Trascrizioni dei matrimoni gay: il Campidoglio presenta ricorso al TAR

Secondo il Campidoglio il Prefetto non ha alcuna autorità ad intervenire sugli atti di stato civile

Come era prevedibile, l’evento di qualche settimana fa che vedeva il sindaco Ignazio Marino riconoscere formalmente le unioni celebrate all’estero, ha scatenato reazioni di ogni genere. A commentare positivamente e negativamente si sono fatti avanti gli stessi cittadini, non solo romani, i mass media e anche le istituzioni.

Da una parte della barricata il Prefetto della Provincia di Roma che, lo scorso 31 ottobre, ha emesso un decreto per l’annullamento della trascrizione, nei registri dello stato civile, di quei matrimoni festeggiati il 18 ottobre 2014 in Campidoglio, che vedevano una davanti all’altra persone dello stesso sesso. Forti polemiche erano arrivate già dai membri di “Giuristi per la Vita” e dell’Associazione “Pro Vita Onlus”, con una denuncia alla Procura della Repubblica di Roma, che accusava il sindaco di inosservanza dei provvedimenti dell’Autorità. Reato previsto e disciplinato dal codice penale.

Dall’altro fronte il Campidoglio che ha provveduto, martedì 4 novembre, a far notificare, presso il Tribunale Amministrativo regionale del Lazio, il ricorso con il quale si chiede l’annullamento giurisdizionale della disposizione del Prefetto. Ricorso che si basa sulla tesi giuridica secondo cui lo stesso decreto “è stato assunto in carenza assoluta di potere e risulta comunque viziato da incompetenza, nonché da eccesso di potere sotto varie figure sintomatiche” e pertanto viene definito “palesemente nullo, illegittimo, ed errato”.

download (2)Roma Capitale sostiene la propria posizione riferendosi anche ai poteri attribuiti per legge all’istituzione prefettizia che non ha alcuna autorità ad intervenire sugli atti di stato civile né, per derivazione, di ordinare l’annullamento delle trascrizioni.

Nel caso specifico la norma prevede esplicitamente il solo intervento del Tribunale. Il documento di ricorso si fa forza anche alla mancanza di conseguenze giuridiche dell’atto del Sindaco, trattandosi di trascrizioni previste dalle norme internazionali: “non ha celebrato l’unione, non ha attribuito diritti né imposto doveri agli interessati, ma si è limitato a conferire pubblicità-notizia ad un evento, giuridicamente rilevante, verificatosi prima (rispetto al 18 ottobre) ed altrove (in altri Stati) nel rispetto dello Statuto di Roma Capitale, che impone il divieto di qualsiasi forma di discriminazione, degli ordinamenti dei Paesi in cui il matrimonio è stato contratto, nonché dalle Carte sovranazionali recepite dal nostro ordinamento”.

Alla natura dei poteri prefettizi e alle mancate conseguenze giuridiche della cerimonia, il ricorso si avvale di un’altra difformità da parte del Prefetto. Il Campidoglio contesta infatti il normale procedimento di impugnazione del decreto, adottato senza la formale comunicazione di avvio e quindi non conforme alle disposizioni della L.241/90, invocata dalla stessa istituzione. In conclusione si chiede l’immediata sospensione degli effetti del provvedimento prefettizio fino a decisione sul ricorso.

Quale sia l’esito di questa vicenda non è ancora chiaro, certo è che non sarà l’ultima delle magagne che Marino personalmente dovrà affrontare.

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