

Il consigliere del XII Municipio risponde alle domande della nostra Redazione
Fabio Pompei, consigliere del XII Municipio e Presidente della Commissione Innovazione Tecnologica è nato e cresciuto a Monteverde. Tra le sue tante passioni una, in particolare, ha caratterizzato il suo percorso formativo e politico: la tecnologia. Il connubio tra politica e innovazione ha dato vita ad una serie di iniziative, volute fortemente dal consigliere e volte a rendere il proprio territorio al pari di tante città europee all’avanguardia. Abitarearoma ha deciso di intervistarlo.

1.Uno dei suoi primi interventi da consigliere ha visto la sperimentazione nel suo municipio dell’app salvafile. Di cosa si tratta e come è andata la fase di sperimentazione?
Agli inizi dell’anno scorso ho trascorso alcune ore ad osservare gli sportelli dell’anagrafico e i processi per comprendere quali fossero le principali criticità e per iniziare ad impostare delle soluzioni concrete per migliorare e semplificare la relazione con il cittadino. Da qui è nata l’idea di fornire un servizio innovativo per ottimizzare i processi di smistamento delle file negli uffici.
Nell’ambito della commissione che presiedo abbiamo quindi convocato un’azienda di giovani che ci ha proposto un innovativo servizio elimina code fruibile da smartphone o tablet che avrebbe consentito ai cittadini di prenotare il proprio turno in fila senza recarsi in municipio ed ottimizzare quindi il tempo (conoscendo a priori l’attesa per lo sportello).
Grazie alla geolocalizzazione dei dispositivi utente, è possibile aprire l’app per conoscere le strutture più vicine che usufruiscono del servizio elimina code. Tra un elenco di opzioni si seleziona l’ufficio desiderato, si prenota il proprio turno in fila (senza spostarsi da casa), si scopre il percorso più rapido per arrivare a destinazione ma soprattutto si ottimizza il tempo conoscendo i minuti di attesa per lo sportello. Una volta confermata l’emissione del biglietto si ricevono notifiche personalizzate sull’avanzamento del proprio turno direttamente sullo smartphone.
Il software è utilizzato con successo anche da importanti università e aziende e sta portando dei risultati eccellenti. Dalle prime indagini fatte sui cittadini del territorio sono stati raccolti feedback molto positivi sul servizio; sono tanti i cittadini che hanno scaricato l’app sul proprio smatphone e che ogni giorno la utilizzano per ottimizzare il proprio tempo.
Il servizio “elimina code” non ha creato alcun canale preferenziale rispetto al tradizionale numero cartaceo. La sua facilità d’uso lo ha reso un servizio vincente portando ad una rapida e capillare diffusione dello stesso tra i cittadini.
Il Municipio XII è stato promotore di una iniziativa che, grazie al supporto dell’Assessore Leonori, è diventato realtà sull’intero territorio della Capitale.
2.Se pur con ritardo l’amministrazione pubblica si è resa conto che la tecnologia può essere applicata anche alle politiche scolastiche ed al sociale. iQ.Edit ne è l’esempio. Quali sono i vantaggi di questo approccio? Quali i possibili sviluppi futuri?
Abbiamo voluto fare una sperimentazione lavorando con l’e-learning (o apprendimento on-line) cioè utilizzando le tecnologie multimediali ed Internet per migliorare la qualità dell’apprendimento facilitando l’accesso alle risorse e ai servizi, così come gli scambi da remoto di informazioni e la collaborazione.
iQ.Edit è un innovativo software di apprendimento on-line. Il progetto è nato un anno fa nel XII Municipio di Roma Capitale da un’idea di un mio amico, padre di due ragazzi, che notava come fosse difficile per i figli studiare l’estate senza supporto del docente o senza lo stimolo dei compagni.
Con questo strumento tutti gli studenti hanno la possibilità di interagire con la piattaforma fuori dalla scuola e per il recupero di eventuali ore perse grazie all’accesso semplice e immediato al materiale didattico caricato. Video lezioni preregistrate, materiale formativo scaricabile e consultabile off-line ma anche compiti da redigere on-line.
L’applicazione consente, in tutte le fasi, una interazione, anche in tempo reale, con i propri compagni e docenti in forma virtuale senza vincoli di tempo e spazio.
La tecnologia ha, ormai, pervaso ogni aspetto della nostra vita, e parlare di nuove forme di didattica non è solo una necessità per adeguarsi alle direttive della Comunità Europea, ma una naturale evoluzione del concetto stesso.
L’obiettivo del progetto era quello di portare innovazione nelle scuole del territorio coinvolgendo da subito i futuri fruitori della piattaforma per renderli partecipi sin dalla fase di stesura dei requisiti, devo quindi ringraziare l’Istituto Federico Caffè che ha creduto da subito nell’idea che, con il giusto sostegno, avrà la possibilità di ampliarsi a nuovi perimetri.
Il progetto iQ.Edit è stato realizzato a costo zero per l’amministrazione e per la scuola grazie a delle sponsorizzazioni.
