Mezzo secolo fa il “Convegno sui mali di Roma”

Dal febbraio 1974 a oggi le disuguaglianze sono diminuite o aumentate? In ascolto per trovare soluzioni concrete e dare nuova speranza

Il Cardinale Angelo De Donatis – Vicario Generale del Papa – con una lettera ai romani, “La responsabilità dei cristiani di fronte alle attese di giustizia e di carità nella Diocesi di Roma”, in occasione del 50° Anniversario del Convegno Ecclesiale  ha rievocato il grande evento conosciuto come il “Convegno sui mali di Roma” del febbraio 1974. Nella comunicazione di 150 righe, viene ricordata in termini anche storici l’importanza e l’attualità di quel convegno, che fu un avvenimento memorabile per la comunità romana e coinvolse cittadini, associazioni e istituzioni, con oltre cinquemila partecipanti, più di settecento interventi nelle assemblee nei diversi settori della città e furono elaborati oltre trecento documenti delle numerosissime realtà romane presenti.

L’evento cadeva in un momento difficile per la Città  Eterna, e i tanti problemi irrisolti, dopo il convegno e il dibattito successivo, vennero chiamati “ i mali di Roma”, che si erano accumulati negli anni a causa anche di un forte incremento di abitanti (dal censimento 1951 a quello del 1971 i residenti erano aumentati nella Capitale di oltre novecentomila  persone, oltre un terzo della popolazione), e si dovevano trovare soluzioni adeguate, riducendo la conflittualità sociale sempre presente e spesso non governabile. Le difficoltà nelle periferie molto accentuate, i senza lavoro, gli immigrati del Meridione del nostro Paese, le baracche e i senza tetto, tanti poveri anziani e il terrorismo sempre più presente determinava un clima di paura; erano tutti aspetti che rendevano la vita di parte dei cittadini romani molto precaria e insicura.

In questo contesto storico e sociale il Convegno Ecclesiale rappresentò una grande novità non solo per la comunità romana ed ebbe una risonanza nazionale, anche se non mancarono gli scettici nei confronti dell’iniziativa della Diocesi di Roma. Venne ribadito il suo ruolo di Chiesa Locale senza interferenze e soprattutto postconciliare. Infatti nel Concilio Vaticano II annunciato nel 1959 da papa Giovanni XXIII e aperto nell’ottobre 1962, vennero discussi argomenti riguardanti sia la vita della Chiesa che la sua apertura alle istanze del mondo contemporaneo e moderno. I lavori conciliari terminarono a dicembre 1965, nella solennità dell’Immacolata da papa Paolo VI successore di papa Roncalli, scomparso a giugno del 1963.

Per richiamare alla memoria i ricordi, le intenzioni e l’atmosfera che animò i lavori del Convegno di cinquant’anni fa, il Vicariato di Roma ha promosso la settimana scorsa un incontro nell’Aula della Conciliazione a San Giovanni in Laterano, per avviare una riflessione sulla realtà romana odierna; da qui un invito a tutti al discernimento e all’ascolto, che si svilupperà nel corso di quest’anno, attraverso quattro incontri tematici in luoghi significativi di Roma, per concludersi a settembre con un appuntamento nella basilica lateranense per la definizione di nuovi progetti ed iniziative. 

I lavori dell’incontro sono stati introdotti e moderati dal cardinale Vicario Angelo De Donatis il quale ha auspicato che “la Chiesa di Roma riprenda lo spirito di partecipazione e consapevolezza di quell’evento ecclesiale e cittadino”, invitando tutti a fare “ogni sforzo senza cadere nel fatalismo sociale, e possa portare nuovi frutti”. In precedenza era stato letto un messaggio del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che oltre a richiamare il valore dell’assise del 1974, ha ribadito che “nel corso degli anni i richiami alla solidarietà, all’inclusione, all’accoglienza, all’assistenza conservano il loro valore e la loro attualità di fronte a nuove forme di emarginazione e di solitudine che sovente si affiancano a quelle antiche”. 

