

La periferia romana è un territorio vivo, pieno di luoghi che accolgono e raccolgono idee, sogni progetti. La periferia romana, soprattutto ad est, però, è anche un luogo dove si concentrano purtroppo i bisogni esistenziali (e tra questi prioritario quello di una casa), e quello di avere spazi in cui, per poter vivere e e poter fare cultura, valorizzando il territorio, non sia necessario forzare i cancelli che chiudono luoghi disabitati, fabbriche dismesse, per permettere insomma alle idee, ai progetti, ai sogni di trovare un luogo in cui potersi esprimere.
Il MAAM (Museo dell’Altro e dell’Altrove di Metropoliz) è uno di quei luoghi! Dal 2009 ospita uomini e donne provenienti da un Altrove, e artisti pronti e disposti a spendersi per un Altro, idee e sogni che possono diventare finalmente realtà grazie all’impegno di coloro che quotidianamente si spendono per far vivere, rivivere e valorizzare un ex sito industriale abbandonato.
In una recente intervista il neo Ministro degli Interni Salvini ha evidenziato come la presenza di luoghi illegalmente occupati nella Capitale siano una condizione di illegalità e una spesa sociale per la collettività, da qui la necessità di provvedere immediatamente allo sgombero di tutti gli stabili occupata, tra i quali, appunto anche il Maam.
Spendere o spendersi? Forse è questa la domanda da porsi, perché se da una parte è giusto rispettare la proprietà altrui (la sede del Maam è di proprietà di una società privata) e rispettare la legge che la tutela (la seconda sezione del tribunale civile di Roma con una sentenza ha dichiarato abusivo l’uso non autorizzato dei 19000 mq, comminando il pagamento da parte della Pubblica Amministrazione, ed in particolare del Ministero degli Interni, alla proprietà di circa 28 milioni di euro per l’inerzia del mancato controllo del sito), dall’altra però ci sono le ragioni di coloro che, aprendo e facendo vivere un sito dismesso e destinato al degrado ed al disfacimento lo hanno reso nel corso degli anni un polo culturale ed attrattivo in grado di generare cultura e vita sociale, parte di un grande percorso di rigenerazione e di valorizzazione che partendo dalla periferia est di Roma, siamo a Tor Sapienza sulla via Prenestina, arriva fino all’altro capo del mondo (numerosissimi ed importanti sono, infatti, gli artisti che nel corso del tempo del tempo si sono resi protagonisti di questa innovativa crescita culturale e sociale).
Certo quando si gestisce una situazione così complessa ad articolata come quella delle occupazioni in stabili di proprietà pubblica o privata, oltre ad impegnarsi negli sgomberi, elemento ad elevato tasso di conflittualità sociale bisognerebbe essere anche in grado di gestire le possibili soluzioni alternative sia abitative che culturali e di proporre visioni innovative. Oltretutto a poche centinai di metri dal MAAM è pronto, o sarebbe pronto, o sarebbe dovuto essere pronto, un luogo di ben più ampio respiro e possibilità di valorizzazione culturale: il Cerimant, un’enorme complesso militare destinato alle attività culturali del territorio e non solo.
Ad oggi, purtroppo, oltre agli annunci di prossima indizione dei bandi per l’avvio della nuova vita del Cerimant sono seguiti solo altri annunci, roboanti, di prossime azioni di sgombero dei numerosi centri sociali e culturali “abusivi” presenti nel territorio comunale.
A quando una nuova visione della valorizzazione del territorio? A quando la strombazzata “rigenerazione urbana delle periferie”? A quando una valida alternativa agli sgomberi per permettere alla cultura di continuare a vivere? Fino a quando la cultura, specialmente nelle aree più periferiche della città, sarà costretta ad essere abusiva per assenza di spazi?
Olga Di Cagno
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