Passeggiata di Ognissanti

Da Pietralata-Monti del Pecoraro al Quarticciolo, al parco di Tor Tre Teste, a Tor Sapienza, a Tiburtino III a Pietralata
Vincenzo Luciani - 2 Novembre 2020

A proposito di sanità territoriale, il 31 ottobre 2020, sono andato a fare un’analisi all’addome (tutto a posto, non state a preoccuparvi) fino a Casetta Mattei (metro B, non superaffollata, tutti con mascherina – era sabato –  fino a Eur Magliana e poi, dopo attesa di un quarto d’ora, bus 771 non affollato, con giro panoramico a Magliana, Portuense e Trullo e poi un tratto di circa 500 metri fino al Policlinico don Di Liegro, dove, dopo congrua attesa, ho svolto le analisi e ricevuto l’esito confortante.

Questo esordio sanitario deriva dal fatto che il primo di novembre – Ognissanti, e auguri a tutti di buon onomastico! – mi sono incamminato verso la fermata del 451 davanti alla stazione della metro B Ponte Mammolo (circa un km a piedi) e non ho potuto percorrere il mio solito sentiero per giungere al piazzale, perché era tutto sbarrato. Infatti da alcune settimane questa zona è diventata, dopo essere stata riadattata a Drive-in Covid Ponte Mammolo.

E così, da un male talvolta nasce un bene, è stata finalmente risanata dal suo degrado quest’area. Come ricorderete in questa zona sorgevano cabine e bagni scassati e depredati del parcheggio di scambio e lasciati in uno stato vergognoso dalle amministrazioni che si sono succedute in questi anni, compresa l’attuale per ben quattro anni! Ora la zona è stata risanata quindi in parte… solo grazie al Covid. Vergogna!

Farmacia Federico consegna medicine

Quindi – poiché è stato chiuso il più rapido passaggio che ero solito imboccare e che conduceva al piazzale e poi alla metro – precedentemente invaso da ingombranti – son dovuto passare attraverso il grande parcheggio a pagamento e ho scattato una foto o due alle macchine in coda per fare i tamponi e da lì ho raggiunto il bus 451 (non molto affollato). Prima della partenza ho fotografato sorridente questa scritta sul muro davanti alla fermata dei bus: “Enea era un migrante”. Un’incontestabile verità!

Desideroso di incontrare qualche vecchio amico, ho preferito fare in bus la prima parte della mia passeggiata lungo la Togliatti fino all’altezza di via Molfetta, dalla quale ho proseguito a piedi verso il mio amato parco di Tor Tre Teste, quasi certo di trovare in particolare Antonio Cassano e il “grupazzo” di Quarticciolo.

E infatti così è stato e con Antonio ci siamo stretti con cautela in un abbraccio in memoria del nostro amico Luigi Giuliano, di recente morto a causa del Covid, e in ricordo del quale Antonio sta organizzando un incontro tra noi amici podisti.

Ho incontrato anche Maurizio Bazzoffi con il quale abbiamo ricordato una memorabile Maratona estrema a Collelongo in Abruzzo, nella quale egli si lasciò trascinare da qual pazzo presidente dell’Atletica del Parco che ero io. Abbiamo ricordato, come fosse ieri, che Maurizio, giunti in cima alla montagna, diede sfogo a tutto il suo entusiasmo gridando: “Campioni del mondo! Campioni del mondo!”, ignaro delle difficoltà che lo attendevano nella ripida discesa finale (con sassi instabili) verso il traguardo finale (1.000 metri di dislivello in 7 km circa e che in precedenza avevamo fatto in salita!).

Oggi abbiamo anche parlato delle nostre cartelle cliniche, comprese le sventure sanitarie di Antonio Raso (altro amico ultramaratoneta incrociato lungo i viali) che con il suo buonumore napoletano ci ha parlato di una sua recente disavventura sanitaria in cui, in preda a una febbre per tre giorni, è stato posto davanti ad una scelta di questo tipo: “Se ti portiamo in ambulanza, rischi di rimanere dentro alla stessa nel caso che non troviamo il posto in ospedale” oppure resti a casa e aspetti che ti sfebbri con gli antibiotici. E naturalmente Antonio, a collo storto, ha preferito rimanere a casa…

E questo, per rimanere nel tema della sanità territoriale che – atto di fede – oggi ce la dovrebbero assicurare le forze politiche, quelle stesse, praticamente tutte, che a turno che ci hanno regalato la sua distruzione negli ultimi 20 anni almeno.

