Million Marijuana March per la libertà di cura e di consumo a Roma e nel mondo

Incontri e cortei nella capitale, il 6 maggio, in nome dell’antiproibizionismo

1- Il Million Marijuana March Roma 2006. 2- Il candidato della Rosa nel Pugno al Comune di Roma Mario Staderini.

Il 6 maggio in  200 città del mondo si è tenuta la sesta edizione italiana (la nona mondiale) della Million Marijuana March.
La tempestiva cancellazione del decreto-legge Fini-Giovanardi (L.409) e il superamento entro il 2006 della 309/90, con la totale depenalizzazione e desanzionamento dei consumi e delle condotte legate al consumo, sono gli obiettivi peculiari della mobilitazione.

Nella capitale l’iniziativa ha preso corpo fin dalla mattina alle 10 presso la Locanda Atlantide, in via dei Lucani 22b, con un incontro dibattito per discutere di “Terapeuticattiva, cannabis terapeutica e non solo”, a cui hanno partecipato numerosi rappresentanti delle istituzioni e degli enti locali.
Sono intervenuti, tra gli altri, Alessandro Buccolieri dell’Mdma, i pazienti impazienti del Pic, il tossicologo Nunzio Santalucia, lo psichiatra e responsabile del dipartimento SerT Sud, Benedetto Valdesalici, e Martin Schnelle, medico tedesco responsabile dell’Institute for clinical research.
“Vendiamo cannabis ai malati” dice il dottor Schnelle, fondatore anche del sito internet  www.hanfapotheke.org che promuove l’uso terapeutico della canapa indiana, “sfidiamo la legge e vendiamo marijuana a pazienti gravemente malati di sclerosi a placche e multipla, di depressione, glaucoma, anoressia, epilessia, asma, malattie autoimmuni o di Aids. Persone che, avendo sperimentato con poco effetto o scarsa tollerabilità le terapie convenzionali, per curarsi o lenire i sintomi, non sanno e non vogliono entrare in contatto con il mercato illegale”.

I promotori della prima farmacia solidale on line sono professori, medici e ricercatori universitari che insistono nel ritenere più efficace e meno pericolosa la pianta naturale di marijuana, rispetto ai numerosi farmaci già in commercio nel mondo a base di Thc, il suo principio attivo fondamentale. Va detto che, essendo una pratica illegale, non esiste ancora una statistica su quanti scelgono liberamente questo metodo di cura.

Donatori e pazienti della farmacia solidale possono, secondo la legge tedesca, essere tutti denunciati, ma grazie all’anonimato questo rischio è molto basso. Una recente perizia legale dell’Università di Brema ha stabilito, inoltre, che i fondatori di Hanfapotheke e i membri dei suoi ambienti solidali non sono facilmente perseguibili, dato lo stato d’emergenza dei pazienti e considerando due recenti sentenze che hanno dato ragione ad alcuni malati che si curavano con la cannabis.

Dottor Schenelle cosa pensa del recente rapporto con il quale la Food and Drug administration ha negato l’efficacia terapeutica della marijuana? Non si rischia di colpire così anche gli interessi di case farmaceutiche che producono medicine a base di Thc, come Marinol o Sativex, molto note negli Usa?

E’ una presa di posizione che ha motivazioni puramente politiche e riflette l’influenza conservatrice dell’amministrazione Bush. E’ una grossa bugia e va a colpire non tanto il Marinol (farmaco dal Thc sintetico con grosse controindicazioni, in commercio negli Usa dal 1994, ma utilizzato nella recente sperimentazione italiana avviata al Molinette di Torino e all’Umberto I di Roma, con la supervisione dell’oncologo Antonio Mussa di An ndr), quanto piuttosto il Sativex, che è un estratto della cannabis.

Perché è meglio usare direttamente la pianta di marijuana piuttosto che i farmaci che ne contengono il principio attivo?

La cannabis contiene oltre al Thc, anche altri cannabinoidi, come il Cbd, che agiscono in sinergia e la rendono più tollerabile. In alcuni casi, grazie alla migliore dosabilità, sono preferibili estratti di cannabis standardizzati rispetto alla pianta di marijuana grezza. E però ogni paziente dovrebbe avere la libertà di automedicazione attraverso la coltivazione in proprio.

Che peso hanno gli interessi delle case farmaceutiche nella guerra all’autoproduzione di marijuana?

Credo che sia sbagliato pensare a lobby di industrie farmaceutiche che premono contro la cannabis per paura di perdere profitti. Forse questo era vero nella prima metà del secolo scorso, ma oggi i grandi marchi farmaceutici non si sentono minacciati, anzi, credono che con la marijuana non si guadagni a sufficienza. Per questo accolgo con favore la nascita di farmaci che usano il Thc.

