

Per non dimenticare l'uomo politico che "aveva capito tutto" prima degli altri e per questo ha pagato con la vita
«Io, il mio discorso l’ho fatto. Ora voi preparate il discorso funebre per me.». (Onorevole Giacomo Matteotti, Camera dei Deputati, 30 Maggio 1924)
“Le quattro e mezza del pomeriggio del 10 Giugno 1924. Alcuni testimoni dichiarano di aver assistito a una colluttazione all’interno di una vettura e di aver visto espellere quello che sarà riconosciuto essere il tesserino da Deputato dell’Onorevole Giacomo Matteotti.”
La voce di Ottavia Piccolo, le parole di Stefano Massini, i suoni dei Solisti dell’Orchestra Multietnica di Arezzo, per un appuntamento con la grande Storia.
Così ha inizio lo Spettacolo Teatrale intitolato “Matteotti, Anatomia di un fascismo”, scritto da Stefano Massini e interpretato da Ottavia Piccolo. Massini scrive questo suo lavoro su Giacomo Matteotti (1885-1924) prima del Centenario dell’assassinio del Deputato socialista da parte degli sgherri di Benito Mussolini e subito dopo avere scritto “Mein Kampf”, altro Testo teatrale che mette nitidamente in luce le paranoie del dittatore tedesco (che poi era nato in Austria) e quelle del nazionalsocialismo.
Lo Spettacolo accomuna di nuovo lo scrittore e drammaturgo fiorentino e l’attrice bolzanina, dopo il grande successo del Monologo del 2021 su Anna Politkovskaya, intitolato “Donna non rieducabile”. Quello su Giacomo Matteotti è un pezzo di Teatro civile che da qualche tempo sta girando l’Italia e che è assolutamente da non perdere.
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Quando si parla e si scrive di Giacomo Matteotti, Deputato socialista di Fratta Polesine (Rovigo) e Segretario del Partito Socialista Unitario, subito si arriva dal Discorso alla Camera dei Deputati del 30 Maggio del 1924 (che fu il suo ultimo discorso) al pomeriggio del 10 Giugno di quell’anno in cui – mentre si stava recando a piedi verso Piazza Montecitorio – Matteotti fu rapito e fatto salire a forza a bordo di una Lancia Kappa.
I suoi assassini – in seguito identificati come: Amerigo Dumini, Albino Volpi, Giuseppe Viola, Augusto Malacria e Amleto Poveruomo, tutti appartenenti alla Polizia politica del regime fascista (la cosiddetta CEKA) – agiranno su preciso ordine di Benito Mussolini. Dopo quel rapimento e la sparizione del Deputato socialista, Il salto temporale è di ben 60 giorni e così si arriva al 16 Agosto 1924, quando il corpo dell’Onorevole socialista verrà ritrovato, senza vita, nel bosco della Quartarella, situato nel Comune di Riano (Roma).
In quel suo ultimo discorso in Parlamento, Matteotti aveva denunciato i brogli elettorali operati dai fascisti durante le Elezioni del 6 Aprile 1924 e le violenze che gli squadristi neri avevano messo in atto prima, durante e dopo quelle Elezioni e per decine d’anni gli Storici avevano accreditato la tesi che il rapimento e l’uccisione di Giacomo Matteotti fossero dovuti a quella vibrante denuncia pubblica.
Ma le cose non stanno del tutto così. Certamente quella denuncia pubblica ebbe un certo peso nella decisione di Mussolini di sbarazzarsi violentemente e definitivamente dell’ingombrante Deputato socialista. Ma il motivo che decise per la fine di Matteotti è da ricercare nel Dossier a cui il Parlamentare socialista stava lavorando da tempo; Dossier che avrebbe svelato all’opinione pubblica un giro di tangenti in cui era coinvolto Arnaldo Mussolini (1885-1931), fratello minore del duce e – si scoprirà durante le indagini – proprietario della Lancia Kappa utilizzata per il rapimento di Matteotti.
A mettere in discussione la tesi del rapimento e al successivo assassinio legati esclusivamente a quel Discorso di denuncia ha pensato, verso la fine degli anni ’90 – il Professor Mauro Canali. Lo Storico romano ha infatti rintracciato negli Archivi statunitensi alcuni Documenti che comprovavano il giro di tangenti ricevute da Arnaldo Mussolini e da alcuni dignitari di Casa Savoia ad opera della Compagnia Petrolifera americana Sinclair Oil; tangenti versate per ottenere lo sfruttamento esclusivo di tutti i giacimenti di petrolio esistenti in Emilia Romagna e Sicilia per cinquanta anni, nonché l’esenzione totale dalle Imposte che avrebbero dovuto essere versate allo Stato italiano.
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La possibile presenza della Sinclair Oil sul mercato italiano aveva destato però la preoccupazione degli inglesi della Anglo Iranian Oil Company (Compagnia interamente controllata dal Governo britannico). Sempre secondo il Professor Canali poi, la Standard Oil americana avrebbe stipulato accordi segreti con la Sinclair Oil, delegando ad essa l’operazione commerciale e politica insieme, intrapresa in Italia e diretta a bloccare l’espansione inglese sul nostro territorio.
