Occupazione delle scuole o strategia alternativa?

Gentile direttore

le chiedo la cortese pubblicazione di questa riflessione sull’occupazione delle scuole e su un’eventuale strategia alternativa.

Oggi, come “ieri”, gli studenti occupano le scuole che frequentano. Protestano perché gli edifici, nei quali ogni giorno seguono le lezioni, sono fatiscenti; perché le aule sono insufficientemente riscaldate; perché i programmi scolastici sono lontanissimi dal mondo dei giovani; perché a scuola manca il momento del confronto e il lavoro di squadra.

Carenze reali, alle quali, però, l’occupazione della scuola difficilmente riuscirà a trovare rimedio, dovrebbero sapere gli studenti, dal momento che gli interventi di recupero e di manutenzione degli edifici scolastici possono essere autorizzati, previo sopralluogo e assegnazione dell’appalto, solo dal sindaco del comune, sul cui territorio si trova la scuola, in necessità di ristrutturazione o di riparazioni straordinarie. Come del resto non si riuscirà a riscaldare di più gli ambienti scolastici, se, per contenere l’inquinamento atmosferico, i caloriferi sono stati tarati per emanare calore non superiore ai 20°C. Solo da una disposizione ministeriale, con  conseguente nomina di una commissione investita del compito, per un congruo arco di tempo, potrà derivare l’aggiornamento dei programmi scolastici, per renderli più aderenti a questo momento storico, all’attuale  connotazione della società e alle esigenze dei giovani, mentre per il ricorso ad una didattica moderna, che si avvalga delle strumentazioni tecniche e dei sussidi di ultima generazione, si richiede che in Parlamento venga approvato un maggiore stanziamento di fondi. Più fondi serviranno anche per ristrutturare il servizio scolastico, al fine di renderlo effettivamente interattivo. In ogni scuola, lezioni di 50 minuti non potranno mai offrire spazio al confronto, al lavoro di squadra, all’addestramento, all’iniziativa individuale e di équipe, alla specializzazione e alla preparazione all’esercizio di una professione. Occorre, in ogni istituto scolastico,  aumentare il tempo scuola, la dotazione del personale docente e non docente, creare mense, allestire, con attrezzi sportivi plurimi, più di una palestra e organizzare tirocini esterni di indirizzo professionale, con costante presenza ed esercizio di sorveglianza di un perito, nominato dalla direzione scolastica.

Potrà, quindi, la semplice occupazione della scuola mettere in moto il complesso iter che dovrebbe portare a rimediare ad ognuna delle carenze indicate e ad eliminare ciascuna delle  criticità denunciate? Forse, la battaglia, per raggiungere i diversi obiettivi, va combattuta all’interno della scuola. Frequentando le lezioni, studiando, si avrà modo di mettere a fuoco le varie problematiche e di individuare quanti hanno competenza per promuoverne la rimozione. Il confronto con i coetanei e l’aver coinvolto nella battaglia gli operatori scolastici contribuiranno ad insegnare ad illustrarle con un’esposizione chiara, corretta, concisa ma esaustiva. Domande, petizioni, esposti a firma di tutti gli alunni della/e scuola/e  inviati alle istituzioni responsabili per posta elettronica, in continuazione, a valanga, impediranno che le richieste possano venire ignorate. Non è improbabile che capacità organizzativa, serietà, impegno e tenacia premino gli studenti che riescono a lottare per risolvere i problemi della scuola, senza disertare le lezioni scolastiche.

Annarita Pellegrini


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