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Pelonzi contro sfratto Istituto centrale per il restauro

L’Iscr rischia di essere sfrattato dalla sua sede storica perché i Frati Minimi non vogliono rinnovare il contratto di locazione

Anche il Consigliere comunale Giulio Pelonzi, vice presidente della Commissione Cultura al Comune di Roma, si unisce all’appello dell’Istituto Superiore per la Conservazione e il restauro «perché nell’immediato – dice – sia scongiurato l’annunciato sfratto da Palazzo Borgia, e in tempi rapidi sia individuata una sede idonea ad ospitare l’Istituto, i laboratori scientifici, la scuola di formazione e il grande patrimonio di documenti e strumentazioni oggi custodito nella sede storica».
L’Istituto centrale per il restauro, emanazione del Ministero dei Beni Culturali, rischia infatti di essere sfrattato da palazzo Cesarini Borgia, sede che occupa dal 1939, anno in cui è stato fondato da Cesare Brandi, entro la fine del mese di febbraio perché l’Ordine dei Frati Minimi, proprietario dell’immobile, ha deciso di non rinnovare al ministero il contratto di locazione ormai scaduto.

I frati sono stati irremovibili, sia davanti alla proposta del Mibac di restaurare gratuitamente l’adiacente chiesa dell’ordine, proposta contrattuale ritenuta insoddisfacente perché prevedeva di stipulare un contratto per sei anni, rinnovabile ex lege per altri sei, a fronte di un esiguo aumento del canone (da 120 mila a 250 mila euro, ndr) e della promessa, non trasfusa in un obbligo giuridico secondo i frati, di provvedere al restauro della chiesa di san Francesco di Paola, sia di conseguenza di fronte alla richiesta dell’Istituto di attendere il termine della ristrutturazione dell’ex carcere femminile nel complesso monumentale di San Michele, che dovrebbe accogliere la nuova sede dell’Iscr entro il 2013. Nemmeno le 1750 firme raccolte tramite un appello on line al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano sono riuscite a convincere i frati minimi a trovare un esito diverso a questa vicenda.
Dunque ora incombe la necessità di trovare nuovi spazi con tutte le problematiche che ne conseguiranno, come ad esempio quello dei dipendenti e dei professionisti al servizio dell’Istituto superiore per la conservazione e il restauro, lo spostamento di numerosi e costosi macchinari utilizzati nei restauri o quello delle opere e dei beni raccolti fino ad oggi dall’Istituto.

«Esprimo la mia solidarietà a questi professionisti – continua Pelonzi – che con il loro lavoro, da più di 70 anni, hanno conquistato e fatto conquistare al nostro Paese un ruolo di primo piano nel settore del restauro in tutto il mondo e che rappresentano una delle più prestigiose istituzioni italiane. Sottolineo il mio personale impegno affinché questa vicenda non sia oggetto della solita demagogia politica in campagna elettorale – conclude – ma che trovi una risposta immediata, certa e soprattutto definitiva. È necessario un attivo e immediato coinvolgimento di tutte le Istituzioni a livello centrale e locale perché il futuro di questo importante Istituto e dei tanti professionisti che ci lavorano non sia incerto». 

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