Occupato uno stabile sull’Ostiense: lievi scontri fra attivisti e le forze dell’ordine

Gregorio Staglianò - 5 Febbraio 2017

Tensione in via Silvio D’Amico, dove questo pomeriggio circa 300 manifestanti hanno occupato lo stabile che ospita l’Istituto previdenziale degli Architetti e degli Ingegneri, al numero 53, fra la facoltà di Scienze Politiche di Roma Tre e quella di Economia. Il palazzo, proprietà dell’Inarcassa, dismesso da anni, è stato circondato dalle Forze dell’Ordine che hanno intimato alle sigle e ai movimenti per la casa, di sgomberare. Negativa la risposta degli occupanti, che si sono riversati per strada, sventolando striscioni perfino dal tetto dello stabile.

Con le ultime luci del giorno, oltre ad una massiccia presenza delle forze dell’ordine in tenuta antisommossa, è giunto sul posto l’Assessore capitolino all’Urbanistica, Paolo Berdini che ha incontrato i manifestanti e ha promesso loro un tavolo di lavoro con l’assessore regionale Fabio Refrigeri, sotto la pressione delle sigle e dei movimenti protagonisti dell’occupazione che chiedono “una comunicazione ufficiale”.

Sebbene ci siano stati lievi scontri con le Forze dell’Ordine, i manifestanti non sembrano intenzionati a lasciare il presidio di via Silvia D’Amico, che intanto è stata chiusa al traffico, anche se la Polizia è riuscita a occupare l’atrio al piano terra dell’edificio, barricandosi difronte l’entrata principale. L’occupazione sarebbe la risposta dei Blocchi Precari Metropolitani allo sgombero delle 70 famiglie sulla Prenestina dello scorso 20 gennaio.

In un comunicato al vetriolo, i BPM si chiedono “chi è oggi più fragile socialmente di chi ha perso o sta per perdere un alloggio? E sono davvero molti in questa condizione a Roma, sia per motivi di reddito insufficiente, precario o inesistente sia perché licenziati o in procinto di esserlo. A fronte di questa realtà e ad un mare di alloggi e stabili vuoti, comprese le 17 proprietà confiscate alle mafie che aspettano di essere utilizzate, l’inerzia colpevole del Governo e delle amministrazioni locali sta lasciando la questione abitativa e la sua soluzione nelle mani della Prefettura e della Questura. Il grande numero di sfratti, la ripresa degli sgomberi e l’aumentato controllo sulla popolazione migrante e non solo, soprattutto nella periferia metropolitana, lasciano intendere una lettura sospettosa della quotidiana lotta in difesa di diritti primari sempre più compressi. Il disagio sociale viene considerato un pericolo da sorvegliare e da reprimere, piuttosto che risolverlo e superarlo.”

L’azione dei movimenti per la casa si inserisce in un contesto molto più ampio di iniziative e mobilitazioni per la riappropriazione di stabili pubblici e privati confiscati alla criminalità o dismessi, che infiamma Roma da almeno un decennio.


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