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Parco dei Bambini, una chiusura inevitabile

Un atto dovuto la determina di decadenza della convenzione per l'asilo della Bufalotta

L‘Asilo “Parco dei Bambini” su via della Bufalotta 1070 – asilo convenzionato con Roma Capitale – chiude dopo un iter di controlli istituzionali che hanno portato ad una determina di revoca della concessione, tra perplessità e proteste delle famiglie di bambini e inevitabili decisioni da parte dell’amministrazione.

Ma vediamo quale percorso ha portato a chiudere a febbraio la struttura educativa. Vista l’importanza del tema che non era mai stato ufficialmente trattato in Municipio, l’11 febbraio la Commissione scuola si è riunita su richiesta del consigliere di Sinistra Civica Ecologista (SCE) Simone Filomena. Oggetto della Commissione, presieduta dalla Presidente Nastassja Habdank, è stata quindi l’informativa di tutti i passaggi tecnici che hanno portato alla inevitabile chiusura della struttura da parte degli uffici municipali. Presenti perciò per una ricostruzione puntuale degli eventi la Direttrice del Municipio Roma III Patrizia Di Nola e il Direttore della Direzione socio educativa del III Paolo Palmucci, nonché l’Assessora alle Politiche educative Paola Ilari.

Il Direttore Palmucci ha iniziato ricordando che l’asilo nido “Parco dei Bambini” Montessori è un asilo convenzionato, autorizzato al funzionamento grazie alle determine municipali del 2005 e del 2016 (quest’ultima ne consentiva l’aumento di capienza). Dall’estate del 2025, a seguito di un esposto pervenuto alla polizia locale, è iniziata un’attività ispettiva e di controllo da parte degli organi deputati (ispettorato edilizio della direzione tecnica, nucleo edilizio della polizia locale, i servizi ASL di igiene e sanità pubblica) che a più riprese hanno effettuato una serie di sopralluoghi.

Al termine di tali controlli, la direzione tecnica ha emesso (ad agosto 2025) una comunicazione di avvio di procedimento nei confronti del soggetto gestore e della proprietà, contestando una serie di difformità edilizie, sia nell’area esterna sia all’interno dei due fabbricati. E’ stato concesso- sia al proprietario che al gestore della struttura – un termine per presentare controdeduzioni ma durante questo periodo non c’è stato alcun riscontro da parte degli interessati. Trascorsi inutilmente i termini, è stato perciò emesso (4 novembre) un provvedimento di ingiunzione di demolizione e ripristino in relazione agli abusi riscontrati.

Parallelamente sono stati effettuati anche una serie di controlli da parte della ASL, che ha rilevato una serie di irregolarità sul piano della salute, dell’igiene e della sicurezza, stilando un verbale in cui evidenziava tutte le carenze rilevate. A seguito di consegna del verbale da parte della ASL, il Municipio ha conseguentemente avviato l’iter per la decadenza della convenzione, avviato il 10 novembre, inviandone comunicazione al soggetto gestore e concedendo ulteriori 20 giorni per eventuali controdeduzioni. In questo periodo sono stati fatti comunque degli incontri di confronto con la società gestrice, che ha presentato una memoria il 28 novembre evidenziando gli interventi che stavano ponendo in essere per rispondere alle criticità rilevate, interventi che però sono apparsi irrilevanti rispetto alla mole di difformità rilevate.

Va infatti detto che, tra le criticità principali rilevate da ASL, risultava la difformità dello stato dei luoghi rispetto alle planimetrie allegate alla richiesta di nullaosta del 2005, diverse criticità igieniche sanitarie tra cui gli infissi in ferro-vetro non di sicurezza, la presenza di pannelli di plastica sulle pareti in materiale non ignifugo, l’impianto di areazione che serve l’area sonno non funzionante, scarsità di igiene generale e la presenza di materiali accatastati. Palmucci ha sottolineato che le contestazioni sono tutte legate agli impianti e allo stato di igiene e sicurezza, e non al servizio pedagogico ed educativo, che invece ai vari controlli è risultato di buona qualità con valutazioni sempre positive.

