

Opere dalla collezione Pino Pascali alla Galleria Nazionale d'Arte Moderna
La Galleria Nazionale d’Arte Moderna ha voluto ricordare il settantesimo compleanno di Pino Pascali, che sarebbe dovuto ricorrere il 19 ottobre di quest’anno, organizzando per l’occasione nei suoi saloni centrali la mostra della collezione Pino Pascali, inaugurata il 15 ottobre e che si può visitare fino al 27 novembre, per ribadire il suo pregio artistico ancora vivo. Per mettere al centro le diverse fasi creative di Pascali, che mettono in evidenza la sua originalità di invenzione, di forme e di spazi, sono state presentate 16 opere dalle collezioni, eseguite dal 1964 al 1968.
Le opere di Pino Pascali, "ricca collezione", furono donate dai genitori alla sua morte alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e furono accolte nel 1969 quando una vasta retrospettiva era stata dedicata all’artista dalla Soprintendente Palma Bucarelli. Le opere di Pino Pascali si possono ammirare in importanti musei e collezioni italiani e internazionali, tra i quali: il Centre Georges Pompidou di Parigi, il Museum Moderner Kunst Stiftung Ludwig di Vienna, l’Osaka City Museum of Modern Art, la GAM di Torino, il MACRO di Roma, la Pinacoteca Provinciale di Bari.
Le opere vengono presentate da Livia Velani, completate dalla proiezione di filmati, tra i quali uno inedito dal titolo "Trentadue mq di mare circa" realizzato dalla regista Giuliana Gamba. Interessanti anche i filmati pubblicitari e le interviste di Pascali realizzati con Sandro Lodolo. Pascali, nato a Polignano a mare(Bari), giunse a Roma nel 1955 e da qui si può far partire la sua prima fase del lavoro che termina nel 1965 con l’exploit artistico nell’ormai mitica galleria "La Tartaruga" di Plinio de Martiis a Roma, che gli permise di entrare nell’ufficialità della storia dell’arte. Nel 1954 consegue il diploma all’Accademia di Belle Arti di Napoli, per poi iscriversi l’anno dopo all’Accademia di via di Ripetta di Roma.
Questi anni sono molto importanti per la sua formazione, lo vediamo applicato ai corsi di scenografia di Toti Scialoja e, già impegnato nel mondo cinematografico e televisivo, fin dai primi incarichi presi per caso, per poi passare a quelli più impegnativi. Il padre dell’artista ricorda questi anni in modo preciso e così scrive: "Pino attraversò un periodo di inquietudine, sacrificando la sua libertà, accettò di collaborare nel quadro artistico della INCOM, indi nella direzione artistica della "Saraceni Cinematografica Pubblicitaria" a Roma, ed infine e per quattro anni al Centro di Produzione RAI-TV di Roma, via Teulada, quale aiuto scenografico dello STUDIO UNO 4".
Pascali riesce ad introdurre la sua estrosità in un linguaggio che sarà poi quello della comunicazione futura, dimostrando grande facilità nel programmare nuove invenzioni, facendo uso di tanti e diversi materiali, che si possono riscontrare ancora nelle scenografie televisive di cartapesta. C’è chi lo ricorda presso la libreria Feltrinelli nel 1965, presentato da Giorgio De Marchiis nella collettiva "Realtà dell’immagine" quando realizza una messa in scena, con frutta e bottiglie di plastica su rotelle semoventi dentro un teatrino, che dà l’idea di un Pedro Almodovar ante litteram.
Lo stesso Pascali durante un’intervista di Carla Lonzi, puntualizza l’equivalenza tra il materiale usato come archetipo e l’importanza del comporre: "…uno si fa un abito perché ci sono le stoffe, non è che tu crei la stoffa, tu hai un mondo ben preciso intorno a te, come i negri quando devono fare una scultura usano un pezzo di pelle di zebra e un pezzo di legno, usano quello che hanno intorno e così noi, capisci, però il problema sta nel mettere queste cose insieme, e lì che si determina il proprio spazio e quindi la propria immagine".
Eliseo Mattiacci lo ricorda così mentre era al suo lavoro: "Dovessi dire la cosa che più mi piaceva in Pino metterei in primo luogo questa, la capacità di usare le sue mani, quelle mani grosse, dure e sporche per trasformare le idee…". Dal 1958 lo vediamo sempre impegnato per la RAI e nel 1959 realizza i disegni e le tecniche miste delle Vedute di porti, Navi, Studio di porti, Vascelli vichinghi, Nave pirata che si ricollegano alla scenografia del Conte di Montecristo, dei Promessi Sposi, de I tre Moschettieri, di Via col vento e dei Il Fornareto di Venezia e dell’Odissea che rappresentano la serie della "Biblioteca di Studio Uno" dove lui svolge il lavoro di aiuto scenografo di Cesarino di Senigallia.
Nel 1959 realizza il primo spot il "Vestito Monti" per la INCOM e contemporaneamente esegue il filmato del "Brigante Mussolino". Gli viene affidata la commissione dalla Lodolo Saraceni Cinematigrafica per i sedici caroselli Algida. Nel 1961 vince il secondo premio al Festival Nazionale di Trieste con il filmato dal titolo "Che esposizione", a colori che aveva realizzato per la Lodolo Saraceni che aveva ottenuto l’appalto dalle Ferrovie dello Stato. Il primo premio al Festival Nazionale di Trieste lo vince nel 1962 per I Killers, trailers con mafiosi italo americani. Durante quest’anno lavora per la Curcio Editore, fa lo spot per il caffè Camerino e le copertine per le riviste "Qualificazione" dell’INALP. Poi negli anni che seguono sono molti gli spot cinematografici che lui realizza. La produzione degli ultimi tre anni fu in continuo sviluppo: Pascali pratica l’happening nel 1965, ripensa ad una preistoria di mito (serie dei Dinosauri), ricorda una Puglia rurale a lui cara (Attrezzi), infine, per la Biennale del 1968 ricrea il mondo con l’artificio in opere di peluche o lana d’acciaio (Liane, L’arco di Ulisse).
Gli elementi che contraddistinguono l’arte di Pascali sono: memoria e forma, ironia e invenzione fantastica; e 32 mq di mare circa, opera tra le più note ne è testimonianza: una superficie d’acqua a riquadri, plastica liquida, tanto evocativa quanto finta. "L’acqua colorata… è una sostanza che tutto sembra fuorché acqua. E’ rigida, è smalto, è vernice metallizzata" (C. Brandi).
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