Tra i Documenti rinvenuti dal Professor Canali si trovano Lettere che provano come un certo Filippo Filippelli – Avvocato, cosentino fascista e personaggio molto influente e legato economicamente ad Arnaldo Mussolini, di cui gestiva i conti finanziari, e fondatore del Giornale Corriere Italiano del quale per un certo tempo fu il Direttore – che avrebbe ricevuto una prima trance di alcuni milioni di lire (cifra ingente per l’epoca) dalla Filiale italiana della Standard Oil cui avrebbero dovuto seguire altre rate di pagamento. Filippelli, dopo il rapimento di Matteotti, venne arrestato per espresso ordine di Mussolini e, una volta arrestato, confermò in Mussolini il mandante dell’omicidio di Matteotti. Dopo la guerra, esattamente nel 1947, Filippelli fu amnistiato e da quel momento di lui si perderanno le tracce.
A riprova della parte non secondaria che Filippo Filippelli ebbe nel rapimento e nell’assassinio di Giacomo Matteotti, sta anche il fatto che Filippelli entra in scena, come personaggio importante, nella ricostruzione di quel delitto fatta dal regista Florestano Vancini nel suo Film, “Il Delitto Matteotti”, del 1973.
A rendere più complessa la situazione fu l’inchiesta, che si aprì negli Stati Uniti, su una possibile corruzione portata avanti proprio dalla Sinclair Oil per ottenere il controllo di pozzi petroliferi nel Wyoming. L’inchiesta si concluse poi nel 1929, con la cancellazione della concessione a trivellare negli Stati Uniti e la condanna al carcere di un Senatore repubblicano, che aveva firmato la concessione stessa.
Questo scandalo negli Usa non ebbe però risalto sui giornali italiani, forse per non danneggiare gli accordi che si stavano per firmare. Nella primavera del 1924, gli accordi con la Sinclair Oil furono ratificati dal Governo italiano, in cambio quindi di tangenti. La Compagnia Petrolifera USA ottenne, inoltre, la rassicurazione che non sarebbero state fatte trivellazioni nel deserto libico da parte di Enti petroliferi italiani.
Questo accordo – secondo quanto riferisce il Professor Canali – fu pesantemente criticato dai governanti inglesi che decisero di consegnare a Matteotti, che aveva effettuato un viaggio in Inghilterra, un Dossier con le prove della corruzione. La tesi che legava l’omicidio di Matteotti al timore di denunciare la corruzione, fu ampiamente sostenuta dalla stampa inglese dell’epoca.
Il Daily Herald, Organo di stampa dei Laburisti accusò apertamente Arnaldo Mussolini, di essere tra i destinatari della tangente di 30 milioni di lire (cifra ingentissima per l’epoca) pagata dalla Sinclair Oil per avere la concessione. Mussolini decise allora di cancellare gli accordi con la Sinclair Oil nel Novembre del 1924.
Il 3 Gennaio 1925 – come è noto – Mussolini – con il famoso discorso in Parlamento noto come il “Discorso sul delitto Matteotti”” – si assunse, da solo, la responsabilità politica, morale e storica di tutto quanto era avvenuto, compreso l’assassinio del Deputato socialista.
“ […].”. “Ebbene, io dichiaro qui, al cospetto di questa assemblea, ed al cospetto di tutto il popolo italiano, che assumo (io solo!) la responsabilità (politica! morale! storica!) di tutto quanto è avvenuto. Se le frasi più o meno storpiate bastano per impiccare un uomo, fuori il palo e fuori la corda! Se il Fascismo non è stato che olio di ricino e manganello e non invece una superba passione della migliore gioventù italiana, a me la colpa! Se il Fascismo è stato un’associazione a delinquere (omissis), a me la responsabilità di questo, perché questo clima storico, politico e morale io l’ho creato.”. “[…]”. (Onorevole Benito Mussolini, Presidente del Consiglio dei Ministri, Montecitorio, Roma, 3 Gennaio 1925)
Secondo quanto ha dichiarato in una recente intervista il Professor Canali: “la vedova di Matteotti, Velia e i figli Giancarlo e Matteo non accusarono mai Mussolini neppure dopo la sua caduta e la sua uccisione né si costituirono parte civile al processo nel 1947 contro gli assassini quando il fascismo non esisteva più, in quanto il regime, presa coscienza della scelleratezza fatta, aveva comprato il silenzio della famiglia con circa due milioni delle vecchie lire trovandosi questa in gravi difficoltà economiche. In cambio la Famiglia Matteotti si sarebbe impegnata all’acquiescenza nei confronti del regime fascista. L’ultima prova del ravvedimento voluta dai fascisti fu che uno dei figli, Matteo, che fino ad allora era andato in scuole private, frequentasse una scuola pubblica, cosa che avvenne puntualmente diplomandosi al Liceo Mamiani di Roma. ”.
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Questa dunque – per intero – la storiaccia che precedette e seguì il rapimento e l’assassinio dell’Onorevole Giacomo Matteotti. Lo Spettacolo Teatrale di Stefano Massini e Ottavia Piccolo mi ha dato modo di rievocarla, ma se volete approfondirla non vi resta che leggere il Libro del Professor Mauro Canali, pubblicato una prima volta nel 2004, per i tipi della Editrice Il Mulino e rieditato nel 2024, sempre dalla Editrice Il Mulino.
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