Memoria femminile: rendere giustizia alle donne

Uno spettacolo e un libro di Concita De Gregorio
Ugo Fanti, Presidente della Sezione Anpi di Roma Aurelio-Cavalleggeri “Galliano Tabarini” - 9 Dicembre 2022

“Rendere” (dal latino “redde”, “dare indietro” e “re”, “cosa”) vuol dire “dare indietro qualcosa”, ma anche “restituire”; “raffigurare”; “far diventare”. Rendere giustizia dunque vuol dire restituire la giustizia negata, ma anche raffigurare chi quella giustizia non si è vista riconoscere in vita e far diventare reale la persona che quella giustizia ha chiesto e non ottenuto.

Questo fa Concita De Gregorio con il suo ultimo libro intitolato ”Un’ultima cosa” (Feltrinelli, 2022) in cui ci ricorda e ci racconta le storie di cinque donne, alcune note, altre meno, ma tutte emarginate e spesso ignorate: Donne, tutte scomparse, a cui dà la parola, in punto di morte, perché possano finalmente essere e dire la loro in piena libertà.

Prima di essere racchiuse nelle pagine di un libro quelle storie erano (e sono) il canovaccio di uno spettacolo teatrale che la De Gregorio ha pensato e scritto e porta in giro per l’Italia con la cantautrice Erica Mou.

Di loro la De Gregorio scrive: “Tutte, certamente, volevano avere voce. Essere vendicate direi, se questa parola non sembrasse aggressiva. Restituite al loro posto, forse suona meglio. Rinominate, nell’ascolto e nella cura. Del resto, tutti vogliamo solo questo, al mondo: essere visti, sentiti, capiti”.

  • “Ho preso il volo, alle quattro/E non voglio vedere adesso le vostre facce pendule/Dispiaciute di quel dispiacere sgomento, che vi esibite l’un l’altro/ Per dimostrarvi innocenti/ E perdonarvi di non aver sentito e non aver capito”.

È Amelia Rosselli a parlare al suo funerale, come immagina l’Autrice nel suo libro in cui, nel momento dell’addio, prende la parola un coro di donne speciali, poetesse, artiste, musiciste che l’autrice ha sfiorato, incontrato e cercato. Una parola libera, vera, quella del congedo, che diventa un’orazione ma anche un’invettiva. Così la Rosselli poetessa, musicista, figlia dell’eroe della resistenza Carlo Rosselli, assassinato in Francia, con il fratello Nello, su ordine di Mussolini nel 1937, si mostra in tutto il suo coraggio e fragilità, con quelle voci che la perseguitano.

Nel libro ci sono Lisetta Carmi, musicista, fotografa, mistica, morta a luglio 2022 che dice “sono stata ai bordi, li ho costeggiati tutti”. Cercata e trovata nella sua casa di Cisternino, in Puglia, la Carmi “mi ha offerto” – racconta la De Gregorio – “la possibilità, con la sua sapienza e la sua grazia straniera a questo mondo, di scrivere il suo congedo insieme a lei”.

E c’è Dora Maar, la musa di Picasso, pittrice, fotografa, che verrà sottoposta all’elettrochoc, con cui si apre il libro, conosciuta quando era bambina. Famose, poco o tanto conosciute, sono dodici donne delle quali la De Gregorio ha sentito e non ha potuto abbandonare la voce.

Incontriamo la scrittrice Silvina Ocampo, tra le più ricche e stravaganti donne d’Argentina; la pittrice autodidatta Carol Rama, della quale la De Gregorio ha avuto in dono uno schizzo da uno sconosciuto; la psichiatra visionaria Nise da Silveira, morta nel 1999. La fotografa Vivian Maier che parlava solo con i bambini e le cui ceneri sono sparse in un campo di fragole selvatiche. “Non penserete che sia qui per tenere un discorso/Non l’ho mai fatto in vita mia non lo farò adesso/ Come ciascuno di voi sa/Io parlo solo coi bambini” dice, con la penna e la voce dell’Autrice.

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Lungo il percorso incontriamo anche l’artista barbaricina Maria Lai, la scrittrice, pittrice e regista Lorenza Mazzetti, che l’Autrice credeva fosse una “luminosa dolorosa mendicante”; la musicista e cantastorie Rosa Balistreri, la fotografa Margaret Bourke-White e la pittrice Aloise (Lulu) Corbaz, internata in manicomio a 32 anni, della quale si era invaghito Jean Dubuffet.

Ogni capitolo del libro è accompagnato da un breve ritratto dell’artista o scrittrice protagonista e, in appendice, c’è una bibliografia essenziale per approfondire questo stupefacente viaggio nella storia di donne che hanno rappresentato per il mondo uno scandalo, sicuramente in anticipo rispetto alle convenzioni e alla società.

Le protagoniste sono tutte donne arrivate troppo presto o troppo tardi, che sono state messe al bando, escluse.

  • “Erba cattiva nel giardino buono, inopportune rispetto al decoro: perciò, da estirpare. Fonte di eresia, dunque di desiderio e di colpa. Il desiderio è la colpa”

scrive la De Gregorio. “Un’ultima cosa” è un modo per restituirle il loro posto e darle la voce in un’orazione funebre, è un’inversione riuscita dei discorsi d’occasione. E la stessa De Gregorio alla quale, come racconta, il padre aveva chiesto di scrivere per lui il suo necrologio, cosa che ha spiegato di non essere riuscita a fare, infine dice che “sarebbe bellissimo essere vivi al proprio funerale”.

 

Ugo Fanti, Presidente della Sezione Anpi di Roma Aurelio-Cavalleggeri “Galliano Tabarini”


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