In ultimo, la ASL ha fornito una risultanza delle attività ispettive, con un verbale in cui si evidenziava una violazione dell’articolo 55 della norma sull’igiene nei luoghi di lavoro, informando il 23 gennaio che i nullaosta del 2005 e del 2016 erano per questo motivo da intendersi decaduti, poiché per la ASL non esistono più. Con la decadenza dei nullaosta della ASL, infatti, viene a mancare un elemento essenziale per concedere l’attuazione del servizio.

Il Municipio ha di conseguenza adottato un provvedimento di decadenza dell’autorizzazione (30 gennaio), provvedimento adottato sulla base della legge regionale 7/2020. La società Parco dei Bambini ha inizialmente presentato un ricorso al TAR contro la decadenza dell’autorizzazione, ricorso che in seguito è stato ritirato.

Sulla base di tutti questi elementi, la Direttrice Di Nola ha sottolineato che il municipio non aveva elementi per poter procedere con valutazioni discrezionali sulla possibilità di emettere o meno questa determinazione dirigenziale, perché ad oggi la struttura presenta ancora difformità edilizie, mancate certificazioni, carenze procedimentali (ad esempio la mancata autorizzazione sull’uso degli spazi esterni, su cui loro formano il loro modello pedagogico).

Si poteva anche immaginare di soprassedere momentaneamente sugli aspetti procedimentali, ma il nodo centrale è che con la decadenza dei pareri igienico-sanitari il municipio non poteva fare altrimenti, perché un asilo nido non può assolutamente esercitare la propria funzione in assenza di questi pareri favorevoli“. La Di Nola ha detto anche che la ASL, interpellata sulla questione, ha confermato che tali pareri devono considerarsi decaduti, e che quindi ci si è trovati di fronte alla chiusura della struttura come un atto dovuto.

La Direttrice ha inoltre aggiunto che il provvedimento di revoca poteva essere anche adottato precedentemente, dal momento che tra le contestazioni della ASL c’erano anche le condizioni della cucina, motivo per cui la società ha dovuto chiudere la cucina ed appaltare un servizio di catering esterno – cosa che non è assolutamente ammessa dalla convenzione – cui va aggiunto che molte delle altre contestazioni non sono state risolte perché servirebbero lavori di tipo strutturale che non sono possibili con la presenza dei bambini.

Inoltre, poiché la struttura nasce con delle situazioni di abuso su cui sono state chieste delle sanatorie che non sono ancora arrivate a conclusione di procedimento, la società non può effettuare lavori di adeguamento su una struttura che ancora risulta non sanata. Infine, aver perso i nullaosta sanitari ed essendo decaduta la convenzione, l’asilo si trova a non poter più operare in deroga alla nuova legge del 2020 (che consentiva vincoli meno stringenti per gli asili già esistenti), rendendo così necessario l’adeguamento alle nuove norme che risultano ancora più restrittive delle precedenti.

Per l’assessora alla scuola Paola Ilarila decisione da prendere è stata difficile perché non si trattava di chiudere un esercizio commerciale, ma un servizio educativo 0-6, quindi ci siamo mossi cercando di non causare, per quanto possibile, traumi ai bambini e disagi alle famiglie. Con questa logica si è cercato di interloquire coi vari soggetti coinvolti, spesso in modo complesso per l’assenza del soggetto proprietario. Nel momento in cui però ci si è trovati davanti ai pareri ASL, le difficoltà dei bambini sono andate in secondo piano rispetto ai problemi di mancata sicurezza dei bambini stessi“.

Ilari ha ricordato che in presenza di una situazione di carenze oggettive, i direttori – di concerto con assessore e dipartimento scuola – hanno preso delle decisioni che potevano portare esclusivamente alla revoca della convenzione.

A quel punto abbiamo incontrato i genitori e in quella assemblea abbiamo detto che eravamo a disposizione, dopo aver fatto una mappatura delle possibilità nelle altre strutture educative, per far trasferire i bambini nelle strutture disponibili, sia pubbliche che convenzionate, cercando soluzioni anche per i bambini iscritti non in convenzione ma da privati” ha concluso la Ilari, che ha aggiunto “Abbiamo dovuto prendere una scelta difficile perché, nonostante la pressione dei genitori che ci chiedevano di non chiudere, per noi la sicurezza era prioritaria rispetto alle difficoltà che si potevano creare“.

