

Da mesi il Municipio III preme sull’Inps affinché metta a disposizione del Comune gli alloggi con famiglie già dentro, così che possano essere acquistati e regolarizzati
Roma vuole comprare tempo e case. Sono oltre 600 gli appartamenti degli enti previdenziali che il Campidoglio si prepara ad acquisire, due terzi dei quali di proprietà Inps.
L’idea è chiara: trasformarli in edilizia sociale, aumentare lo stock abitativo e soprattutto salvaguardare chi, da anni, rischia di essere messo alla porta.
Ma se nei palazzi istituzionali si parla di piani e trattative, nei quartieri della Capitale il tempo scorre diversamente: lento, fatto di attese, telefonate, ufficiali giudiziari alla porta e famiglie che vivono sospese tra speranza e paura.
È quanto accaduto la mattina del 10 settembre a via Conca d’Oro, nel cuore di Montesacro. Una madre, una figlia e un bimbo di quattro mesi hanno visto il loro destino giocarsi in poche ore: da quindici anni abitano in un alloggio Inps, vuoto da altrettanto tempo, ma senza alcun titolo.
L’arrivo dell’ufficiale giudiziario sembrava segnare la fine, finché non è intervenuto l’assessore alle Politiche abitative del III Municipio, Luca Blasi, insieme all’Agenzia municipale per l’abitare e ad alcune realtà sociali. “Eravamo a un passo da uno sgombero forzato di una famiglia fragile”, ha raccontato Blasi.
La vicenda non è isolata. Da mesi il Municipio III preme sull’Inps affinché metta a disposizione del Comune gli alloggi con famiglie già dentro, così che possano essere acquistati e regolarizzati.

A marzo Blasi e il presidente Paolo Emilio Marchionne hanno scritto all’ente allegando un elenco di 25 immobili, tra cui intere palazzine, come quella di via Costantino Perazzi, e diversi appartamenti a via Monte Cervialto, piazza dell’Ateneo Salesiano e via Gabrio Casati.
“È surreale – denuncia Blasi –. Il Comune è pronto a comprare, ma intanto gli inquilini vivono assediati dagli sfratti, proprio quando si intravede una soluzione alla loro precarietà”.
Via Perazzi è l’esempio più evidente: tredici famiglie vivono lì da vent’anni, occupandosi della manutenzione e chiedendo invano una regolarizzazione.
A metà luglio l’ufficiale giudiziario si era già presentato per lo sgombero, fermato solo dalla mobilitazione di istituzioni locali e attivisti. Ma senza una decisione ufficiale dell’Inps, la spada di Damocle resta sospesa.
Ogni giorno, per queste famiglie, significa vivere nell’incertezza: da una parte la speranza che l’iter di acquisto del Comune vada in porto, dall’altra l’incubo di ritrovarsi in strada da un momento all’altro. Roma, intanto, prova a comprare case e tempo. Ma il conto, per chi vive dietro quelle porte, lo presenta la paura.
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