Attraverso la teledidattica si facilita la formazione continua, ma questa non è solo un complemento alla formazione tradizionale può essere infatti utilizzata come percorso didattico rivolto ad utenti con difficoltà di frequenza in presenza.
Un concetto che iQ.Edit enfatizza è quello dell’insegnamento “rovesciato” applicando quella tecnica che si sta sempre più diffondendo oltre oceano e che negli USA chiamano la Flipped Classroom (classe ribaltata).
In ambito educativo con “classe ribaltata” ci si riferisce ad una forma di apprendimento ibrido che trasforma il sistema di apprendimento tradizionale fatto di lezioni frontali, studio individuale a casa e interrogazioni in classe, in un rapporto docente-allievo tipicamente gerarchico.
L’insegnamento capovolto nasce dall’esigenza di rendere il tempo-scuola più produttivo e funzionale alle esigenze di un mondo della comunicazione radicalmente mutato in pochi anni. La rapida metamorfosi indotta dalla diffusione del web ha prodotto un distacco sempre più marcato di una grande parte del mondo scolastico dalle esigenze della società, dalle richieste del mondo delle imprese e dalle abilità e desideri dei discenti e delle loro famiglie. Si è osservato anche che gli interessi degli studenti nascono e si sviluppano, ormai, sempre più all’esterno dalle mura scolastiche.
L’insegnamento rovesciato risponde a questo stato di cose con un lavoro a casa che sfrutta appieno tutte le potenzialità dei materiali culturali online e un lavoro a scuola che consente di applicare, senza ristrettezze temporali, una didattica laboratoriale.
iQ.Edit si pone come strumento per superare le barriere fisiche e sociali e a breve verrà avviato un progetto oltre i confini nazionali grazie alla collaborazione con Anidan Italia ONLUS.
Anidan è una realtà indipendente nata nel 2002, che si occupa dei bambini abbandonati o in gravi difficolta nell’Arcipelago di Lamu in Kenya grazie alla realizzazione di una casa famiglia e di un ospedale pediatrico.
Dal 2012 Anidan ha dato vita al progetto Musica per Lamu, un percorso sviluppato in collaborazione con l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia mirato alla formazione musicale dei ragazzi della casa di accoglienza.
Nel 2013 e nel 2014 si sono realizzati, sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica e con il Patrocinio di Roma Capitale, due concerti presso l’Auditorium Parco della Musica nei quali i bambini dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia hanno suonato insieme ai ragazzi della Junior Band di Anidan.
Musica per Lamu per il 2015, ha deciso, grazie alla piattaforma iQ.Edit, di sviluppare un progetto di formazione a distanza. Attraverso iQ.Edit si potrà realizzare un programma di educazione musicale ampio e interattivo in cui i ragazzi di Lamu saranno in contatto con docenti e musicisti, riuscendo ad avere accesso ad un percorso educativo difficilmente realizzabile attraverso i canali tradizionali di formazione.
La tecnologia non ottimizza solo la vita dei cittadini ma può anche essere un mezzo per abbattere le barriere sociali e diventare così parte di un processo di inclusione.
3.Lei fa parte del movimento Retake che si sta espandendo in tutta Italia e sta ripulendo le città dal degrado. Qual è il motivo di questo successo? Quali sono state le iniziative realizzate nel territorio?
Quando mi sono avvicinato al movimento Retake eravamo in pochi, si trattava di una delle tante iniziative in rete ma aveva una peculiarità: non si limitava a segnalare, agiva! La forza di Retake è che si autoalimenta, ogni volta che scendiamo in strada con i volontari la gente ci guarda, ci parla, ci ringrazia e ci chiede come può aiutarci, ogni giorno cresciamo, oggi contiamo più di 20000 contatti solo su Facebook e ci sono tanti eventi in tutta la città e non solo, siamo a Milano, a Bari, nella provincia di Roma e quotidianamente riceviamo richieste di adesioni di nuovi gruppi da ogni parte d’Italia.
Retake non è solo un modo per riprenderci la città dal vandalismo ma è anche un modo per riprenderci la città e i suoi spazi in una visione sociale più ampia, quando scendiamo in strada ci conosciamo con il nostro vicino che solo salutavamo, capiamo che casa nostra non è solo tra le pareti domestiche ma è anche il cortile, il marciapiede o il piccolo parco giochi di prossimità. La città è dei cittadini e Retake è anche un modo di viverla.
Retake è passione per la città ma anche un messaggio: non solo divieti ma anche e soprattutto un invito all’arte, quella vera. I graffiti, se realizzati con l’autorizzazione del proprietario dello spazio, possono essere ritenuti vere e proprie forme di espressione artistica. Degradare edifici privati o spazi pubblici con tag o disegni, invece, è vandalismo.
Sono diversi gli interventi di decoro urbano che ho organizzato sul territorio da quando ho deciso di aderire al progetto Retake, vorrei citare quelli che hanno coinvolto anche altre realtà perché credo che solo grazie alla partecipazione di tutti sia possibile ottenere risultati concreti.
