

Il film sarà proiettato nella 5^ edizione di Visioni Fuori Raccordo giovedì 24 novembre 2011
Il film Poi venne la casa vera (2010 di Paolo Isaja e Maria Pia Melandri sarà proiettato come "Evento Speciale" nel corso della 5^ edizione di Visioni Fuori Raccordo giovedì 24 novembre 2011 ore 21.00 al Nuovo Cinema Aquila in via L’Aquila, 68 (quartiere Pigneto). Il film è stato presentato il 10 novembre scorso c/o il Museo audiovisivo del Movimento operaio.
Prende il via giovedì 24 novembre al Nuovo Cinema Aquila il Visioni Fuori Raccordo Film Festival, il festival cinematografico che da 5 anni indaga le periferie del nostro Paese, le sue aree marginali e le sue realtà invisibili. Una sola sezione competitiva per la quale sono stati selezionati 10 documentari. La giuria assegnerà un premio alla Migliore opera e due menzioni speciali: Memoria e Migranti. L’opera vincitrice sarà inserita nella programmazione primaverile del Nuovo Cinema Aquila.
Come di consueto il programma del Festival sarà arricchito da due Eventi Speciali Fuori Concorso durante i quali saranno presentati: Poi venne la casa vera di Paolo Isaja e Maria Pia Melandri (giovedì 24 novembre alle ore 21), documentario che ripercorre il “problema della casa” a Roma dal dopoguerra ad oggi, e This is my land… Hebron di Giulia Amati e Stephen Natanson (venerdì 25 novembre alle ore 21), un implacabile viaggio in una “terra contesa” alla scoperta degli aspetti più nobili, mostruosi e contraddittori dell’animo umano, già vincitore del Festival di Bellaria.
L’edizione 2011 si chiuderà sabato 26 novembre alle ore 22.00 con l’Omaggio ad Ansano Giannarelli, autore e regista recentemente scomparso. Per l’occasione sarà presentatoil film La ‘follia’ di Zavattini.
Poi venne la casa vera è una produzione CRT Cooperativa Ricerca sul Territorio Cinema Ricerca un film di Paolo Isaja e Maria Pia Melandri, regia, fotografia, montaggio di Paolo Isaja e Maria Pia Melandri; brani musicali tratti dalle opere del maestro Ambrogio Sparagna.
Sinossi breve
La storia del “problema casa” a Roma dal dopoguerra ad oggi, raccontata attraverso le testimonianze dirette di oltre trenta personaggi che, a vario titolo, hanno condiviso le tragiche esperienze dell’immigrazione a Roma, della lotta per la casa, il lavoro e i diritti civili, e che hanno partecipato al movimento cooperativo democratico per l’abitazione di cui fu fondatore Virgilio Melandri. Un nome dimenticato del quale oggi si riscopre il ruolo fondamentale avuto nel processo di formazione degli
organismi rappresentativi delle istanze di umanizzazione del vivere cittadino (primo fra tutti le storiche “Consulte Popolari”), per il quale si guadagnò l’appellativo di “urbanista dei poveri”.
POI VENNE LA CASA VERA – galleria immagini www.aamod.it/img/poi-venne-la-casa-vera-galleria-immagini/pgv_sg_carouseltimed_big_view
Nota degli autori
Senza tetto, né legge: una storia dimenticata
A ricercare negli archivi audiovisivi la memoria storica della situazione abitativa nella capitale nell’immediato dopoguerra, si incontrano documentari spesso d’autore, filmati di militanza politica e, soprattutto, film a soggetto, alcuni dei quali molto noti, ambientati nella cintura periferica romana, nelle borgate, nelle baraccopoli.
Ma se si vuole trovare memoria della nascita e dello sviluppo del movimento democratico e cooperativo per la casa, per il risanamento delle periferie, per il miglioramento delle condizioni di vita delle fasce emarginate e, soprattutto, conoscere la storia degli uomini che hanno inventato, in tempi certamente difficili, un modo nuovo per risolvere i tanti problemi connessi con il vivere civile nella città, allora ci si rende conto di quanto la nostra storiografia audiovisuale sia carente.
