

Fino al 18 febbraio alla Galleria Faleria, oli, acquarelli e opere grafiche
E’ stata inaugurata il 14 gennaio nella Galleria Faleria, in via Faleria 49, la mostra retrospettiva dell’artista Fabrizio Clerici (1913-1993). La mostra resterà aperta fino al 18 febbraio e presenta circa cinquanta opere tra oli, acquarelli e opere grafiche.
Difficile definire Clerici: architetto, pittore, scultore, incisore, scenografo, sono solo alcune delle accezioni che gli appartengono. La sua poetica affonda le radici nel surrealismo e nella ricerca metafisica, tanto da essere considerato all’unanimità come uno dei maggiori esponenti italiani di queste correnti. Temi ricorrenti delle sue opere sono il mito, la trasfigurazione, il sogno, il viaggio, il magico e leit motiv di ogni sua rappresentazione è l’architettura – suo ambito ‘naturale’ visto che Clerici ‘nasce’ prima di tutto come architetto – che fa da sfondo alle sue visioni ora oniriche, ora utopiche.
Nato nel 1913 a Milano, Clerici ha compiuto i suoi studi a Roma dove si è laureato presso la Scuola Superiore di Architettura (1937). Il suo interesse però subisce quasi subito una virata decisiva verso la pittura. È a Roma che conosce e diventa amico di Alberto Savinio, mentre più tardi conoscerà a Milano il fratello De Chirico e il dadaista Tristan Tzara. Leonor Fini fa parte della sua intima cerchia di amicizie così come tanti professionisti del teatro e del cinema di quegli anni – Cinquanta e seguenti – con i quali ha spesso occasione di collaborare in veste di scenografo, è il caso di Giorgio Strehler, Federico Fellini, Luchino Visconti o Luigi Squarzina, solo per citarne alcuni.
La serie di mostre in Italia e all’estero dedicate a questo autore è ormai lunghissima come lunga è la lista di critici illustri che hanno recensito la sua opera: da Federico Zeri a Giulio Carlo Argan, da Carmine Siniscalco a Claudio Strinati, a Maria Teresa Benedetti, Vincenzo Consolo, per rimanere nel panorama italiano.
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