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Mastro Titta per Silvio Berlusconi? – Il secondo “lapsus” di Ilda – Emilio come “al vin in dal fiasch”

Fatti e misfatti di maggio 2013

Mastro Titta per Silvio Berlusconi?

“La forca per Berlusconi – ha titolato a tutta pagina e a caratteri di scatola “Il Giornale”, commentando le richieste avanzate da Ilda Boccassini al termine della sua requisitoria – Condannato a morte”.

Bum! Domani, magari, “Il Giornale” titolerà che i giudici, i quali dovranno emettere la sentenza il 24 giugno prossimo, hanno già evocato, per eseguire la sentenza, il ritorno di Mastro Titta, il famoso boia dello Stato pontificio dal 1796 al 1864.

Il secondo “lapsus” di Ilda

“Quando Ilda Boccassini è giunta, nel processo cosiddetto Ruby, alle sue conclusioni – è stato comunque notato – di getto, nei confronti di Silvio Berlusconi, ha pronunciato la parola “condanna” (come se fosse un giudice a sentenza), ma poi si è subito corretta e ha modificato in “chiede la condanna” (come deve correttamente fare un pubblico ministero)”.

Non uno, dunque, ma due gli scivoloni nell’arringa di Ilda Boccassini: dopo il “lapsus” geografico e razzista su una Ruby “furba, di quella furbizia orientale propria della sua origine”, il “lapsus” della condanna clamorosamente freudiana nei confronti di Silvio Berlusconi. Ilda Boccassini, per carità, potrebbe avere costruito correttamente il suo impianto accusatorio in riferimento ai “fatti Ruby” e ai connessi “fatti Cavaliere”. Dovrebbe tuttavia attenuare la sua intransigente foga sovonarolesca e tenersi dentro i suoi rabbiosi sentimenti personali ogniqualvolta sia chiamata ad esercitare il suo ruolo terzo di magistrato. Per rispetto della legge, di imputati non condannati, ma anche di se stessa. Ad evitare, insomma, sospetti o, addirittura, accuse di “teoremi a prescindere”.

Emilio come “al vin in dal fiasch”

“Silvio non mi invita più – si è detto amareggiato l’ex direttore del Tg4, Emilio Fede – E mi sento solo”.

Ingrato Silvio, insomma. Ora, all’improvviso, non gli apre più le porte di quella villa di Arcore dove, pure, hanno trascorso giornate, soprattutto nottate, più che allegre. E il povero fido Fede è lì fuori che non capisce e si sente abbandonato come un povero Fido cane in autostrada. Ingrato Silvio, dunque, ma anche ingenuo Emilio. Il quale, evidentemente, non conosce questo realistico proverbio milanese: “Ul ben dal padrun l’è cumè al vin in del fiasch: incoeu l’è bon, duman l’è guast” (la riconoscenza del padrone è come il vino nel fiasco: oggi è buono, domani è guasto”. Specialmente se nella villa di Arcore certe giornate, soprattutto certe nottate, non si organizzano più come prima.

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