Presentato il libro Abitare A 20 anni (1987-2007), di Giovanni Verardi e Vincenzo Luciani al Centro Commerciale Primavera

Nel volume le cronache dei quartieri dei municipi di Roma est, attraverso gli articoli e le foto più significativi. Una sintesi degli interventi
di Catia Cencini - 26 Novembre 2007

Il libro Abitare A 20 anni. 1987-2007 (Edizioni Cofine, 2007, 20 euro) è stato presentato il 24 novembre presso il Centro Commerciale Primavera, in viale della Primavera 194.
Oltre agli autori Giovanni Verardi, giovane giornalista pubblicista delle ultime leve di Abitare A e laureando in Giurisprudenza e il direttore del mensile Vincenzo Luciani, hanno preso parte all’evento il primo direttore dello stesso Mario Relandini (giornalista e scrittore); Emilio Gardini e Chiara Mellina del dottorato di ricerca del Dipartimento di Sociologia e Comunicazione dell’Università La Sapienza e il presidente del VI municipio Teodoro Giannini.
All’incontro hanno presenziato lettori vecchi e nuovi ed inserzionisti del giornale, numerosi redattori e collaboratori del mensile e del giornale on line Abitare a Roma, personalità del mondo della politica e della cultura.
Lo stesso giorno è stata inaugurata anche la mostra: Un giornale e i suoi quartieri (1987-2007), vent’anni dei quartieri di Roma est attraverso articoli e foto del mensile Abitare A), in esposizione presso il Centro Commerciale in viale della Primavera 194 fino al 2 dicembre 2007.

Il volume contiene vent’anni di cronache dei quartieri dei municipi di Roma est, rivisitati in 98 concise e dense pagine, attraverso gli articoli più significativi, le foto-documento che rappresentano una testimonianza di prim’ordine di eventi della Roma periferica dagli ottanta del Novecento fino ai primi sette anni del nuovo Millennio.
“La sua redazione è durata un anno intero. – ha affermato tra l’altro Vincenzo Luciani – e il merito principale va al tenace Giovanni Verardi che con me ha selezionato e revisionato i testi ed a mia moglie Rosa Valle per la cura pignola con cui ha scelto le foto più significative e per la grafica accattivante del libro. Mi auguro che i tanti amici del nostro giornale sappiano premiare questo sforzo, acquistando il libro e facendone dono a se stessi ed ai loro amici, magari come strenna natalizia.”

Ai partecipanti all’incontro è stato fatto omaggio del libro che può essere acquistato al costo di 20 euro incluso la spese di spedizione attraverso il conto corrente postale n. 34330001 intestato a Cofine srl via Vicenza 32 – 00185 Roma o tramite e-mail a cofine@poetidelparco.it.
Oppure presso le seguenti librerie: Rinascita (largo Agosta, 36); Arethusa (viale della Primavera 93/101); Lauri (via dei Faggi 64/68).
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Gli interventi

Fresco Market
Fresco Market

Vincenzo Luciani ha ricordato come nel giugno del 1987, data di nascita del giornale, aveva 40 anni ed era disoccupato. “Fortunatamente – ha proseguito – ero molto determinato e dopo alcuni mesi di buio totale, avevo deciso cosa fare: realizzare un giornale di quartiere, facendo di me stesso capitale, attingendo alle mie capacità giornalistiche e imprenditoriali. Ebbi la fortuna di trovare compagni di viaggio e collaboratori ugualmente determinati, di trovare inserzionisti disposti a scommettere sul successo della nostra iniziativa editoriale e di avere da subito un grande riscontro nel pubblico dei lettori. Il libro è costituito da una fotocronaca fedele, anno per anno, di cosa è accaduto nei nostri quartieri e di quali cambiamenti sono intervenuti nel tessuto sociale, edilizio, urbanistico, ecc. Il giornale era ed è fazioso perché il suo punto di vista parte dalla periferia e giudica gli avvenimenti dall’angolo di visuale della periferia. E da questo punto di vista denuncia, rivendica diritti, profonde impegno civile per dare il proprio contributo a far migliorare le cose. Insomma rappresenta la periferia che lavora, che contribuisce e che quindi esige rispetto, non richiede concessioni graziose: anche questa parte di città è Roma, periferica ma sempre Roma. Abitare A è indipendente, perché si autofinanzia con la pubblicità di tanti piccoli “padroni”, gli inserzionisti che da oltre 20 anni gli consentono di uscire regolarmente.” Luciani ha infine ringraziato gli inserzionisti, i collaboratori sia quelli più stretti, sua moglie Rosa Valle che cura l’amministrazione e grafica che il figlio Enzo, direttore del sito abitarearoma.net e tutti gli altri “ai quali non abbiamo mai chiesto di che partito fossero, ma di scrivere articoli, senza farcelo conoscere attraverso i loro articoli”.

