A conclusione della manifestazione dell’Arbor Day 2007, il 24 marzo presso la Biblioteca Gianni Rodari in via Olcese 28 è stato presentato il libro
Esplorazioni urbane, proposte di itinerari fuori dagli schemi usuali, realizzato con i volontari Arianna, Sara e Luca, impegnati nel Progetto “Periferia verde” ed a cura del VII municipio. Il libro è disponibile presso il Centro di Educazione ambientale di via Olcese 28.
Del volume, densissimo di itinerari, foto, notizie storiche dei quartieri del VII e di notizie e foto sulla flora e sulla fauna, in particolare del Parco Alessandrino Tor Tre Teste qui di seguito pubblichiamo la bella Premessa che lo introduce.
“Le città rappresentano un tipico modello di sistema ambientale a mosaico in cui i tasselli sono definiti dalla tipologia di edificato e di verde” (1). Infatti il territorio cittadino si presenta frammentato con zone edificate isolate e zone verdi separate tra loro.
La caratteristica di un simile paesaggio è, conseguentemente contraddistinta dalla carenza di zone di connessione tra le varie parti, eterogenee tra loro, che facilitino il passaggio da un ambiente ad un altro.
Se l’ecosistema urbano si differenzia fondamentalmente da quello naturale per l’elevata densità della specie umana, (
antropocenosi) (2) non debbono, comunque, essere dimenticate le numerose specie animali, che, a causa di un fenomeno di inurbamento attivo o passivo, si trovano a coesistere con l’uomo.
Tra queste specie le prime che soffrono della frammentazione sono le specie non alate che si vedono costrette in zone isolate senza la possibilità di uscirne, se non attraversando strade ad alto scorrimento e, di conseguenza, rischiose.
Oggi, gli sforzi mirati alla conservazione della biodiversità nell’ambito della pianificazione del territorio sono legati all’ individuazione e allo sviluppo di queste “zone di passaggio”, corridoi biologici, che mettano in relazione ambienti diversi ma ricchi di elementi naturali.
Il territorio del Municipio VII, come il resto della città, appare frammentato: ognuno di questi frammenti è caratterizzato da tipologie ambientali specifiche (biotopi); i biotopi possono svolgere la funzione di connessione con altre tipologie ambientali simili.
In mancanza di corridoi di comunicazione anche la specie umana si limita, in questo caso volontariamente, in aree ristrette circondandosi di confini: a volte fisici ma più spesso mentali, economici e culturali che tendono a chiudere piuttosto che aprire nuovi passaggi.
Questo opuscolo rappresenta per gli ideatori un tentativo, un esperimento di apertura verso parti di territorio vicine ma al tempo stesso lontane perché separate: separate da limiti amministrativi, limiti urbanistici, limiti sociali.
Gli itinerari proposti in questo volume non vogliono solo fornire informazioni su alcune particolarità del nostro territorio ma essere uno stimolo per il lettore ad osservare ed interpretare criticamente la città in cui vive.
I temi trattati nei capitoli che seguono sono solo il passo iniziale del viaggio che per continuare e completarsi necessita di tutta la fantasia del visitatore, motivato dalla curiosità della scoperta.
Il titolo del libro del libro nasce, dunque, con l’intento di favorire la fruizione del territorio da parte dei suoi cittadini proponendo cinque itinerari alternativi alle strade carrabili ed offrire, inoltre, la possibilità di osservare gli spazi verdi urbani con altri occhi: come luoghi indispensabili per talune specie di animali selvatici a compiere alcune tappe del proprio ciclo biologico (percorrenza) e in qualche caso offrire la stanzialità (persistenza).
Una analisi dei fatti mostra che la mobilità, oggi a Roma, traducendosi nel trasporto su gomma che utilizza gli assi viari consolari con una direzionalità centro-periferia, (centripeta- centrifuga) rappresenta un limite fisico, spesso insuperabile, per la specie in estinzione del pedone metropolitano.
Il trasporto su gomma impone a chi viaggia un paesaggio che per ripetitività risulta essere di qualità estetica inferiore al paesaggio offerto al viandante che, procedendo a piedi, osserva un territorio articolato e ricco di informazioni in cui la dimensione temporale del camminare produce pensieri e riflessioni anziché inquinamento e stress.
La pratica del percorso esplorativo attraverso i pieni e i vuoti urbani è modalità d’espressione e necessario strumento di conoscenza delle trasformazioni in atto e degli assetti territoriali: è riscoperta della dimensione del viaggio all’ interno della città.
Agli occhi inquieti di questo nuovo modello di viaggiatore- esploratore il territorio così fortemente antropizzato (in cui la mano dell’uomo è intervenuta trasformandolo) si presenta ricco di contraddizioni, composto di zone tendenti al caos in cui insediamenti abusivi fronteggiano siti archeologici e tracciati d’alta tensione, autostrade, intersecano acquedotti romani, moderne rovine industriali offrono riparo a flora e fauna.
Questo paesaggio contaminato restituisce al cittadino il titolo di viaggiatore. come coloro che in passato partivano alla ricerca di un altrove esotico, spinti dalla curiosità di conoscere luoghi inediti, contraddittori, ed essere spettatori di drammi che in taluni casi tendono a comporsi in naturali armonie.
La conoscenza del territorio e della sua storia crediamo rappresenti la condizione necessaria affinché le barriere fisiche (gli assi viari, i vuoti) non si tramutino in barriere ideologiche creando inevitabilmente aggressività verso l’altro da sé: un solco, un muro ma anche una strada, se dividono, ci portano a credere di nonessere legati agli stessi luoghi e di appartenere, dunque, a due realtà differenti, a due periferie diverse.
In un mondo globalizzato si sente più forte la necessità di scambiare cultura ma perché questo avvenga è necessario avere innanzitutto qualcosa da condividere: la propria identità culturale intesa come valore radicato, la propria dimensione locale territoriale intesa come rampa di lancio e non un limite invalicabile.
La storia di una società che abita un territorio è inscindibile dal contesto ambientale in cui si è sviluppata e, dunque, il paesaggio con le sue modificazioni diventa teatro, rappresentazione di ciò che una civiltà è riuscita a concretizzare."
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