Perché secondo lei c’è questo accanimento contro l’uso e la produzione di cannabis?

C’è probabilmente un «effetto di richiamo» nella politica contro le droghe: i governi temono una «rottura dell’argine» se si aprisse alla legalizzazione della marijuana. Così la cannabis viene demonizzata perché diventa il capro espiatorio. Per questo noi dell’Iacm evitiamo sempre di sostenere una legalizzazione generalizzata.

Nel pomeriggio del 6 maggio una colorata massa di persone ha  preso parte alla street parade, partita da piazza della Repubblica per concludersi alla Bocca della Verità in serata. In testa lo spezzone no-oil, con biciclette, danzatori e giocolieri, poi a seguire i carri reggae sound system per far sentire la voce della Roma antiproibizionista.
Ha partecipato al corteo anche il candidato della Rosa nel Pugno al Comune di Roma Mario Staderini che crede profondamente nella legalizzazione  della marijuana e delle altre droghe: “Contro demonizzazioni e discriminazioni, contro la criminalità politica e comune. Occorre che anche Roma, come altre capitali europee, si apra a politiche alternative alla scelta proibizionista che le recenti leggi impongono” (www.mariostaderini.it).

Sulla Gazzetta Ufficiale n. 95, è stato pubblicato il decreto dell11/04/2006. Il testo fornisce le indicazioni dei limiti quantitativi massimi delle sostanze stupefacenti e psicotrope (170 in totale), riferibili ad uso personale delle sostanze elencate nella tabella 1 del testo Unico delle leggi sugli stupefacenti, prevenzione, cura e riabilitazione degli stati di tossicodipendenza. Il testo di riferimento è il decreto 309 del Presidente della Repubblica del 9 ottobre 1990, come modificato dalla legge 49 del 21 febbraio 2006, ai sensi dell’articolo 73 comma 1-bis.
La nuova legge sulla droga, quindi, diventa pienamente operativa: il decreto del ministero della Salute di concerto con quello della Giustizia entrerà in vigore tra 15 giorni.
Per arrivare alla definizione di queste quantità si è ritenuto opportuno utilizzare i valori relativi alla dose media singola efficace, incrementati in base a un moltiplicatore variabile in relazione alle caratteristiche di ciascuna sostanza, con particolare riferimento al potere di indurre alterazioni comportamentali e scadimento delle capacità psicomotorie.
Il provvedimento stabilisce, ad esempio, come limite massimo 250 mg di principio attivo per l’eroina, che corrisponderebbero a 1,7 grammi di sostanza lorda e a 10 dosi; 750 mg per la cocaina, cioè 1,6 grammi lordi e 5 dosi; 500 mg di cannabis, corrispondenti a 5 grammi lordi e a 15-20 spinelli.
Tra le altre sostanze più diffuse, l’ecstasy con 750 mg (5 compresse), l’amfetamina con 500 mg (5 compresse) e l’Lsd con 0,150 mg, cioè 3 "francobolli".

Va ricordato che la quantità non è l’unico parametro indicato dalla legge per definire se si tratta di consumo personale o di spaccio: ci sono anche la modalità di presentazione della sostanza e le altre "circostanze dell’azione", per esempio se si viene trovati in possesso di grandi quantità di denaro. Se l’autorità giudiziaria, quindi, decide secondo tutti questi parametri che la sostanza detenuta serve allo spaccio, scatta la denuncia penale.

La Million Marijuana March viene finanziata da la "Marc Emery Marijuana Seeds" il movimento mondiale x la liberilizzazione della cannabis, oltre al canale monotematico televisivo digitale www.pot-tv.net e la rivista cannabis culture e relativo sito web.
Sono anni che Marc finanzia con la vendita dei semi la Million Marijuanana March in tutto il mondo inviando ovunque manifesti flyer e adesivi o pagando le spese di tipografia nei vari paesi.

Gli USA chiesero senza ottenere l’estradizione di Marc Emery e di altri due attivisti antiproibizionisti per il commercio che effettuano on line di sostanze “proibite”. In base alle leggi del loro stato, il Canada, compiono al massimo reati minori passibili di una multa, hanno rischiato l’estradizione negli USA, dove avrebbero potuto arrivare a scontare l’ergastolo se non addirittura la pena di morte.

Prossimo appuntamento antiproibizionista a Perugia il 10 giugno.

Per ulteriori informazioni:http://www.millionmarijuanamarch.info/

Le foto presenti su abitarearoma.it sono state in parte prese da Internet, e quindi valutate di pubblico dominio. Se i soggetti o gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione, non avranno che da segnalarlo alla redazione che le rimuoverà.


Sostieni il nostro lavoro indipendente
Anche un piccolo contributo fa la differenza

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Scrivi un commento