

Sembra ormai calare il sipario sul parco giochi dell’Eur, chiuso a tempo indeterminato
Potremmo identificarla come una storia tutta italiana. Tanti i cittadini della Capitale che non comprendono le ragioni della chiusura del Luneur, il parco giochi che nella zona sud di Roma ha accompagnato i pomeriggi di generazioni e generazioni.
Dall’aprile 2008, una volta ordinata la serrata, poche le notizie filtrate, poche le certezze.
Per comprendere bisogna fare un salto indietro, tornare al 2007. Per più di quindici anni, la gestione del terreno proprietà della EUR S.p.A è stato della Lu.P.P.Ro S.p.A (Luna Park permanente di Roma).
Nel mese di marzo, vista la crescente situazione debitoria della Lu.P.P.Ro., subentra nella gestione del parco giochi una nuova società, la Sant’Eleonora 1924 S.r.l. Da lì a pochi mesi, esattamente al dicembre 2007, l’amministratore delegato della società subentrante, Achille Zavatta, promette e realizza una serie di innovazioni, tra cui:
* biglietto unico d’ingresso 22 euro (successivamente ridotto a 16)
* introduzione di attrazioni circensi, quali maghi, acrobati
* chiusura dei varchi secondari e realizzazione rete di recinzione
L’obiettivo più volte dichiarato era quello di portare il Luna Park al livello dei grandi parchi a tema della Romagna, con 800mila/1 milione di presenze l’anno e sostituzione delle vecchie attrazioni (quali il Legend e lo Sky Tower).
Alla fine del 2007 però il contratto di locazione arriva a naturale scadenza. Da qui i primi dubbi: per quale ragione la Sant’Eleonora subentrò nella gestione sapendo di avere solo 9 mesi la gestione? Per quale ragione l’amministratore delegato Achille Zavatta cominciò a parlare in grande del parco, sapendo del poco tempo a disposizione (lo stesso lo dichiarò apertamente nelle conferenze stampa)?
Arrivati così all’inizio del 2008, viste sempre più ridotte le presenze nel parco, considerati gli alti costi, la Eur S.p.A., titolare del terreno, avvia un bando di gara per l’affidamento della gestione, visto il mancato rinnovo della concessione alla Lu.P.P.Ro S.p.A.
Il bando, partecipato da 3 società (Lu.P.P.Ro S.p.A, Cinecittà Entertainment S.p.A. e SogePark S.r.l.), viene vinto dal colosso degli studios romani, la Cinecittà Entertaniment.
Successivamente a questa vittoria, la neo vittoriosa del bando, mai riesce ad entrare in reale controllo della gestione dell’area, visto il contenzioso che sorge tra la Eur S.p.A e la ex Lu.P.P.Ro sulla buona uscita che la uscente richiedeva alla proprietaria dell’area per abbandonare tutto. Un contenzioso acuito da una controversa e misteriosa situazione di debiti e crediti che una dice di vantare con l’altra, che scocca nella chiusura del 19 aprile 2008, quella che ad oggi è la chiusura definitiva.
Ufficiosamente la ragione della chiusura era stata ordinata dal Prefetto per “la messa in sicurezza della zona, lavori di adeguamento e messa a norme delle strutture”. In realtà, anche dalle vive parole dell’ex direttore del parco, Remigio Cona, emerge che “il parco rimane chiuso perché la Cinecittà Entertainment che ha vinto l’appalto vuole rilanciare l’area, ma non riesce ad entrarne in possesso, visto che è la Lu.P.P.Ro ancora a gestire l’impianto, con contestuale contenzioso tra le due società”.
Si arriva così alla storia recente, al 2009, dove Mauro Miccio, amministratore delegato della Eur S.p.A, annunciò l’imminente apertura (mai avvenuta) con stanziamenti di 16 milioni di euro, ed al 2010, dove le 450 persone rimaste senza lavoro, le intere famiglie rimaste per strada dall’oggi al domani, sono ancora in trattativa per risolvere questa annosa situazione.
Proprio collegato al discorso delle famiglie che dal giorno alla notte hanno perso il proprio lavoro: nello scorso febbraio 2010 l’Eur S.p.A e le cooperative sociali hanno firmato un protocollo d’intesa per l’occupazione dei lavoratori. Un piccolo passo, un piccolo aiuto per quegli esercenti in regola cui sarà garantita l’occupazione nelle attività di gestione e cura del patrimonio verde della stessa Eur S.p.A, con eventuale estensione ad aree verdi degradate nel quartiere.
Per il resto nessuno sa più nulla, nulla di confermato. A noi non resta che sperare, ma ormai appare sempre più remota la possibilità di ritornare e vedere girare quella ruota ormai da troppo tempo ferma.
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