

Fatti e misfatti di maggio 2013
Presidenze di Commissione 1
“Il pdl Francesco Nitto Palma – alla quarta votazione – è stato infine eletto presidente della Commissione giustizia al Senato”.
Accordo raggiunto con il Pd? No: il Pd, anche se con l’arma della scheda bianca, ha continuato a sparargli contro come consigliato dal suo senatore Corradino Mineo. Ma Francesco Nitto Palma, alla fine, è passato ugualmente. E – come si sa – tutto è bene quel finisce bene. Anche se “meno amici di come prima”. Ancora amici, però. Tanto da mandare in “tilt” Beppe Grillo il quale, utilizzando tutto il vocabolario delle parole più volgari, non ha atteso neppure un minuto prima di mitragliare il Pd, il Pdl, i presidenti delle Commissioni eletti, gli accordi raggiunti per eleggerli, il sistema di elezione, tutto il mondo, quasi l’universo intero. Ma almeno, per fortuna, si è salvato suo nonno.
Presidenti di Commissione 2
“Sarà poi Daniele Capezzone – sempre dopo accordo Pd-Pdl – il presidente della Commissione finanze e tesoro alla Camera”.
Ma, prima di accordarsi su di lui e prima di votarlo, qualcuno ha provato a proporgli, almeno, l’addizione due più due e ha accertato che rispondesse proprio quattro?
Presidenti di Commissione 3
“Sarà invece Roberto Formigoni – questo l’esito delle votazioni concordate con il Pd – il presidente della Commissione agricoltura al Senato”.
Viene però da chiedersi “alla Di Pietro”: ma che c’azzecca Roberto Formigoni, sempre molto vicino e attento al mondo della sanità, con il mondo dell’agricoltura? Due, forse, le spiegazioni plausibili. La prima: le assegnazioni delle Presidenze di commissione – e questo sarebbe molto grave e darebbe ragione, in un certo senso, a Beppe l’urlatore – vengono fatte non tenendo conto delle conoscenze e delle esperienze, ma solo per assicurare una poltrona qualsiasi a qualche “trombato” da sistemare. La seconda: l’assegnazione della presidenza della Commissione agricoltura del Senato a Roberto Formigoni – e questa sarebbe una specie di perfidia – è stata fatta per far capire, all’ex Presidente della Regione Lombardia, che per lui, ormai, è giunto il tempo di non sottrarre più le sue braccia dove davvero servono.
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