Non dico un filo di bugia

Al Teatro Hamlet di via Alberto da Giussano dal 22 al 24 marzo 2019 una "rivisitazione ironica, divertente, onirica e a tratti malinconica della storia di Pinocchio"
Redazione - 20 Marzo 2019

Dal 22 al 24 marzo 2019 andrà in scena al Teatro Hamlet di via Alberto da Giussano 13 una “rivisitazione ironica, divertente, onirica e a tratti malinconica della storia di Pinocchio. La storia di una crescita personale”.

Lo titolo dello spettacolo preparato dalla Compagnia Altrove è “Non dico un filo di bugia” ed è liberamente tratto dalla favola di Collodi.

L’esibizione sarà alle ore 21.00 il venerdì ed il sabato, mentre la domenica alle ore 18.00.

Rimangono pochi biglietti per le 3 date e si possono richiedere al Teatro Hamlet 0694842463 o telefonando alla Compagnia Altrove 3494923248. Il contatto mail invece è altrovecompany@gmail.com.

Sul palcoscenico si alterneranno Alberto Albertino, Roberto Belli, William Calvanese, Maria Caso, Cesare Ceccolongo, Carlo Colella, Antonella Petrone, Sandra Rossi e Deborah Armenia (Pinocchio).

L’adattamento e la regia sono di Cristina Frioni.

Note di regia

La favola del burattino di legno è tra le opere italiane più rappresentate soprattutto nelle messe in scena rivolte ai più piccoli. Ma Pinocchio, come molte delle storie che conosciamo, non è solo una favola per bambini. È la storia di una crescita personale ed i personaggi incontrati, seppure dietro sembianze animalesche o fantastiche, rappresentano le varie sfaccettature del nostro mondo.

Pinocchio è patrimonio di una memoria collettiva che accomuna grandi e piccini. Più o meno consapevolmente ognuno di noi riveste i ruoli dei personaggi descritti da Collodi o ha vissuto esperienze affini: abbiamo tutti il nostro saggio e noioso Grillo parlante che ci ricorda che faremo la fine di Lucignolo o un Geppetto borioso e apprensivo che ci ama; una Fata, premurosa e accogliente, in grado di svelare ogni nostra piccola bugia o loschi individui che vogliono truffarci.

Per questi motivi “Non dico un filo di Bugia” è uno spettacolo senza età, dove i bambini potranno rivedere la storia nota, anche le avventure e le emozioni spesso eliminate nei cartoni animati, e gli adulti potranno immedesimarsi in quel burattino che per diventare grande ed avere un cuore, ma anche autonomia e consapevolezza, ha dovuto affrontare varie dis-avventure.

La scena si apre con un ciocco di legno al centro, fulcro della trama di una storia ben più grande di quanto lo stesso Pinocchio potesse immaginare.

Burattino rigido, appena creato, impara ben presto a muoversi e a ribellarsi.  Mosso da curiosità ed indolenza va alla scoperta del mondo, in buona fede in verità, ma a volte i buoni proposito non bastano.

La maschera a rappresentare un carattere già ben delineato del burattino: dispettoso, irriverente, ma anche generoso e amorevole. Una maschera che, tuttavia, cela il volto del bambino.

Due case i luoghi sicuri per Pinocchio, quella di Geppetto e la casa della Fata. Non perché luoghi perfetti, ma perché luoghi sinceri e protettivi. Nel centro la strada, il mondo. Lì, da solo, Pinocchio deve prendere delle decisioni, accettare o rifiutare, affrontare o cedere alle lusinghe.

C’è l’ironia di una burattino impertinente e dispettoso, ma anche la malinconia e la tristezza del bambino che affronta la perdita delle persone amate o il terrore della violenza, la paura. E poi la resilienza, l’ottimismo e la tenacia di cercare il lato positivo anche se le disavventure sono davvero tante.

Pinocchio scioglie gradualmente i nodi di quei fili invisibili che lo trattengono nel suo essere un burattino. Finalmente toglie la maschera e scopre un cuore che batte proprio come quello del suo babbo. Ora sì che può affermare il suo “Non dico un filo di bugia”.

 

Il Pinocchio che è dentro ogni italiano

Una rilettura del direttore di Abitare A del capolavoro di Collodi, sempre benefica e che ci fa capire alcuni aspetti connaturati profondamente in noi

 


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