemente è stato insignito del premio Magister Ferrario per meriti culturali e, in particolare, per il contributo fornito nella diffusione della cultura per mezzo del teatro, strumento attraverso il quale egli, da sempre, è impegnato in una intensa attività di sensibilizzazione a sostegno di associazioni benefiche.

 

MASARIA COLUCCI, laureata in Pedagogia, dopo aver frequentato la scuola della contessa Latini Macioti, debutta al Teatro dei Satiri con la regia di M. Castellani. Frequenta numerosi corsi e seminari: con Vittorio Gassman, Dario Fo, Pupella Maggio, Pippo Di Marca, Caterina Merlino, Valentino Orfeo. Attrice e regista di grande talento, è stata interprete di opere di Turgenjev, Pirandello, Nicolaj, Cocteau, collaborando con attori come Salvo Randone e diretta da registi di rilievo. Notevole la sua esperienza anche in ambito televisivo e cinematografico: ha preso parte a Un posto al Sole, Una donna per amico III, Hotel, Otello nonché ad Orecchie, il film diretto da A. Aronadio, pluripremiato alla Biennale di Venezia nel 2016. Attrice radiofonica, doppiatrice, docente di dizione e public speaker, Masaria è stata anche autrice del romanzo Papà, dov’è il tappo del mare?, di cui ha curato anche la sceneggiatura cinematografica.

 

 


Dicci cosa ne pensi per primo.

Commenti