

In questo scenario, solo alcune realtà con concessioni consolidate sembrano in grado di garantire una partenza regolare
La data c’è, ma l’estate resta un’incognita. Il Campidoglio ha fissato al 17 maggio l’apertura ufficiale della stagione balneare 2026, ma a poche settimane dal via il litorale romano appare tutt’altro che pronto. Tra sequestri, contenziosi e ritardi amministrativi, il mare di Ostia rischia di presentarsi ai nastri di partenza con stabilimenti chiusi e servizi ridotti.
Nella zona più naturale e protetta del litorale, a Capocotta, la situazione è ancora incerta. Alcuni storici chioschi sono finiti nel mirino per presunti abusi edilizi legati a strutture prive delle necessarie autorizzazioni. Per alcune realtà si apre uno spiraglio di regolarizzazione, ma per altre il futuro resta appeso a verifiche e procedimenti in corso.
Ancora più complicato il quadro ai Cancelli di Castelporziano. Qui i ritardi si sommano: concessioni non definite, contenziosi aperti e problemi logistici hanno già compromesso la scorsa stagione, partita a ridosso di Ferragosto. Quest’anno, tra strutture inutilizzabili e servizi essenziali ancora da garantire, il rischio di un nuovo avvio in ritardo è concreto.

Lungo il litorale di Ostia, la fotografia è quella di una rete balneare frammentata. Diversi stabilimenti non riapriranno a causa di provvedimenti giudiziari, mentre altri devono fare i conti con sequestri parziali che limitano l’utilizzo di piscine, cabine o parcheggi.
A complicare il quadro si aggiungono ordinanze di demolizione e ingiunzioni per opere considerate abusive. In parallelo, alcune strutture risultano gravemente danneggiate dall’erosione costiera o da atti vandalici, rendendo necessarie opere di ripristino che difficilmente potranno essere completate in tempi brevi.
Sul fronte amministrativo, la partita delle concessioni resta aperta. Il passaggio tra vecchi e nuovi gestori si sta rivelando più complicato del previsto: in diversi casi i concessionari uscenti stanno smontando attrezzature e impianti, contestando gli indennizzi ritenuti insufficienti.
Una situazione che rischia di rallentare ulteriormente le riaperture. Anche laddove siano stati individuati nuovi assegnatari, i tempi tecnici per rendere operative le strutture entro metà maggio appaiono sempre più stretti.
In questo scenario, solo alcune realtà con concessioni consolidate sembrano in grado di garantire una partenza regolare, assicurando almeno i servizi essenziali ai bagnanti.
Per il resto, molto dipenderà dalle decisioni del TAR del Lazio, chiamato a pronunciarsi sui ricorsi legati ai bandi. Le sentenze attese tra fine aprile e metà maggio potrebbero cambiare radicalmente il quadro, ma con il rischio di arrivare a stagione già iniziata.
Intanto, tra incertezze e ritardi, l’estate romana resta appesa a un filo.
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