

Il ministro dell’Interno ne ha parlato apertamente dal palco della Leopolda di Firenze, nel giorno d’apertura di “Vivaio Italia”
Un ritorno deciso sul tema che, da anni, agita la politica romana e nazionale: l’occupazione abusiva di via Napoleone III all’Esquilino, storica roccaforte di CasaPound, i cosiddetti “fascisti del Terzo Millennio”.
Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ne ha parlato apertamente dal palco della Leopolda di Firenze, nel giorno d’apertura di “Vivaio Italia”, la kermesse organizzata da Italia Viva.
“Anche CasaPound verrà sgomberata. E quel momento si sta avvicinando” ha dichiarato il titolare del Viminale, rispondendo alle perplessità di parte del pubblico e rivendicando una linea di fermezza “senza colori”.
Piantedosi ha ricordato di essere stato lui stesso, da prefetto di Roma nel 2022, a inserire l’occupazione di via Napoleone III nella lista degli immobili da liberare con priorità:
“L’ho sempre detto — ha spiegato — quell’elenco è stato redatto secondo la legge. E lo posso dire perché sono stato io a farlo. Da prefetto, lo stesso giorno facevo uno sgombero ‘di destra’ e uno ‘di sinistra’. Il principio del ripristino della legalità è fondamentale: non può e non deve conoscere eccezioni”.
Il palazzo di proprietà del Demanio dello Stato è occupato da quasi vent’anni, e ospita decine di persone legate al movimento di estrema destra.
Lo scorso agosto, il ministero dell’Interno aveva disposto un censimento delle famiglie e degli individui presenti all’interno dell’edificio, un passaggio obbligato prima di qualsiasi intervento. Da allora, però, tutto sembra essersi fermato.
Alla Leopolda, Piantedosi ha voluto fugare ogni dubbio:
“Ci sono delle procedure da rispettare, una graduazione prevista dalla legge. Ma una volta completati tutti i passaggi, anche CasaPound sarà sgomberata”.
Parole che suonano come una promessa — o come un avvertimento. Il ministro aveva già ripetuto lo stesso concetto lo scorso settembre, dal palco del Meeting di Rimini, ma stavolta ha aggiunto qualcosa in più: una tempistica implicita, quella di un’azione “che si avvicina”.
Dopo anni di rinvii, tra annunci e silenzi, la partita per lo stabile di via Napoleone III sembra dunque pronta a riaprirsi.
Ma tra le cautele burocratiche e la tensione politica che l’argomento porta con sé, resta da capire se — e quando — la promessa del ministro si tradurrà in fatti.
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