

A Velletri, Rocca di Papa e nei Castelli Romani
A Velletri la notte di San Giovanni, prima della festa in campagna, si spazzava accuratamente lo spazio davanti a casa, e poi si lasciava davanti alla porta la scopa rivolta al contrario – si sa che le streghe erano costrette da uno strano maleficio matematico a contare tutti le festuche della scopa e di conseguenza a perdere tempo, finché l’ alba illuminava i colli vicini e il potere malefico le abbandonava. Così Giuseppe Gioachino Belli :
Tutte le sere, io e la maestra
ar meno pe’ sarvà li fiji nostri
Je mettemo la scopa a la finestra
In più si potevano spargere chicchi di sale sulla soglia o addirittura tirare fuori un grosso sacco di grano di modo che le streghe, prese dal bisogno insopprimibile di contare, ammaliate da tutti quei chicchi, avrebbero avuto un lungo minuzioso lavoro di conta da svolgere l’intera notte, non potendo così entrare in casa per compiere malefici.
Se qualche coraggioso avesse avuto voglia di vederle, doveva recarsi ad un quadrivio e lì appoggiare il mento su un bastone biforcuto o sui rebbi di un forcone: le avrebbe potute scorgere sorvolare il cielo verso il sabba del noce di Benevento. (Le idee del quadrivio come luogo d’ incontro o di passaggio delle streghe e quella del bastone biforcuto sono comuni a molte regioni italiane – ne scrive anche Michele Placucci riguardo alle usanze romagnole dell’ottocento).
A Rocca di Papa la notte delle streghe era piuttosto quella di Natale. In quella notte era sicura la loro presenza per le strade e per questo si vedevano passare alcuni uomini armati di una scopa o di un forcone – così mi ha raccontato mio padre nato a Rocca di Papa nel 1901, che da bambino non riusciva a capire il motivo di quell’armamentario proprio durante quella notte. Se le streghe fossero entrate in chiesa – era probabile, considerato che erano donne comuni all’apparenza, che di giorno si comportavano proprio come tutte le donne del paese, lavoravano in casa e nelle vigne, andavano ad attingere acqua alle fontane ed era questo il vero motivo di inquietudine e di pauroso sospetto- bisognava lasciar cadere un pettine nelle acquasantiere ai lati del portone della chiesa. In tal modo le donne streghe non avrebbero potuto varcare la soglia della chiesa per uscire e si sarebbero dovute rivelare, implorando un conoscente affinché togliesse i pettini dall’acqua benedetta.
Comune all’immaginario popolare di tutti Castelli è la trasformazione delle streghe in gatti, gatti neri che di notte – il mondo delle streghe è un mondo notturno – entrano nelle stalle per cavalcare i cavalli, portarli lontano e ricondurli, la mattina dopo, sudati e stanchi. Ma questa è una storia da raccontare un’ altra volta.
Roberto Zaccagnini, Le tradizioni velletrane, feste e ricorrenze, riti e superstizioni, Edizioni Scorpius, Velletri, 2001
Maria Pia Santangeli, Streghe, spiriti e folletti – L’ immaginario popolare nei Castelli Romani e non solo, Edilet ( Edilazio letteraria ), Roma, 2013
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