Sembra che nessuno, nel cinema o nella tv, si sia mai voluto cimentare con l’argomento o si sia provato a ricostruire ed analizzare appieno le vicende (e il lavoro) di coloro che si impegnarono a trovare modalità di soluzione dei grandi problemi connessi alla necessità di possedere una casa vera. Si parla di un tempo in cui c’erano centinaia di migliaia di persone a Roma che erano senza tetto (o se lo avevano non era di muratura), che vivevano ammassati in pochi metri quadrati, o erano sistemati in agglomerati senza acqua o luce. Di
quando non esisteva ancora una legge che promuovesse e consentisse il vivere civile a grandi masse svantaggiate spesso afflitte dalla carenza di lavoro, anche di quello precario.
Eppure il risanamento delle borgate periferiche di Roma, la eliminazione delle baraccopoli dalla skyline della città, lo sviluppo del sistema cooperativo per la costruzione di case economiche, sono eventi fondamentali nella vita della capitale, che affondano le loro radici nelle vicende storico-politiche del dopoguerra e che trovano i loro padri artefici in una serie di personaggi quasi sconosciuti ai più. Certamente si tratta di uomini e fatti che non si studiano a scuola o non fanno parte di una didattica sociale supportata dai mezzi di comunicazione di massa.
Per queste ragioni, e non soltanto per motivi di affezione – Maria Pia, uno dei due autori del film Poi venne la casa vera, è figlia di Virgilio Melandri, il fondatore delle Consulte Popolari e dell’Associazione Italiana Casa – abbiamo ritenuto importante la realizzazione di un film di ricerca che ricostruisse la storia della nascita e dello sviluppo di quelle istituzioni cittadine democratiche che, a partire del 1948, hanno contribuito all’evolversi positivo dei problemi abitativi di Roma.
Dalla nascita del Centro Cittadino per le Consulte Popolari, a quella delle associazioni per il risanamento delle borgate, l’unione dei lottisti fuori piano regolatore e degli inquilini; dalla fondazione dell’Aic alla emanazione della legge 167; dalla realizzazione dei primi complessi residenziali cooperativi allo sviluppo del movimento democratico per l’abitazione, fino alla situazione dei nostri giorni, il film racconta la storia di uomini e donne impegnati in prima fila per l’ottenimento della residena, del diritto alla casa e al vivere civile, di coloro che aderirono ai primi esperimenti di lotta e di associazionismo organizzato, dei progettisti, dei promotori, dei fautori di un programma sociale che all’epoca sembrava quasi un’utopia: la casa non più
privilegio di pochi.
Paolo Isaja, Maria Pia Melandri
La storia
La situazione alloggiativa e il tenore di vita delle classi popolari a Roma nel dopoguerra, sono descritti in termini e cifre allarmanti. Molta gente abitava in baracche o addirittura in tuguri o grotte. Ai margini della città si erano formati i cosiddetti borghetti, parenti poverissimi delle borgate già costruite in periodo anteguerra. Di frequente si vedevano intere famiglie sfruttare come ricovero le mura antiche della città.
Frequente era la denutrizione e la stessa residenza in città era vietata a coloro che, venendo da fuori, non erano provvisti di un lavoro continuativo. In questa situazione alcune persone capirono che, per risolvere problemi così vasti, era necessario creare delle forme associative che permettessero a tutti di poter partecipare ad uno sforzo comune: l’ottenimento degli elementari diritti civili e la creazione di case dignitose per coloro che non ne possedevano alcuna.
Alcuni di questi uomini intuirono quale fosse la strada da seguire per risolvere il problema. Virgilio Melandri era discendente di una famiglia di origine romagnola che aveva fatto parte della prima cooperativa bracciantile mai costituita al mondo e che, alla fine dell’800, si era trasferita ad Ostia per realizzare la grande bonifica idraulica del Delta Tiberino.
Alla fine degli anni 40, insieme a Nino Franchellucci e a Nicolò Licata, Melandri fonda a Roma il Centro cittadino delle Consulte Popolari, organismo finalizzato al coinvolgimento diretto di tutti
coloro che soffrono del basso livello di vita in borgate o baraccopoli sprovviste dei servizi essenziali, e, quindi, del mancato possesso di una casa vera. Ci si batte inoltre per fornire aiuto a
quanti sono sprovvisti dei minimi mezzi di sussistenza.
