

Il 28 giugno in 5.000 per protestare a Roma contro il precariato
In almeno 5.000 hanno partecipato, giovedì 28 giugno, alla prima POP Parade, manifestazione indetta daglli operatori e dalle operatrici del sociale che lavorano in condizioni di precarietà.
Forti di un settore, il cosiddetto “Terzo” legato a chi opera assistenza sociale e sanitaria, che ne conta in diverse migliaia, rivendicano la “precarietà” di un impiego che spesso li vede annoverare tra le file di Cooperative Sociali che ben poco garantiscono sia dal punto di vista salariale che di condizioni lavorative: in particolare, sulla spinta di alcune situazioni “esplose” come nel caso delle cooperative Arca di Noè e Capodarco, si denuncia la “normale” prassi che vede l’operatore e l’operatrice svolgere mansioni di alta professionalità, come l’assistenza a disabili di ogni gravità, senza nessun adeguamento salariale e garanzia di assunzione regolare e continuativa.
La lotta portata avanti dalle tante persone aderenti alla Pop Parade è l’apice di una denuncia riguardante i diversi sfruttamenti che si nascondono sotto le diciture Sociale e Volontariato che spesso accompagnano il nome di cooperative ed associazioni: un vero e proprio specchio per fisco e ispettorato lavorativo per nascondere vere e proprie aziende in grado di produrre alti profitti per i soli soci fondatori ed aggirare le norme di assicurazioni contrattuali a danno dei dipendenti.
Erano tante le realtà romane che hanno aderito alla Pop Parade: Angelo Mai, Autorganizzati del 3’ settore, Acrobax, U.S.I., LiberEspressioni, Coordinamento Lotta per la casa, Comitato d’Occupazione Magliana ’80, Corto Circuito, R.D.B., … Un corteo colorato e festoso che con ironia e consapevolezza ha sfilato per le strade del centro romano sino a confluire con i tanti carri allegorici nella piazza antistante il Colosseo: musica a tutto volume per far da sfondo alle tante voci che si sono alternate ai microfoni; voci degli stessi operatori ed operatrici che raccontavano la quotidianeità vissuta in un sistema che strozza la fantasia, la tranquillità e la dignità. E di persone che hanno voglia di contaminarsi con le esperienze di precarietà lavorativa che trova negli affetti, nella serenità e nella dignità degli effetti negativi perpetui e senza soluzione di continuità: Roberto G., uno dei tanti operatori accorsi alla Pop Parade: “… Lavoro da un anno in una cosiddetta Cooperativa Sociale: tanti dipendenti e pochi “Capi”, anche se poi formalmente siamo tutti soci: svolgiamo lavoro di assistenza domiciliare a persone svantaggiate: 500 euro al mese per 21 ore lavorative a settimana; contratto di un anno. E come se non bastasse da un anno seguo un corso regionale a pagamento per proseguire questo lavoro. Il solito sistema che si alimenta di sè stesso: ti pago poco ed in più mi paghi la formazione.”
Quella di Roberto, insieme alle esperienze di Luciano, Claudia, Dario, Matteo, Federica,… tante voci per raccontare la stessa realtà fatta di acrobazie e salti mortali, contratti atipici ed affitti impossibili, con la “sensazione” di trovarsi di fronte ad una connivenza mal velata istituzioni-cooperative unite nel nome del Profit più spietato e rampante.
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