Nell’artigianato c’è posto per 162 mila dipendenti, ma 71 mila sono introvabili

Confartigianato lancia l’emergenza manodopera per parrucchieri, idraulici, addetti alla robotica, falegnami, sarti, fornai
Enzo Luciani - 1 Giugno 2008

Nell’artigianato le opportunità di lavoro non mancano: tanto che, nel 2007, il fabbisogno occupazionale delle aziende è di 162.550 persone.

Ma quasi la metà di questi potenziali dipendenti, ben 71.359, risultano introvabili. A lanciare l’emergenza manodopera nelle piccole imprese è Confartigianato. L’Ufficio studi della Confederazione ha infatti stilato una classifica delle figure professionali di cui gli imprenditori lamentano le maggiori difficoltà di reperimento.

Ai primi posti per il numero più elevato di professionalità richieste e non disponibili vi sono parrucchieri ed estetisti: ne servirebbero 7.970, ne mancano all’appello 4.718. Seguono a breve distanza gli idraulici: le aziende ne cercano 7.710, ma non se ne trovano 4.025. Ma i più difficili da reperire sono gli addetti alla robotica: è arduo reclutarne 1.043 a fronte di un fabbisogno complessivo di 1.400. Stessa sorte per i falegnami: le imprese dovranno rinunciare ad assumerne 2.679 su un fabbisogno totale di 3.670.

Gravi problemi per realizzare oltre la metà delle assunzioni previste dalle imprese anche per quanto riguarda i carpentieri (ne servono 2.890), meccanici e autoriparatori (il fabbisogno delle imprese è di 2.800 addetti) sarti, modellisti e cappellai (potrebbero trovare lavoro 2.460 persone), fornai e pastai (2.310 gli addetti necessari).

Un fabbisogno occupazionale, quello dell’artigianato, che gli imprenditori si impegnano a soddisfare curando molto gli aspetti della formazione: infatti, nel 2006 hanno dedicato 103 milioni di ore ad insegnare il mestiere ai nuovi dipendenti e hanno speso 1,6 miliardi, vale a dire il doppio rispetto agli 875 milioni di euro spesi in formazione dei dipendenti da parte delle grandi imprese.

In particolare, l’apprendistato rappresenta un fondamentale contratto a contenuto formativo e uno dei canali privilegiati per l’assunzione a tempo indeterminato. Secondo un’indagine condotta da Confartigianato su un campione di circa 1.600 imprese con meno di 20 addetti, artigiane e non, il 70,1% degli apprendisti attualmente in azienda verrà assunto. Un dato
confermato anche da quanto avvenuto in passato: concluso il periodo di formazione, il 71,4% degli imprenditori ha proposto agli apprendisti di continuare a lavorare in azienda e nel 54,5% dei casi l’apprendista ha accettato.

Che l’artigianato sia un serbatoio di occupazione stabile lo dimostrano altri dati forniti da Confartigianato: nel 2006, le aziende fino a 19 addetti hanno creato 361.000 posti di lavoro, mentre le grandi imprese ne hanno persi 114.000 e le medie imprese 17.000. Inoltre, nelle piccole imprese viene utilizzato in modo intensivo il contratto a tempo indeterminato. Infatti, mentre il lavoro a tempo indeterminato interessa l’86,4% del totale dei 16.961.000 dipendenti italiani, questa quota nelle piccole imprese con meno di 20 addetti sale al
90,7%.

Per quanto riguarda il lavoro a termine (che somma i contratti di collaborazione continuativa, i prestatori d’opera occasionale e i dipendenti a tempo determinato), Confartigianato
fa rilevare che il totale dell’economia presenta una quota di lavoratori a termine sul totale degli occupati pari al 12,2%. Questa percentuale nelle piccole imprese con meno di 20 addetti scende di oltre quattro punti, con un valore pari al 7,7%.


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