Nei saluti istituzionali del sindaco di Roma Roberto Gualtieri e del Presidente della Regione Lazio è stata dichiarata la disponibilità a trovare forme di collaborazione per una città più inclusiva. Il sindaco della Capitale, tra l’altro, ha ricordato che per quanto “incredibile, ci sono migliaia e migliaia di romani in zone dove non ci sono ancora le fognature e stiamo cercando di rigenerare quei quartieri portando servizi. Abbiamo bisogno di un laboratorio collettivo delle idee, non si può non partire dalle parti che sono in difficoltà: è la nostra bussola.” Il governatore del Lazio ha sottolineato che è “necessaria una rinnovata fase di confronto istituzionale che porti risultati per la città. Avere una Chiesa che comunque trovi nuovamente quella forza di dialogare rappresenta l’occasione per far crescere il modo in cui amministriamo.”

Sei autorevoli e significativi contributi sono venuti dagli interventi dell’incontro, che aveva come tema: “Disuguaglianze a 50 anni dal Convegno sui mali di Roma”. Don Federico Corrubolo, docente di Storia moderna e contemporanea, ha comunicato la disponibilità  dell’archivio sonoro del Convegno del ’74, registrato dall’ingegnere Franco Placidi, amico personale di don Luigi Di Liegro – uno degli artefici principali del convegno – ha una durata di 90 ore, con tutti gli interventi dei dibattiti dell’epoca. Nell’Aula sono stati ascoltati parti di interventi registrati il 13 febbraio 1974, al cinema Don Orione, moderati dal professore Bachelet, vice Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura, assassinato dalle Brigate Rosse nel 1980 all’Università La Sapienza di Roma. 

Lo storico e fondatore della Comunità di Sant’Egidio, Andrea Riccardi, ha ribadito che la Chiesa resta una risorsa importante, non più in una realtà ricca di soggetti organizzati, ma in un clima di frammentazione e di indifferenza, ove la Chiesa è ancora un fatto di popolo. Giuseppe De Rita sociologo e fondatore del Censis, che era tra i relatori del 1974, oltre a richiamare i valori dell’evento di cinquant’anni fa, ha sostenuto che oggi invece c’è il primato del personalismo, difficile da superare anche culturalmente. Luigina Di Liegro segretario generale della Fondazione Internazionale Don Luigi Di Liegro parlando della sua esperienza, si è soffermata sulle difficoltà della società odierna un tempo sconosciute, come le patologie dei ragazzi che riguardano la sfera emotiva e psicologica, il senso di inadeguatezza, l’apatia, le forme diffuse di ansia e depressione, vedendo nell’isolamento l’unica via di fuga dalle proprie paure.

La radiografia della città a 50 anni dai mali di Roma è stata illustrata da Pierciro Galeone, vice presidente della Fondazione Di Liegro, ricordando che gli abitanti della capitale sono in termini numerici circa 2.850.000 come nel 1974, le famiglie composte da una sola persona sono il 46%, il lavoro si è sviluppato nei servizi privati ma ha perso di qualità, i senza fissa dimora censiti sono 25.000, e le zone con redditi più bassi sono il V e il VI Municipio (il quadrante Est di Roma), questi alcuni indicatori delle fragilità esistenti. Il Direttore della Caritas Diocesana Giustino Trincia ritiene necessario aprire la stagione di un nuovo umanesimo, perché “non c’è futuro per Roma se i cittadini, con gli amministratori e con chi ha ruoli di responsabilità, non si convincono che servono scelte serie, coraggiose, continuative nel tempo, per riscattare dall’emarginazione troppe persone di ogni età, che sono gli scarti del nostro tempo”.

Questo incontro definito di “lancio”, rappresenta per la comunità romana l’occasione di un percorso per capire il futuro della capitale e renderla la “ città di tutti”, ove la speranza indicata da Papa Francesco per il Giubileo diventi una realtà. Senza ignorare le difficoltà da superare presenti nella nostra società, come l’indifferenza, l’individualismo e per certi versi l’ignoranza, intesa come non conoscenza dei mali presenti nel territorio.

 

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