In occasione della giornata mondiale della salute mentale, nata per accrescere la consapevolezza su questioni di salute mentale, sul territorio del Municipio Roma XII abbiamo organizzato evento di contrasto al degrado urbano che ha coinvolto gli ospiti della comunità Villa Letizia – una importante realtà operante da anni nella zona.
Villa Letizia è una residenza terapeutica riabilitativa nata con l’obiettivo di realizzare un programma articolato di interventi di promozione della salute mentale, di prevenzione, di individuazione precoce e trattamento dei disturbi psichici agli esordi nell’adolescenza e nella prima età adulta. Uno dei valori della struttura, oltre alla centralità degli utenti e dei familiari è proprio quello del coinvolgimento del territorio e del contesto sociale.
Attori principali del Retake sono stati gli ospiti di Villa Letizia e i cittadini volontari, che si sono impegnati a cancellare scritte dai muri, a rimuovere adesivi abusivi e a riqualificare il verde per restituire alle strade del quartiere il loro decoro originale.
L’iniziativa si è conclusa il giorno seguente con un evento interno a villa Letizia che ha aperto le porte ai cittadini per far conoscere le attività della struttura e le importanti iniziative che ogni giorno i volontari, i medici e gli operatori portano avanti con impegno e tanta passione.
La seconda iniziativa è un progetto di riqualificazione del territorio romano partito con l’artista americana Chistine Finley e seguito della collaborazione con la designer italiana Giorgiana Velluti.
A maggio l’artista americana ha realizzato un intervento nella zona di Testaccio trasformando un armadio stradale telefonico, messo a disposizione dall’azienda Telecom Italia, in un’opera d’arte. A luglio, in zona Porta Portese, Giorgiana Velluti, artista romana specializzata in interior design, grazie al recupero di vecchie fotografie della compagnia telefonica e con l’ausilio di particolari vernici e tecniche miste, ha dato nuova vita all’armadio e lo ha infine protetto con del gel resinato resistente a calore, acqua e graffi. L’espressione della sua opera è un viaggio nella storia, la storia della comunicazione. Dai primi telefoni, alle nuove tecnologie. Dall’analogico al digitale per arrivare alla velocità della fibra ottica. Un viaggio tra passato, presente e futuro raccontato dalle immagini di attori, personaggi e oggetti che hanno fatto la storia di Roma e dell’Italia.
Telecom Italia con i propri “armadi stradali” diffusi capillarmente sul territorio romano garantisce i servizi di fonia, dati e connessioni ultrabroadband per clienti privati e aziende. Tali strutture, pur periodicamente mantenute, sono spesso vittime di forme vandalismo.
Uno dei prossimi obiettivi è dotare queste nuove opere d’arte di tecnologia; ad esempio con l’applicazione del QR code (codice a risposta veloce leggibile con un qualsiasi smartphone), direttamente sulle loro superfici, sarà possibile collegarsi a un portale informativo contenente dettagli sull’opera stessa, sulla zona e su molte altre informazioni utili a residenti e turisti. L’utente potrà vivere così un’esperienza artistica completa e informatizzata.
Un progetto, quindi, che non si limita alla sola battaglia al degrado urbano, ma che si amplia con la riqualificazione del territorio e la promozione dell’arte di strada.
4.«Dietro il Ponte Bianco non c’erano case ma tutta una immensa area da costruzione, in fondo alla quale, attorno al solco del viale dei Quattro Venti, profondo come un torrente, si stendeva calcinante Monteverde». Come non ricordare Pasolini che cita il quartiere. Ultimamente, però, destano molte preoccupazioni le voragini che si sono aperte sul suolo, anche su Ponte Bianco. L’opposizione chiede verifiche ma il Municipio esclude che il sottosuolo di Monteverde sia a rischio. Lei che ne pensa?
Su questo tema sono già stati avviati dei controlli che hanno evidenziato varie situazioni e non una sola causa: porzioni di materiale di diversa consistenza e densità rispetto ai terreni circostanti, stress causato dal passaggio di intenso traffico di macchine e mezzi pesanti, rottura di tubature. Ritengo sia fondamentale un’accurata diagnosi del terreno per escludere che esista un reale rischio per la sicurezza, la strategia deve vedere coinvolti tutti gli attori interessati. Il Municipio e l’Assessorato competente si sono già attivati in tal senso.
5.Come si immagina Monteverde tra 10 anni? Ed il suo futuro politico?
Monteverde è e resterà un luogo speciale perché chi ci nasce o transita, anche per brevi periodi, resta legato alle sue tradizioni, alle sue strade e alla sua gente.
Il futuro politico lo vedo legato al territorio e alle persone, il mio desiderio è quello di continuare a mettere a disposizione le mie conoscenze e le mie competenze, acquisite nelle esperienze come manager in Italia e all’estero, con l’obiettivo di migliorare la nostra comunità giorno dopo giorno. Il mio impegno inoltre insisterà nella promozione di iniziative dedicate ai più giovani. Nell’ambito didattico ad esempio, continuerò a collaborare per individuare le migliori strategie per contribuire alla realizzazione di percorsi formativi moderni, al passo con i tempi e che facilitino l’accesso al mercato del lavoro anche in un’ottica internazionale.
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