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Master in “Didattica della Shoah” all’Università Roma Tre

L’inaugurazione del corso è avvenuta in Campidoglio lo scorso 25 gennaio

Non basta un giorno solo per ricordare le vittime della Shoah, lo sterminio degli ebrei perpetrato dal nazismo tra la fine degli anni ’30 e il 1945. E così, lontano da cerimonie e parate commemorative, un gruppo di ricerca internazionale diretto dal professor David Meghnagi presso il dipartimento di Scienze dell’Educazione dell’Università di Roma Tre ha istituito dopo una lunga sperimentazione il Master in “Didattica della Shoah”, presentato lo scorso 25 gennaio in Campidoglio e rivolto a laureati in qualsiasi disciplina.

Per i 35 candidati che avranno accesso al corso sarà “un’occasione di approfondimento interdisciplinare della trasmissione della memoria e del ricordo attraverso le generazioni e i processi di elaborazione della tragedia della Shoah”.

Salutato dal sindaco della capitale Walter Veltroni come “un virus positivo da diffondere” il Master si incentrerà sul valore della memoria, quella “leva formativa” che, secondo il preside della Facoltà di Scienze della Formazione Francesco Susi, è necessaria per non dimenticare e prevenire nuove forme di discriminazione.

Cinquecento le ore di attività che impegneranno gli allievi: un terzo di queste saranno lezioni frontali, il resto delle ore sarà dedicato alla ricerca, alla produzione di tesine e della tesi finale, e alla partecipazione a stage di alto livello.
Abbattere l’ignoranza del negazionismo attraverso lo studio e la formazione, sensibilizzare le giovani generazioni perché non ricorrano altre “Giornate della Memoria”, soffermarsi sul dialogo interculturale e interreligioso, confrontarsi insomma con la Shoah attraverso un iter pedagogico sarà l’obiettivo di questo progetto didattico nello sforzo di entrare in un interrogativo ancora irrisolto della storia del Novecento.

Diversi e unanimi gli interventi emersi durante l’inaugurazione, volti a ribadire il ruolo dell’insegnamento nel ricordo di una tragedia su cui ci si chiede ancora “come sia potuto succedere?”, ma soprattutto “da dove nacque lo scarso interesse per quanto si stava consumando tra Dachau e Birkenau, proprio a pochi chilometri di distanza dall’Italia?”.

Preoccupato Meghnaghi nel leggere un recente sondaggio in base al quale il 36% dei cittadini europei (in Italia il 34%) è dell’opinione che gli ebrei dovrebbero smettere di fare le vittime e di parlare della Shoah. Ed è per questo che “la pallina di neve – come è stato osservato – va fermata in cima alla montagna, prima che diventi valanga”.

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