Nel frattempo è sopraggiunto Salvatore Gullo, un amico gentile e garbato, denominato “il marciatore” con il quale ho completato il giro del parco di Tor Tre Teste.

Dopo aver salutato Salvatore, sono entrato nell’impianto di atletica e ho sorbito un caffè ed espresso la mia solidarietà ai gestori dell’impianto grazie i quali questa struttura è un’attrattiva del Parco. Salutandoli li ho spronato a tener duro!

Indirizzandomi verso via di Tor Tre Teste sono passato davanti al Giardino dei Demar tristemente chiuso e ho pensato alle difficoltà dei miei amici gestori del parco giochi alle prese con spese ingenti senza introiti.

A mio rischio e pericolo – e tuttavia fotografando un bel Casale, e in questa zona ce n’erano tanti una trentina di anni fa – ho percorso il tratto di via di Tor Tre Teste (praticamente senza marciapiedi e con vegetazione selvatica prorompente e incolta fin quasi dentro la carreggiata) che porta fino alla rotonda della Prenestina bis (ora viale Enzo Ferrari).

Anche qui numerosissimi erbaggi, anzi erbRAGGI (scusate il neologismo, ma serve ad indicare le piante, in questo cso non commestibili per l’uomo) che si sono diffuse nell’era Raggi). A profusione e protetti, vedi foto.

Più avanti ho osservato con tristezza il tratto della via Prenestina Antica, abbandonata e con erbacce in crescita che ricoprono il basolato. Una vergogna a cielo aperto, mentre si continua a blaterare di valorizzazione dei resti romani e di riqualificazione e rigenerazione della periferia…

Attraversata la via Prenestina, ho percorso via di Tor Sapienza con i suoi bar aperti e la gente in strada in gran parte con maschera e precauzioni di distanza. In un bar, con molto piacere, ho visto in bacheca alcune pagine del nostro giornale conservate dall’associazione ciclistica Tor Sapienza.

Prima di arrivare in piazza De Cupis ho fotografato la scuola Gesmundo con la sua alta torre. Poi sono sceso lungo la Collatina all’altezza di via degli Armenti e ho chiamato dalla recinzione del suogiardinetto di casa il mio amico e vice presidente storico dell’Atletica del Parco Lugi Garbati che questa volta non mi ha invitato ad entrare e io ho compreso che la paura lo ha spinto ad agire così.

Ho conversato con lui, così dalla recinzione, delle solite cose che ci diciamo quando ci incontriamo, sempre più di rado, ho poi salutato sua moglie Luigina e lui, con l’augurio di incontrarci una volta sconfitto il Covid… chissà quando.

Mi sono incamminato in via Sansoni (che dalla Collatina conduce al campo nomadi di via Salviati) nella quale ho fatto un selfie in cui sono ritratto sotto un arbusto che sopravanzava di molto la mia testa spingendosi in alto verso i due metri ed oltre.

Il marciapiede di destra si presentava pieno di erbacce e rovi mentre sull’altro ho notato quattro scale di servizio e di accesso alle baracche e in cima alla salita ho incrociato i vigili urbani nella loro postazione sul lato opposto all’ingresso del campo di via Salviati dove giocavano un gruppetto di bambini senza nessuna precauzione (ho notato un cartello con la dicitura: IO NON ò (sic) PAURA DEL VIRUS.

Poi ho camminato tutta via Salviati, con stanchezza crescente ma anche con tanta rabbia e sconforto per lo stato assolutamente indecoroso in cui è precipitato in questi ultimi anni di amministrazione Raggi l’antico Acquedotto Vergine e sul quale dopo il servizio pubblicato sul mio profilo facebook dedicherò uno specifico articolo.

La depressione maggiore deriva poi dalla consapevolezza che nessuno troverà modo e maniera di risollevare questa nostra periferia abbandonata, della quale comunque noi di Abitare a Roma continueremmo a documentare i fatti e i misfatti.

Ho voluto concludere positivamente la passeggiata con questa immagine del parchetto di via Tondi,  ben rasato e tornato a splendere ed è ora in attesa di tanti bimbi e non solo dei numerosi cani di zona e relativi padroni.


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