Ostiense, arriva il sì alla riqualificazione degli ex Mercati generali. Critica l’opposizione

Progetto da 380 milioni di euro con la partecipazione dell'americana Hines

Una pioggia di soldi lunga sessant’anni. È questa, in estrema sintesi, la prospettiva che attende Hines, il colosso immobiliare americano che realizzerà la trasformazione totale degli ex Mercati Generali di Ostiense: un investimento da 380 milioni di euro che, secondo le stime dell’opposizione in Campidoglio, potrebbe fruttare al privato un utile complessivo di 1,1 miliardi di euro entro la fine della concessione.

Un guadagno colossale che, alla vigilia del voto in Assemblea Capitolina, ha acceso la miccia della polemica politica e sollevato una questione che scuote la Capitale: quanto costerà davvero vivere nella futura “Città dei Giovani”?

I numeri della discordia sono due: 600 euro al mese per un posto letto “calmierato”, e 1.200 euro a prezzo pieno. Prezzi giudicati fuori mercato da studenti, associazioni universitarie e anche da una parte della stessa maggioranza che ha approvato il progetto.

Già nei giorni precedenti al voto, il centrosinistra stava lavorando a una correzione di rotta, sotto la pressione delle associazioni come Cambiare Rotta e Studenti alla Terza, che hanno bollato le cifre come una speculazione su chi non può permettersela.

In effetti, l’intera operazione è stata riconosciuta come di interesse pubblico, con tutti i benefici che ne derivano per il privato: nessun onere urbanistico, concessione per sei decenni, diritto di superficie in mano al Comune solo a partire dal 2085.

“La matematica non è un’opinione,” ha detto in aula Giovanni Quarzo, capogruppo di FdI:

Con 32 milioni l’anno di incassi e 7 milioni di spese, il privato rientra dell’investimento in massimo 18 anni. Se dimezza i canoni, perde appena 100 milioni: non mi pare un esproprio socialista.”

Fabrizio Santori (Lega) è stato ancora più critico:

“Con questa fretta, non c’è stata vera discussione. Il rischio è di aver usato gli studenti come alibi per generare utili e non per risolvere la crisi abitativa.”

Ora il Pd cerca di rimediare

Il Pd si è rimboccato le maniche e ha dato retta agli studenti, mettendosi a lavorare su un ordine del giorno, approvato in aula, che chiede al sindaco Roberto Gualtieri innanzitutto di lavorare a una riduzione dei canoni, a un ampliamento della quota calmierata (più dei 544 posti letto attualmente previsti), magari valutando la possibilità di un intervento economico dell’amministrazione.

Poi, a intavolare un discorso con DiSCo Lazio, l’ente regionale per il diritto allo studio, utile alla sottoscrizione di una convenzione per assegnare i posti letto ai più bisognosi, pensando di conseguenza a un bando pubblico. Insomma, un dietrofront fragoroso, o ancor più banalmente una feroce presa di coscienza dei dolori che saranno (politicamente) qualora il centrosinistra non avesse preso in mano la situazione tentando il tutto per tutto.

Incassata l’approvazione della delibera, la palla torna al Sindaco Gualtieri, che dovrà convincere Hines a rivedere i canoni al ribasso, senza però mettere a rischio la tenuta del piano economico-finanziario. Un’impresa tutt’altro che facile.

Intanto, l’Autorità nazionale anticorruzione (Anac) ha aperto un fascicolo per verificare la sostenibilità del progetto e le clausole dell’accordo, molte delle quali non sono ancora pubbliche.

Una partita ancora tutta da giocare, in cui la posta in palio non è solo un complesso immobiliare, ma la credibilità delle politiche urbane romane verso le nuove generazioni.

E mentre gli studenti aspettano risposte, l’unica certezza resta il profitto. Per Hines, Roma promette di essere una scommessa vincente. Ma per chi la abita, studia e cerca casa, la partita è appena cominciata.


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