Giovanni Verardi, 23 anni, ha osservato che, quando nasceva Abitare A aveva solo tre anni e che quindi la materia trattata nel libro del quale è coautore ha rappresentato in larga parte una scoperta dei fatti di Roma e della periferia della Capitale. Il lavoro è stato molto duro e faticoso. Ha comportato la lettura di qualcosa come 11 mila articoli che poi sono stati sintetizzati per racchiudere un percorso lungo 20 anni in nemmeno 100 pagine. “A libro ultimato, la sensazione che provo – ha confessato – penso sia paragonabile a quello di una donna dopo un laborioso parto. Naturalmente sono fiero del prodotto che risente della maestria di Vincenzo Luciani e Rosa Valle.”

Dopo di lui Mario Relandini, giornalista e scrittore, nonché primo direttore di Abitare A ha ricostruito sinteticamente le esaltanti fasi della nascita e della prima crescita del giornale ed ha manifestato la sua gioia nel riscontrare dopo 20 anni l’eccellente stato di salute di una testata che incomincia ad essere “storica”. “Tutto questo è frutto della tenacia della famiglia Luciani e dei collaboratori, ai quali tutti auguro lunghissima vita e sempre maggiori successi.”

Emilio Gardini e Chiara Mellina del dottorato di ricerca del Dipartimento di Sociologia e Comunicazione dell’Università La Sapienza hanno portato il saluto dei professori Ferrarotti e Macioti che, impossibilitati a partecipare, hanno voluto essere presenti tramite i loro collaboratori impegnati in un lavoro di rivisitazione dei quartieri di Roma dopo oltre trentacinque anni dalla precedente e fondamentale inchiesta di Franco Ferrarotti. Gardini e Mellina hanno sottolineato il contributo dato da Abitare A alla conoscenza delle problematiche dell’ultimo ventennio di Roma.

Di Carlo Moretti, redattore di Repubblica e da giovanissimo giornalista di Abitare A, è stato letto un breve messaggio in cui si afferma: “Per poterci sentire dentro il respiro della storia, quale distanza dobbiamo mettere tra noi e la cronaca? Sono sufficienti venti anni? Forse sì, forse venti anni è proprio la giusta misura. Era il 1987, scrivevo per Abitare A e credo che allora mi guidasse un po’ di presunzione. In un articoletto descrivevo un fatto, nella colonna accanto trasformavo quella storia in un sonetto: al di là del risultato, spesso claudicante, covavo dunque la convinzione che nella cronaca fosse già presente il respiro di una storia, un tratto importante e netto da incidere in modo indelebile. Come nel marmo. Era presunzione. Ho così recentemente riletto quelle storie e quei sonetti con il terrore che potessero farmi l’effetto di una vecchia foto che non vorremmo mai rivedere. Invece no, ho riso molto, mi sono commosso, mi sono ricordato di facce, di suoni, persino di odori. Sono storie mie, che ho vissuto e che ho scritto io, per questo su di me hanno questo formidabile potere. Ora chissà che effetto fanno agli altri. Comunque è stata una bella sorpresa: ognuno di noi dovrebbe tenere un diario, perché la cronaca, anche minima, la piccola cronaca, prima o poi diventa storia. È un pezzo della nostra storia e grazie a questo libro oggi la possiamo rivivere.”

Infine il presidente del VI Municipio Teodoro Giannini ha affermato: “Venti anni di vita per un giornale locale sono tanti, sono un’eccezionale eccezione, perché di giornali con ambizioni di rappresentare le problematiche locali ne nascono tanti, ma durano poco. Le ragioni sono spesso di natura economica, ma se si considera solo quest’aspetto non si spiega il fenomeno, la verità è un’altra ed è conseguente al fatto, che queste esperienze nascono intorno a singoli problemi o a particolari situazioni. Nel momento in cui i problemi si risolvono o si esauriscono le situazioni, il giornale perde interesse e conseguentemente i finanziamenti. La forza e la durata di Abitare A sono, nella capacità, mai venuta meno, di stare sopra i problemi, suscitare il dibattito, proporre soluzioni, senza essere di parte, ma dalla parte di tutti i cittadini. Questo fatto, semplice da enunciare è difficilissimo da realizzare e per farlo sono necessarie delle qualità importanti, quali l’onesta intellettuale, l’intelligente lettura dei fenomeni sociali e una solida professionalità. Tutto questo non è mancato a questo giornale e credo che ringraziando il fondatore del giornale Vincenzo Luciani e con lui tutti quelli che hanno contribuito a finanziare, scrivere e diffondere il giornale, io interpreto il pensiero di tanti e tanti cittadini, che hanno sostenuto, letto e condiviso le sue battaglie o maturando la consapevolezza che per risolvere i problemi è necessario l’impegno di tutti. Questa lezione di Abitare A è stata un seme che ha germogliato, ha fatto nascere altre esperienze, ma soprattutto ha contribuito a migliorare i quartieri insieme alle persone che ci vivono.”


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