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Piano Casa Roma: stop in Regione ai “bandi speciali” per le case ex Enasarco

In Commissione Bilancio alla Pisana, la maggioranza di centrodestra ha respinto gli emendamenti proposti dal centrosinistra per modificare la normativa sull’edilizia residenziale pubblica

La partita sull’emergenza abitativa a Roma si sposta dai banchi del Campidoglio a quelli della Regione Lazio, trasformandosi in un nuovo terreno di scontro politico.

In Commissione Bilancio alla Pisana, la maggioranza di centrodestra ha respinto gli emendamenti proposti dal centrosinistra per modificare la normativa sull’edilizia residenziale pubblica, bloccando di fatto il tentativo di rafforzare il piano di acquisizione degli immobili ex Enasarco.

Un colpo non marginale per la strategia del sindaco Roberto Gualtieri e dell’assessore Tobia Zevi, che puntavano su quell’operazione per incrementare significativamente il patrimonio di case popolari entro il 2027.

Al centro della contesa c’è l’acquisto di oltre mille appartamenti, una manovra che continua a dividere politica e cittadini, soprattutto nei comprensori misti dove convivono assegnatari e proprietari privati.

Gli emendamenti respinti

Per provare ad attenuare le tensioni e rendere più sostenibile l’intervento, il centrosinistra aveva messo sul tavolo una serie di modifiche, presentate attraverso i consiglieri di Italia Viva.

Tra le proposte, l’innalzamento del tetto ISEE fino a 45mila euro per includere anche quella fascia di popolazione esclusa dalle graduatorie tradizionali, oltre all’introduzione di bandi mirati per categorie specifiche come giovani coppie, forze dell’ordine e donne vittime di violenza.

Altro punto chiave, la possibilità per il Comune di anticipare le spese condominiali, evitando così il rischio di morosità e tensioni nei palazzi interessati dall’operazione. Tutte misure che però non hanno trovato il via libera della maggioranza regionale.

Lo scontro politico

A guidare il fronte del “no” è stata Laura Corrotti, esponente di Fratelli d’Italia, che ha definito l’intero piano “oneroso e poco trasparente”, accusando il Campidoglio di voler scaricare sulla Regione le conseguenze di scelte amministrative discutibili.

Di segno opposto la posizione del Partito Democratico, con Yuri Trombetti che ha difeso il progetto, sostenendo che gli strumenti per procedere esistono già e accusando il centrodestra di alimentare tensioni sociali per ragioni politiche.

Nel mezzo, il tentativo di mediazione dell’assessore Zevi, che ha parlato apertamente di un cortocircuito istituzionale: ciò che era stato condiviso a livello comunale, secondo la sua ricostruzione, è stato poi bloccato in Regione per logiche di contrapposizione.

Il piano va avanti, ma con limiti

Nonostante la bocciatura, il Campidoglio non intende arretrare. L’amministrazione capitolina ha già fatto sapere che procederà comunque con l’operazione, sfruttando gli strumenti già previsti dalla normativa vigente.

I bandi speciali potranno essere attivati, ma senza l’estensione della soglia ISEE, mentre resta confermato l’impegno del Comune a sostenere le spese condominiali, anche in assenza di un quadro normativo regionale dedicato.

Un dossier ancora aperto

La tensione resta alta. Da una parte il centrodestra regionale insiste nel definire l’operazione strutturalmente sbagliata e invita il Campidoglio a rivedere il piano; dall’altra, il centrosinistra rivendica la necessità di intervenire con urgenza su un’emergenza abitativa sempre più pressante.

Il risultato è un braccio di ferro destinato a proseguire, mentre sullo sfondo restano le aspettative di migliaia di famiglie in cerca di una casa e le preoccupazioni di chi teme ripercussioni sul valore e sulla gestione degli immobili.

Una partita politica, ma anche sociale, che difficilmente troverà una soluzione rapida.

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