Il consigliere Simone Filomena, che aveva chiesto la convocazione della commissione per fare chiarezza, durante la seduta ha evidenziato che “la decadenza autorizzativa era un atto dovuto, perché non si poteva soprassedere ulteriormente.

Devo però sottolineare che come parte politica siamo stati deficitari, perché solo oggi (11 febbraio) veniamo a conoscenza ufficialmente del problema in commissione. La commissione avrebbe potuto giocare un ruolo nella ricerca di una soluzione che potesse andare in aiuto dei bambini e delle famiglie, soprattutto verso quelli che oggi hanno un problema immediato di ricollocazione.

Filomena ha inoltre aggiunto ad abitarearoma.it che “in una comprensibile diatriba tra il volere e le necessità dei genitori e gli obblighi dell’amministrazione, la salvaguardia fisica dei bambini è la cosa principale, motivo per cui l’Amministrazione ha l’obbligo di tener conto delle norme di sicurezza più che delle pressioni delle famiglie. Ma, come già detto in commissione, devo però aggiungere che noi, come parte politica, siamo stati tagliati fuori da qualsiasi dialogo tra genitori ed assessore, mentre avremmo potuto partecipare attivamente al percorso, magari ideando ed offrendo soluzioni che potevano portare al minimo disagio nei confronti delle famiglie coinvolte.

Di tenor simile anche la consigliera M5S Marina Battisti, presente anche lei in commissione, che ad abitarearoma.it ha dichiarato ” Come Municipio noi dobbiamo vigilare assolutamente affinché i bambini e le bambine vivano la scuola nella maniera più sicura possibile; d’altro canto il Municipio si è impegnato molto affinché tutti i bambini potessero avere una ricollocazione sia per l’aspetto del convenzionato che è più di nostra competenza, sia per i bambini che frequentavano l’asilo in maniera privata.

Quello che chiediamo come movimento cinque stelle è l’audizione più frequente dell’equipe interispettiva municipale – organo reso di nuovo operativo dopo un altro caso dubbio denunciato durante il Covid proprio dal M5S – che è un organo formato da professionisti dall’Asl, dalla polizia locale e dalle istituzioni municipali e crediamo fortemente che il lavoro che porta avanti possa servire per supervisionare tutti quegli aspetti che devono rendere sicura la scuola per i bambini

A nostro giudizio, la lettura degli avvenimenti che dall’esposto hanno portato – a seguito dei controlli – al provvedimento di decadenza della convenzione per mancanza dei presupposti igienico sanitari ci porta a dire che l’amministrazione non poteva comportarsi diversamente. E’ assolutamente chiaro il disagio delle famiglie che, a metà anno scolastico, si trovano a dover affrontare delle difficoltà tecniche dovute al ricollocamento in altre strutture, come chiara può essere la difficoltà di bambini in età 0-6 a doversi immediatamente riadattare in una nuova struttura.

Ma altrettanto chiaro, e secondo noi prioritario, è il fatto che una struttura che offre un  servizio pubblico, destinata ad accogliere bambini, debba essere un luogo dove sia per motivi infrastrutturali che igienico-sanitari i bambini non siano quotidianamente sottoposti a rischi di diversa natura.

Se il Municipio avesse deciso, su pressione dei genitori, di non chiudere la struttura e – a seguito di una delle criticità rilevate – fosse successo qualcosa di più o meno grave ai bambini, quale sarebbe stato il giudizio unanime della società civile? Che il Municipio non aveva fatto il suo dovere nel preservare i bambini o che invece aveva fatto bene a tenere aperto per non recare disagi alle famiglie? Ora però, come abbiamo plaudito la scelta dell’amministrazione, ci aspettiamo che la stessa amministrazione si adoperi prontamente – e come più volte promesso – per risolvere i problemi di ricollocamento di tutti i bambini (anche dei privati) per non sembrare un soggetto che applica le norme ma poi non tiene conto delle concrete difficoltà dei cittadini.


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