

L'autore, giornalista professionista, è stato tra l'altro direttore di Abitare A dal 1987 al 1991
Una piacevolissima sorpresa: Mario Relandini ha pubblicato alla fine del 2005 Pater meus (Editore Il Filo, pp.. 104, Euro 13,00) un racconto giudicato dalla critica commovente e storicamente interessante – sullo sfondo degli anni sconvolgenti della seconda guerra mondiale.
Mario Relandini è nato a Roma il 6 luglio 1935. Laureato in Giurisprudenza, è giornalista professionista e collabora attualmente con quotidiani e riviste. E’ stato tra l’altro direttore del mensile Abitare A dal 1987 al 1991. In precedenza è stato redattore capo dell’Avanti, direttore di numerose riviste di politica, economia e costume, coordinatore ed ospite fisso di trasmissioni in tv private, docente di corsi in giornalismo.
Relandini ha iniziato a scrivere poesie e racconti fin dall’età di sedici anni, ma solo da due anni è stato affascinato dall’avventura di dare alle stampe le sue opere vecchie e nuove.
Il racconto Pater meus è arrivato tra i finalisti della 14ª edizione del «Premio Firenze» e della 13ª edizione del Premio Letterario Internazionale «Trofeo Penna d’Autore» di Torino.
La trama.
L’orrore della guerra visto attraverso gli occhi di un bambino, i giochi, i sogni e le illusioni, i piccoli grandi problemi quotidiani uniti drammaticamente a eventi spesso incomprensibili. L’amore, la devozione, il rispetto. Tutto questo è Pater meus, memorie di un settantenne che, in un momento di defaillance non solo fisica, rivive nella propria mente spezzoni di un’infanzia segnata dalla Seconda Guerra Mondiale, dai bombardamenti e dalle SS, tanto terribili quanto affascinanti ai suoi occhi di bambino.
Su tutto si staglia, forte della sua umanità, la figura del padre del protagonista e sua unica certezza, esempio da seguire e amico con cui trascorrere indimenticabili momenti. Cupi, già in nuce, il dolore per la sua morte, per la perdita della propria volontà di vivere; il senso doloroso dell’abbandono; l’impatto crudele con la maturità. Pater meus è, appunto, un’invocazione, una preghiera laica a un padre, in solitudine, a inseguire una speranza, ancora, ora, dopo oltre cinquant’anni.
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