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Notte al freddo per un permesso di soggiorno: la fila infinita davanti all’Ufficio Immigrazione di Roma

Cartoni, freddo, pioggia e speranza: decine di persone dormono sul marciapiede di via Patini

Sul marciapiede di via Teofilo Patini, a Tor Sapienza, la scena si ripete ogni notte. Tra cartoni di fortuna teli di plastica e coperte, centinaia di persone dormono davanti all’Ufficio Immigrazione della Questura di Roma, in attesa di poter entrare.

Uomini e donne arrivati da ogni parte del mondo, stretti nel silenzio e nella speranza di un documento che cambi il corso della loro vita.

Sono qui da venerdì”, racconta Maria, 38 anni, peruviana. Tiene in mano un bigliettino con scritto il numero 31. “Dormo per strada, anche sotto l’acqua. Non abbiamo bagni, non c’è un posto dove lavarci. Ma se vado via, perdo il turno”.

Due code e un solo cancello

Davanti all’edificio, spiega Nella Converti, consigliera comunale del Pd e presidente della Commissione Politiche Sociali di Roma Capitale, si formano due file distinte:

Da una parte chi deve rinnovare il permesso di soggiorno, dall’altra chi prova a fare richiesta d’asilo per la prima volta. Solo una trentina riesce a entrare ogni giorno. Gli altri restano qui fuori, anche una settimana, senza servizi igienici, senza acqua, senza riparo”.

Accanto a lei, c’erano anche attivisti di Asgi, Spazi Circolari, Attiva Diritti e la senatrice Cecilia D’Elia.

Quando arriva un parlamentare, la fila si sblocca

L’arrivo della senatrice ha avuto un effetto immediato: in poco tempo l’ingresso si è “magicamente” velocizzato.

“In mezz’ora hanno fatto entrare tuttiride amaramente uno dei volontariun miracolo!” – “Evidentemente aggiunge una ragazzabasterebbe far venire un parlamentare ogni mattina per risolvere tutto.”

Ma dietro il sarcasmo resta l’amarezza di chi, ogni giorno, assiste allo stesso copione. “È un ‘Squid Game’ burocratico — denuncia Mattia Gregorio, dell’Usb — in cui le persone rischiano la salute, pur di ottenere un documento. È disumano.”

Un copione che si ripete

Quando il sole tramonta, la strada si riempie di nuovo. Le stesse facce, le stesse coperte, la stessa attesa. Domani, all’alba, la fila ricomincerà a crescere, ordinata solo da bigliettini scritti a penna e da una speranza che sembra non tramontare mai.


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