

In occasione del Giorno della Memoria, al Teatro Tor Bella Monaca, incontro sul territorio con uno dei protagonisti del Novecento italiano
Il Teatro di Tor Bella Monaca, in via Bruno Cirino (angolo viale Duilio Cambellotti con via di Tor Bella Monaca), ha offerto, in occasione del Giorno della Memoria 2007, iniziative sviluppate lungo due giorni e dedicate alla riflessione sugli orrori consumati dai nazifascisti: il 27 gennaio del 1945 l’Armata Rossa apriva i cancelli del campo di sterminio di Auschwitz, rivelandoli al mondo intero.
All’interno di queste due giornate, sabato 27 gennaio, alle ore 11 nella Sala Grande del Teatro Tor Bella Monaca, si è tenuto un incontro con Pietro Ingrao, a cura dell’Associazione Papillon-Rebibbia. Con l’occasione della presentazione del suo libro-autobiografia “Volevo la luna”, l’incontro è stato inizialmente concepito come una lezione di storia rivolta ai giovani, più facilmente vittime inconsapevoli dell’oblio, per poi rivelarsi un momento di incontro con tutto il variegato territorio dell’VIII Municipio, e non solo.
Sul palco con Ingrao, Piero Sansonetti, direttore del quotidiano “Liberazione” e Gianni Borgna, presidente della Fondazione Musica di Roma, già Assessore alla Cultura, molto attivo per lo stesso VIII Municipio e per la creazione dello stesso Teatro Tor Bella Monaca. Ad aprire, il minisindaco Fabrizio Scorsoni, con parole sul significato della memoria della storia, specialmente in un momento in cui la presenza di scritte neofasciste e neonaziste sono apparse di nuovo lungo tutto il territorio del Municipio. Quindi, un accenno alla significativa operazione del Decoro Urbano e di alcune scuole del quartiere per la loro cancellazione.
Un incontro cordiale ed amichevole da parte di Pietro Ingrao, uno dei protagonisti più importanti della storia del Novecento italiano. Seduto sulla sua poltrona sul palco, i suoi quasi novantadue anni non si percepivano più quando ha iniziato a parlare, a rispondere, anche a scherzare con i suoi interlocutori, su e giù dal palco. Senza dimenticare il motivo per cui si fosse lì, senza tralasciare qualche momento di pessimismo e di amarezza per la storia che si è trovato a vivere.
Ingrao inizia con il sottolineare l’importanza dello studio a scuola della storia del secolo che ha avuto modo di attraversare con tutta la sua vita, un secolo che definisce terribile: il Novecento. Secolo che, purtroppo, l’ordinamento scolastico spesso si trova a dover affrontare poco e male e a ridosso della fine dell’ultimo anno.
Quindi, una domanda di Borgna apre la discussione: qual è stata l’adolescenza di Pietro Ingrao? Ingrao si trova immediatamente spiazzato da una richiesta del genere, troppo vasta, troppe le cose da dire, da raccontare, e caldeggia già da subito (lo ripeterà più volte nel corso della mattinata), un programma di più incontri in cui trattare i tanti argomenti nodali, del presente e del passato, che sono venuti fuori dagli interventi dei cittadini (sebbene spesso molto indisciplinati e chiassosi, al limite della polemica, ma sicuramente sintomo di un qualcosa di più profondo che ribolle).
Eppure, una cosa è sicuro di poter affermare: della sua giovinezza ricorda la crescita con i suoi amici, fratelli, compagni coetanei: per citarne qualcuno, personaggi come Antonio Amendola, Bruno Sanguinetti, Aldo Natoli, al suo fianco nella battaglia contro il nazifascismo.
Parlando di quei tempi, Ingrao non può che subito correre al ricordo, terribile, della paura della polizia fascista, con i suoi arresti e le sue torture: «La paura maggiore non era tanto la sofferenza fisica, ma la paura di non farcela e di parlare, di rivelare. Quindi la vergogna, la fine della battaglia per i nostri ideali. La paura che i nemici degli esseri umani potessero vincere… ma poi non hanno vinto. Questo lo porto dentro al cuore mio». I nemici degli esseri umani: più volte scandisce e sottolinea l’enormità della cifra di vittime – “milioni”, perché spesso non ce ne si rende neanche più conto.
Sansonetti prende la parola per chiedergli se forse la sua non sia una visione troppo pessimistica di questo secolo, visione che si riflette anche nelle pagine della sua autobiografia: il Novecento – afferma il direttore di Liberazione – è pur stato il secolo delle grandi conquiste.
«E’ vero – risponde con un pizzico di amarezza Pietro Ingrao –, Hitler e Mussolini alla fine sono stati battuti. Ma è l’ideale che portavo dentro che ha subito una sconfitta. L’Urss diventerà una grande potenza, ma la speranza di liberazione dell’essere umano e del lavoratore fallirà. E questo era il grande motivo per cui sono diventato comunista. Io sono uno sconfitto. Studiando Lenin ci dicevamo “noi cambieremo il mondo!”… e il mondo non l’abbiamo cambiato. Non c’è stata la liberazione dell’uomo dallo sfruttamento nei confronti del lavoratore e nei confronti della donna. Il libro cerca il come e il perché di questa sconfitta: dove abbiamo sbagliato».
Sansonetti prova a ribattere: eppure le conquiste sono state tante, rispetto al passato. Ingrao, sospirando, chiude il discorso con un semplice “però… non son contento”. E, allo stesso tempo, rilancia a noi la battaglia: “ora tocca a voi”.
Tanti, troppi, gli argomenti toccati, per essere discussi tutti nel giusto modo: la guerra, la pace, il ruolo degli Stati Uniti nel mondo, l’articolo 11 della Costituzione italiana (“L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo”), fino a tornare indietro nel tempo con la vicenda della rivolta ungherese del 1956, o con l’uccisione di Aldo Moro, ad esempio.
Ma la cosa che premeva di più a Pietro Ingrao era che questo incontro non diventasse un episodio singolo di riflessione e dibattito, ma il primo di una lunga serie per cui, gentilmente e disponibilissimo, si offre al territorio: che non si tornasse a casa, ognuno alla propria vita, come se non fosse successo nulla. Per darsi “una dimensione giusta”, aggiunge. Per le nuove generazioni.
Le foto presenti su abitarearoma.it sono state in parte prese da Internet, e quindi valutate di pubblico dominio. Se i soggetti o gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione, non avranno che da segnalarlo alla redazione che le rimuoverà.