Da questo primo organismo nasceranno poi una serie di associazioni che si occuperanno specificamente dei vari problemi della vita sociale della capitale: quelli degli assegnatari delle case
popolari, degli abitanti in borgate abusive della periferia, di coloro che non possono godere della libertà di residenza, di quanti, baraccati o dimoranti in grotte e tuguri, aspirano a poter avere una casa vera. E’ la nascita di un grande movimento popolare che negli anni a seguire riuscirà a imporre alle forze politiche e al governo della città di Roma, nuove strategie per lo sviluppo della vita comunitaria.
Nel 1958 Melandri fonderà l’Associazione Italiana Casa AIC, l’ente cooperativo che sarà in grado di attuare finalmente il grande disegno tracciato in un decennio di lotte, discussioni e progetti avviati nelle borgate, nei borghetti, nelle baraccopoli della cintura periferica romana e nella sede storica di Via Merulana: una casa per tutti, costruita insieme, per mezzo del proprio lavoro e del proprio risparmio al di fuori dei costi del mercato capitalistico.
Dai primi momenti organizzativi, alla costituzione dell’AIC, dall’entrata in vigore della legge 167 fino alla lotta per la sua non facile applicazione e alla realizzazione dei primi complessi abitativi
(Pisana, Cinecittà, Spinaceto, Colli Aniene), attraverso la memoria di coloro che sono stati testimoni diretti degli eventi, si ricostruisce questo grande movimento democratico che ha
contribuito a portare a soluzione alcunie dei più gravi problemi sociali della capitale nel dopoguerra.
Il film
Note di progetto e di realizzazione
Il film è stato realizzato nel corso di cinque anni dal 2004 al 2009 attraverso un’ampia ricerca sul campo e negli archivi, come è consuetudine dei due autori Paolo Isaja e Maria Pia Melandri. Sono stati coinvolti nel lavoro molte decine di testimoni che, a vario titolo, costituiscono, l’asse narrante della storia.
Girato con più telecamere digitali leggere in contemporanea, il film ha necessitato di 12 mesi di montaggio e di edizione. Gli autori hanno realizzato da se stessi anche la fotografia, il suono e il montaggio del film.
La produzione di Poi venne la casa vera ha previsto diverse fasi di realizzazione, con la costante del coinvolgimento di quanti sono stati artefici o beneficiari della storia. Ciò è avvenuto attraverso il recupero della memoria di coloro che sono stati protagonisti o co-protagonisti o partecipanti dei fatti narrati e una indagine negli archivi di famiglia per il ritrovamento di materiali documentari relativi ai fatti di cui si parla.
Insomma gli “attori” del film partecipano all’opera di ricostruzione della storia attraverso la propria testimonianza o quella lasciata dai propri padri, per offrire una documentazione che servirà
soprattutto alle generazioni contemporanee e future, che in questo modo verranno a conoscenza di come e perché è stato ottenuto il loro attuale benessere di cittadini a pieno titolo della capitale.
Il film si avvale quindi della partecipazione di oltre 30 testimoni che hanno condiviso esperienze nel vasto movimento di idee, di proposte e di lotte in grado di realizzare, dal dopoguerra ad oggi, le aspirazioni di masse di cittadini afflitte da difficili condizioni di vita.
Le caratteristiche comuni alla maggioranza di questi personaggi, sono quelle di appartenere a famiglie immigrate nella capitale in tempi diversi, di aver vissuto una parte della propria vita in
condizioni abitative precarie e infine di aver partecipato alla grande avventura di realizzare il proprio sogno di una casa attraverso la cooperazione.
La ricerca ha fatto anche emergere una notevole mole di reperti comprendente documenti di famiglia, fotografie, film amatoriali, dei quali si è fatto ampio uso nell’edizione del film. Questi
materiali accompagnano la narrazione insieme a quelli provenienti dagli archivi cinematografici istituzionali.
Dopo molteplici esperienze nel campo del cinema di ricerca, gli autori di questo progetto hanno avuto ancora una volta conferma del fatto che negli archivi di famiglia si custodiscono spesso gli elementi più interessanti della storia, e di una storia non minore come si potrebbe pensare, bensì di tante microstorie che, insieme, scrivono una Storia. Quella da recuperare, con metodo ma anche con urgenza, prima che la testimonianza possa andare perduta o dispersa col correre delle generazioni. Il cinema documentario di ricerca e il cinema diretto, queste le forme cinema delle quali si servono Isaja e Melandri per realizzare i loro film della memoria.
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